"È necessario prendere una posizione perché il silenzio non suoni come un assenso". Lo scrive su Instagram Ghali, dopo che la comunità ebraica di Milano lo ha accusato di propaganda anti-israeliana. In un verso del brano Casa mia, il trapper parla di “bombardamenti sugli ospedali per un pezzo di terra".
Questa la posizione della Comunità ebraica milanese espressa da Walker Meghnagi: “Ieri sera al Festival di Sanremo, uno spettacolo che dovrebbe unire gli italiani, è andata in scena una esibizione che ha ferito molti spettatori – scrive in una nota –. Ghali ha proposto una canzone per gli abitanti di Gaza, ma a differenza di Ghali non possiamo dimenticare che questa terribile guerra è il prodotto di quanto successo il 7 ottobre. Dopo che i terroristi di Hamas, che controllano Gaza, superano il confine legalmente riconosciuto di Israele e sterminano in sole due ore oltre 1.400 ebrei, con donne stuprate e mutilate, le ragazze davanti ai propri genitori e le madri davanti ai propri figli, neonati bruciati vivi nei forni a microonde, bambini ammazzati a freddo uno per uno, disabili e anziani massacrati senza pietà”.
Walker Meghnagi dichiara: "Gli abitanti di Gaza hanno festeggiato con balli e distribuendo caramelle ai passanti, complimentandosi con chi ha commesso tale massacro".
E Ghali risponde sui social: "Sto leggendo in rete appelli, commenti, rispetto al testo della mia canzone. Sono venuto a Sanremo per portare un messaggio, non ho né il ruolo né l'ambizione di risolvere una questione internazionale. Ma se la mia esibizione porta a ragionare sull'irragionabile, se la mia canzone porta luce su quello che si finge di non vedere, allora ben venga. Non si può andare oltre. E’ necessario prendere una posizione perché il silenzio non suoni come un assenso".