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Bnkr44, da Empoli a Sanremo 2024: “Per la nostra voglia di cambiamento sarebbe ideale un ‘governo punk’”

Il gruppo partito dalla campagna toscana e approdato tra i Big dell’Ariston passando per Sanremo Giovani. “Sul palco siamo una boy band, ma dovete ascoltare il testo della canzone”
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La provincia italiana al Festival di Sanremo sarà l’immagine di un gruppo di sei ragazzi che cantano e ballano: una boyband 2.0 che arriva dalla campagna toscana, Villanova, frazione di Empoli, zona di agricoltura, confezioni e concerie. «Nessuno più di noi quest’anno può rappresentare la quota provinciale a Sanremo, è una bella cosa», dicono i Bnkr44, nome che sembra un codice fiscale ma che significa il loro luogo e la loro data di nascita: «Un 4 aprile abbiamo inaugurato il Bunker, la nostra sala di registrazione. È vero, sembra un codice fiscale, ma per noi il Bunker è come una persona, un buon amico, è giusto abbia un codice fiscale».

Un retaggio del territorio, la loro sala è un seminterrato con finestroni alti e stretti: «Era una confezione, ci lavoravano le pelli, ha davvero un aspetto industriale». Dalle pelli alla musica, ma non solo: «Non è solo uno studio di registrazione, c’è il posto per la playstation, il…

La provincia italiana al Festival di Sanremo sarà l’immagine di un gruppo di sei ragazzi che cantano e ballano: una boyband 2.0 che arriva dalla campagna toscana, Villanova, frazione di Empoli, zona di agricoltura, confezioni e concerie. «Nessuno più di noi quest’anno può rappresentare la quota provinciale a Sanremo, è una bella cosa», dicono i Bnkr44, nome che sembra un codice fiscale ma che significa il loro luogo e la loro data di nascita: «Un 4 aprile abbiamo inaugurato il Bunker, la nostra sala di registrazione. È vero, sembra un codice fiscale, ma per noi il Bunker è come una persona, un buon amico, è giusto abbia un codice fiscale».

Un retaggio del territorio, la loro sala è un seminterrato con finestroni alti e stretti: «Era una confezione, ci lavoravano le pelli, ha davvero un aspetto industriale». Dalle pelli alla musica, ma non solo: «Non è solo uno studio di registrazione, c’è il posto per la playstation, il ping pong. Uno pensa di andare a fare musica e poi si mette a giocare: abbiamo tutto il tempo per fare le nostre cose e per lavorare, non paghiamo l’affitto perché il locale è del nostro manager, Ghera. L’unica spesa è la bolletta della luce, che ci dividiamo».

Impossibile non incontrarsi a Villanova: «Qualcuno andava a scuola insieme, c’è chi si conosce da sempre, chi già suonava insieme, poi ci siamo uniti, è stato come un allineamento di pianeti. È il vantaggio della provincia, se fossimo stati a Milano o in un’altra grande città non sarebbe stato possibile, nel nostro caso la nostra forza siamo noi».

Tre album di studio, tra i loro riferimenti artistici i Blur, i Queen, chi viene dall’hip hop, chi dal rock. Ma come vive un gruppo di provincia che voglia fare musica? «Come in una bolla ma si sta da Dio, è tutto leggermente più lento rispetto a Milano. Viviamo e lavoriamo in un posto piccolissimo, siamo tra la campagna e la collina. Dovremmo spostare tutto il mercato musicale a Villanova, per non fare questa vita da pacchi, ma non ci lamentiamo. Con i social e la rete non c’è bisogno di spostarsi sempre, solo quando proprio non se ne può fare a meno».

I due gruppi di esordienti del Festival arrivano da Sanremo Giovani, sono La Sad e, appunto, i Bnkr44: «A livello musicale siamo molto lontani da loro, che sono pop punk, noi il punk lo abbiamo soltanto nel titolo del pezzo». A proposito, cosa significa Governo punk? «È un ossimoro, il titolo affianca due termini che hanno significati opposti. Nella nostra generazione c’è questo sogno di cambiamento, nel titolo ne abbiamo racchiuso i due estremi: il protagonista è una persona di provincia che vive una vita un po’ triste e per vivere meglio sogna cose esagerate. Non è una canzone politica, è una canzone sociale, ci piace pensarla come una canzone generazionale».

Per il passaggio a “Sanremo giovani” con il brano Effetti speciali hanno ballato su una coreografia, ora si ripeteranno al Festival: «Sul palco ci presentiamo visivamente come una boy band ma non siamo soltanto quello, dietro ai passi di danza c’è sempre un concetto. Viviamo come una boy band ma facciamo musica, arte, ci scriviamo i video, ci facciamo i vestiti, suoniamo, produciamo i nostri pezzi. In gara al Festival la coreografia sarà ancora più elaborata, la studiamo da mesi. In Governo punk ci sono molti più ganci, il pezzo è più dinamico, di sicuro sarà ancora più divertente».

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