‘The Chemistry Of Death’: incubi e tempeste, il crime made in England
di Antonio DipollinaIl crime inglese è una fede e non è bello lasciarne indietro troppi, soprattutto da quando le piattaforme tv fioriscono di nuovi capitoli in tema. Ed è da recuperare soprattutto se presenta tratti insoliti e ambiziosi – qui ci si immerge fin dal titolo nel filone dei delitti macabri rappresentati con gusto estetico.
The Chemistry of Death (disponibile su Paramount+) è una miniserie tratta da libri bestseller – Simon Beckett l’autore - molto in auge anni fa: e chi ha sempre subito il fascino, magari senza raccontarlo troppo in giro, di anatomo-patologi forensi e degli snodi del mestiere, un tempo assai di moda, può operare un remake di storie e situazioni – del resto è appena uscito in libreria il nuovo Kay Scarpetta della veterana e indomabile Patricia Cornwell.
Qui siamo in un paesino del Norfolk dove è riparato il bel dottorino David Hunter (Harry Treadaway) a seguito di una terrificante tragedia in famiglia. Vorrebb…
Il crime inglese è una fede e non è bello lasciarne indietro troppi, soprattutto da quando le piattaforme tv fioriscono di nuovi capitoli in tema. Ed è da recuperare soprattutto se presenta tratti insoliti e ambiziosi – qui ci si immerge fin dal titolo nel filone dei delitti macabri rappresentati con gusto estetico.
The Chemistry of Death (disponibile su Paramount+) è una miniserie tratta da libri bestseller – Simon Beckett l’autore - molto in auge anni fa: e chi ha sempre subito il fascino, magari senza raccontarlo troppo in giro, di anatomo-patologi forensi e degli snodi del mestiere, un tempo assai di moda, può operare un remake di storie e situazioni – del resto è appena uscito in libreria il nuovo Kay Scarpetta della veterana e indomabile Patricia Cornwell.
Qui siamo in un paesino del Norfolk dove è riparato il bel dottorino David Hunter (Harry Treadaway) a seguito di una terrificante tragedia in famiglia. Vorrebbe limitarsi a fare il medico condotto, ma ovviamente sbuca fuori un cadavere, agghindato come nella folle rappresentazione di un pazzo dedito a installazioni d’arte.
Siccome tutti sanno che lui è un genio mondiale dell’anatomo-patologia forense, per quanto cerchi di sottrarsi è un attimo cadere nelle indagini, con tanto di incubi personali appresso. E dopo due episodi, su sei, arriva l’insolito davvero: il caso si chiude, il protagonista raccoglie un appello che gli arriva da un’isoletta scozzese delle Ebridi e negli altri quattro episodi si svolge tutta un’altra storia.
Che è il vero pezzo forte, in un paesaggio da incubo suggestivo, tempeste e gente di mare che non va da nessuna parte in quanto impegnata in omicidi a raffica. L’insieme regge e va ad arricchire la collezione di crime d’oltremanica, con qualcosa in più delle consuete miniserie.
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Ci sono polemiche che purtroppo restano in secondo piano ed è un peccato. Per esempio c’è l’intera Val Brembana furiosa con la seguitissima fiction Doc, di Rai 1. Sotto accusa la battuta di una protagonista: “Mia sorella è appena arrivata dalla Val Brembana, al massimo può suggerirmi come fare il burro”. Lassù l’hanno presa malissimo.