Jodie Foster: “Con ‘True detective’ si avvera un sogno, le serie sono la mia passione. Ho 61 anni ma il fuoco non si spegne in un mondo che ci vorrebbe in scadenza a 40 anni”
di Silvia BizioLOS ANGELES – Era gennaio del 2013, quando – a cinquant’anni – Jodie Foster diventava la più giovane artista a ricevere, dalla stampa estera dei Golden Globes, il prestigioso Cecil B. DeMille Award alla carriera. In quell’occasione disse: “E ora vi svelo un segreto, una cosa che non avevo mai detto prima”. Pausa, silenzio. Ciò di cui aveva deciso di parlare era la sua storia di star bambina e quanto fosse stato duro crescere sotto i riflettori. Oggi, 61 anni, Jodie Foster è protagonista della quarta, attesa stagione di True detective, la serie iniziata dieci anni fa, nel 2014, con la prima, acclamata stagione, protagonisti Matthew McConaughey e Woody Harrelson. E coprotagonista – insieme a Annette Bening - di Nyad, storia vera della nuotatrice che per prima ha attraversato il tratto di mare che separa la Florida da Cuba senza protezione per gli squali.
Jodie Foster e Kali Reis in una scena di 'True detective -…
LOS ANGELES – Era gennaio del 2013, quando – a cinquant’anni – Jodie Foster diventava la più giovane artista a ricevere, dalla stampa estera dei Golden Globes, il prestigioso Cecil B. DeMille Award alla carriera. In quell’occasione disse: “E ora vi svelo un segreto, una cosa che non avevo mai detto prima”. Pausa, silenzio. Ciò di cui aveva deciso di parlare era la sua storia di star bambina e quanto fosse stato duro crescere sotto i riflettori. Oggi, 61 anni, Jodie Foster è protagonista della quarta, attesa stagione di True detective, la serie iniziata dieci anni fa, nel 2014, con la prima, acclamata stagione, protagonisti Matthew McConaughey e Woody Harrelson. E coprotagonista – insieme a Annette Bening - di Nyad, storia vera della nuotatrice che per prima ha attraversato il tratto di mare che separa la Florida da Cuba senza protezione per gli squali.
Jodie Foster e Kali Reis in una scena di 'True detective - Night country'
Nella quarta stagione di True detective, titolo Night Country, su Sky e Now dal 15 gennaio, Foster lavora accanto a Kali Reis, sei episodi scritti e diretti da Issa Lopez, una storia ambientata in Alaska che ruota intorno alla scomparsa di otto uomini che lavorano alla Tsalal Arctic Research Station, svaniti senza lasciare traccia. A risolvere il caso vengono chiamate le detective Liz Danvers (Foster) ed Evangeline Navarro (Reis), costrette a scavare anche dentro se stesse per far emergere le verità sepolte nel ghiaccio. Foster torna alla serialità dopo quasi cinquant’anni: da quando, nel 1975 lavorò, ragazzina, alla sitcom Mayberry R.F.D.; nel 1976, a soli 13 anni, venne scritturata da Martin Scorsese per il ruolo della baby-prostituta di Taxi Driver (nomination come migliore attrice non protagonista). E iniziò una carriera da Oscar, due per la precisione, come attrice protagonista (per Sotto accusa dell’89 e per Il silenzio degli innocenti del ’92). La incontriamo a Los Angeles: vive a Malibu, in una splendida villa davanti all'oceano.
‘True detective’ l’ha riportata alle atmosfere noir de ‘Il silenzio degli innocenti’. L'attrice ne 'Il silenzio degli innocenti', 1992
“E’ vero. E’ una serie che ho amato fin dall’inizio, non dico che sia cominciata lì la passione per le serie, c’era già stata House of cards, ma diciamo che ha segnato l’inizio della mia dipendenza dalle serie, la mia abitudie al binge watching che da allora ho molto praticato e perfezionato. Sono attrice, regista, ma sono soprattutto una spettatrice incallita”.
E’ la sua prima serie come protagonista dal ’75. Matthew McConaughey e Woody Harrelson nella prima stagione di 'True detective'
“Ne sono sorpresa anche io, ho vissuto per decenni nel cinema ma ora mi sembra che la vera narrativa appartenga alla serialità, vengono realizzati ottimi prodotti che ti danno l’opportunità di esplorare e approfondire il personaggio senza diventare schiavo del genere. Con True detective, per me, si è avverato un sogno. E Issa è in assoluto la regista con cui più ho amato lavorare. E’ una benedizione quando trovi una persona che capisce come tu possa rendere al meglio, e lei lo ha fatto con me”.
Anche se, immaginiamo, in modo diverso rispetto a una produzione cinematografica. Kali Reis e Jodei Foster in una scena di 'True detective - Night country'
“Sì, perché l'estensione narrativa che ti danno sei episodi di un'ora ciascuno ti consente di portare altre voci, personaggi e trame rispetto alla narrativa cinematografica. Va anche detto che per la tv avevo diretto e prodotto parecchie cose, non è che per me sia un mezzo del tutto sconosciuto… Quello che mi ha colpito, di True detective, sono le differenze tra le due protagoniste, due donne agli antipodi, una tutta d'un pezzo e l'altra costantemente sull'orlo dell'esaurimento. Bello anche girare in Islanda, era lì il nostro Alaska, una terra splendida”.
Una terra che tira fuori l’istinto di sopravvivenza...
“…che è un elemento molto presente nella serie con tutto il dolore, la sofferenza che porta con sé, possiamo solo immaginare quanto sia difficoltoso vivere in regioni così ostili, quante persone non ce l’abbiano fatta di fronte alla violenza di una natura così brutale. Se ti si rompe la macchina, o finisci la benzina, puoi morire da un momento all’altro. Paradossalmente penso che sia proprio questa la ragione per cui la gente viene attratta da quei luoghi, come fosse una sfida. La durezza ambientale penetra nel tessuto narrativo della storia che abbiamo raccontato”.
E’ stato difficile girare in quelle condizioni climatiche?
“Non c’è dubbio. Lavorare di notte, illuminare la neve… Ma gli dei sono stati dalla nostra parte. C’era la neve quando avevamo bisogno di neve, e un clima più quieto quando abbiamo avuto bisogno di quiete. Abbiamo girato in una miniera dove la temperature di notte scende a 23 gradi sotto zero, e questo non può non incidere sul tuo modo di recitare. Anche il contatto con le culture locali ci ha aiutato, perché alcune tradizioni e credenze permeano la storia: come la convivenza con i defunti, quell’idea che camminino con noi…”.
Ha trovato qualche analogia tra il suo personaggio e la Clarice Sterling de ‘Il silenzio degli innocenti’?
“No, non credo che le due figure siano paragonabili, quel che si può dire è che anche in questo caso il genere, un thriller con echi horror, viene esplorato attraverso un’indagine delle psicologie dei protagonisti”.
Lei sarebbe una buona detective?
“No, sarei terribile: sono miope e non mi accorgo quasi di nulla”.
Veniamo a Nyad: ha conosciuto le vere protagoniste della storia? Jodie Foster e Annette Bening in 'Nyad', su Netflix
“Le conoscevo entrambe da tempo, abbiamo amiche in comune, siamo una piccola gang. Ho amato Diana e Bonnie da subito, la mia connessione con questo film deriva dalla mia conoscenza diretta con tutte e due. A me è toccato il ruolo di Bonnie, l’istruttrice, ma l'altra ragione per cui tenevo a questo film era recitare accanto ad Annette Bening, una delle mie attrici preferite in assoluto”.
Una storia che parla di una straordinaria forza di volontà: da dove deriva, secondo lei?
“Dal rifiuto di accettare di aver finito, di non poter andare oltre. In Nyad Diana si sveglia una mattina e dice: ‘Non ho ancora finito, e anche se il mondo lo pensa, io so che ho ancora da dare’. Ho capito solo di recente quanto sia importante, per una persona, una spinta di questo tipo, e che anche io ho questo fuoco dentro che non vuole spegnersi. Non riposerò mai sulle mie braci”.
In che modo tiene acceso questo fuoco?
“Bisogna reinventarsi, soprattutto quando si va avanti con l’età, e questo potrebbe aiutare anche le donne più giovani. Viviamo in una società nella quale a quarant’anni sei prossima alla scadenza. Invece dobbiamo sempre rinascere, imparare ad apprezzarci anche in quel corpo diverso, che cambia con il tempo e si accompagna a una saggezza che non sapevi di avere”.