Gino Paoli: “Sanremo non lo guardo, è diventato uno squallido spettacolo”

enrico berardi
enrico berardi 

Il cantautore a ruota libera tra giudizi e ricordi come il festival del 1967, rimasto tragicamente ricordato per la morte di Luigi Tenco

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“No, non guardo Sanremo. Una volta era il Festival della canzone, non era neanche importante chi la cantasse, poi le case discografiche si sono accorte del potere rituale per l’Italia e adesso fanno il prodotto finito sperando che abbia una promozione. Da lì la tv si accorge che lo spettacolo di Sanremo funziona, arriva non solo in Italia ma anche fuori, e allora si appropria di Sanremo e lo fa diventare lo squallido spettacolo che è adesso”. Gino Paoli a ruota libera, come accade spesso a dire il vero, ospite del podcast Tintoria eccezionalmente da Genova, per parlare del suo rapporto con il festival di Sanremo che parte oggi.

Davanti alla platea sold out del Teatro Sant’Agostino, Stefano Rapone e Daniele Tinti hanno chiacchierato per quasi due ore con il maestro di Il cielo in una stanza chiedendogli di ricordare alcuni festival di cui è stato protagonista.

A partire da quello tragicamente celebre per la morte di Luigi Tenco: “Dalla era nella stanza di fianco, è stato uno dei primi che se n’è accorto, che ha sentito. E, dopo, aveva la canzone che si chiamava Bisogna saper perdere. Se c’ero io, a Sanremo si fermava tutto perché se in un’officina o in una fabbrica muore un operaio, si ferma tutto. Noi facevamo un mestiere e il mestiere va rispettato”. La puntata è online su YouTube, sull'app OnePodcast e su tutte le piattaforme di streaming audio da oggi martedì 6 febbraio.

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