A lei sorridono i monti e persino le caprette fanno “Ciao”. Chi non inizia a cantare mentalmente la strofa è troppo giovane per conosce Heidi, l’anime che è andato in onda in Giappone per la prima volta cinquant’anni fa.
La capostipite delle bimbe sventurate in TV
Mentre gli occidentali festeggiavano l’arrivo della Befana o dei Re Magi, in Oriente si scriveva la storia della TV per bambini. Piena di tragedie e disgrazie, proprio come la vita vera, ma in formato animato. Dopo di lei, orfanella di cinque anni, è arrivata una lunga lista di fanciulline sfortunate, senza genitori, con sciagure di ogni genere e spesso senza lieto fine. Dal “triangolo” di Georgie con i fratelli adottivi alla morte del primo amore a cavallo di Candy Candy, passando da Lovely Sara, sempre sporca di fuligine, in ginocchio a pulire i camini e a portare legna da ardere nelle camere delle signorine ricche del collegio.
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Tanti auguri, Heidi!
Chi volesse festeggiare con una maratona di “Heidi” può trovare su Prime Video sia l’anime originale che la nuova versione e anche quella live action, per non parlare delle tracce restaurate, in lingua originale e con i sottotitoli. L’originale è stata disegnata da Hayao Miyazaki (che proprio in questi giorni è nelle sale con Il ragazzo e l’airone), con ciuffo all’insù, le gote rosse e il vestitino colorato. Nell’immaginario collettivo la si vede così, sulle montagne svizzere, a sciogliere il cuore del nonno (come ha saputo fare benissimo Frances Hodgson Burnett successivamente sia con Il giardino segreto che con Il piccolo Lord).
L’inno alla malinconia
Insomma c’è sempre un vecchietto da redimere, più o meno in punto di morte, o qualche parente con il broncio perenne da ammorbidire (“Pollyanna”, pensaci tu!). Heidi, però, viene spedita come un pacco da una parte all’altra del Paese solo per incontrare qualcuno disagiato e sfortunato quanto lei, Clara. Dodici anni, poliomelitica e sulla sedia a rotelle: solo l’agiatezza della famiglia le impedisce di finire a un angolo di strada o sotto un ponte. Intanto Heidi è in preda alla nostalgia per i pascoli ma la signora Rottenmeier le proibisce di parlarne. Sì, a mezzo secolo di distanza si usa ancora additare qualcuno di rigido e inflessibile con il suo cognome.
Dopo 4 anni la sua storia ha conquistato l’Italia suscitando tenerezza mista a sconforto all’inno del proverbiale “Poteva andarle peggio”. Quel visino paffutello con la capretta Fiocco di neve al seguito ha stregato un po’ tutti, con fiumi di lacrime che ne hanno decretato il successo (suo e delle “sorelle”/ “cugine” basate su varianti della stessa storia). Quando, qualche anno dopo, arriva Sui monti con Annette, in pratica una versione bionda di Heidi, ma con le mucche al posto delle capre, ottiene un altro successo. Probabilmente un’intera generazione è stata traumatizzata dal cavallo di legno dell’amico Lucien rotto per ripicca dalla protagonista.
E le famiglie adottive?
Il concetto di collegi, affidamento temporaneo e adozione all’epoca sembrano al tempo stesso rigidissimi ma anche fluidi. In Papà Gambalunga la protagonista sposa il suo tutore e spesso le altre bambine orfane si ritrovano coinvolte in situazioni surreali. Il politically correct di oggi avrebbe stroncato tutte queste produzioni, edulcorando le storie, raccontando che il villain non è nato cattivo, ma ci è diventato perché ha subito violenza e infine lasciando questa schiera di ragazzine in mondi fatati.
Invece no, in Heidi e le sue compagne non ci sono zucche che diventano carrozze o topolini che si danno alla sartoria. Queste bimbe, trattate come una proprietà, hanno un involontario messaggio femminista e, fin dalle tragedie greche, si sa che negare il lieto fine è più edificante dell’happy ending. La pensava evidentemente così l’autrice svizzera che ha ideato il personaggio, Johanna Spyri: le montagne russe della vita non risparmiano nessuno, neppure i più piccoli, e vuole che i bambini lo sappiano.
Il messaggio è stato recepito: chi è cresciuto negli anni Ottanta ha impresso nella mente fotogrammi di rara crudeltà dove viene spacciato per edificante moralità una cattiveria senza fine. Che sia cresciuto in modo migliore o peggiore del pubblico di Peppa Pig lo diranno solo i posteri, per ora alziamo i calici per un brindisi (analcolico, of course) alla dolcissima “Heidi”, una Greta ante-litteram che faceva attivismo senza saperlo.