Giovanni Allevi, forza e lacrime: “Il mio grazie alla ricerca”. E Sanremo ammutolisce e si commuove
dalla nostra inviata Silvia FumarolaSANREMO — Amadeus parla del palco come «punto di ripartenza». Presenta l’ospite più atteso della serata: “Lui è un bravissimo compositore, pianista, filosofo, anche scrittore, ha calcato i teatri più importanti del mondo e della sua Italia. Questa è la luce. Poi il buio: una terribile malattia improvvisa e feroce. È un piacere immenso dare il benvenuto al maestro Giovanni Allevi”.
I famosi ricci neri sono diventati grigi, sbucano dal cappello di lana nero, il pubblico è in piedi. Inizia a raccontare la sua battaglia contro il mieloma. “All’improvviso mi è crollato tutto, non suono più il pianoforte davanti a un pubblico da quasi due anni, nel mio ultimo concerto, alla Konzerthaus di Vienna”, ricorda “il dolore alla schiena era talmente forte che sull’applauso finale non riuscivo ad alzarmi dallo sgabello. E non sapevo ancora di essere malato. Poi è arrivata la diagnosi, pesantissima. Ho guardato il soffitto con la sensazione di avere la febbre a 39 per un anno".
SANREMO — Amadeus parla del palco come «punto di ripartenza». Presenta l’ospite più atteso della serata: “Lui è un bravissimo compositore, pianista, filosofo, anche scrittore, ha calcato i teatri più importanti del mondo e della sua Italia. Questa è la luce. Poi il buio: una terribile malattia improvvisa e feroce. È un piacere immenso dare il benvenuto al maestro Giovanni Allevi”.
I famosi ricci neri sono diventati grigi, sbucano dal cappello di lana nero, il pubblico è in piedi. Inizia a raccontare la sua battaglia contro il mieloma. “All’improvviso mi è crollato tutto, non suono più il pianoforte davanti a un pubblico da quasi due anni, nel mio ultimo concerto, alla Konzerthaus di Vienna”, ricorda “il dolore alla schiena era talmente forte che sull’applauso finale non riuscivo ad alzarmi dallo sgabello. E non sapevo ancora di essere malato. Poi è arrivata la diagnosi, pesantissima. Ho guardato il soffitto con la sensazione di avere la febbre a 39 per un anno".
Il teatro trattiene il fiato. “Ho perso molto, ma non la voglia di immaginare” spiega, “è come se il dolore mi porgesse anche inaspettati doni. In un teatro ho notato una poltrona vuota, eppure all’inizio ho fatto i concerti davanti a quindici persone. Dopo la malattia, non so cosa avrei dato per suonare davanti a quindici persone”. Ancora applausi, riprende: “I numeri non contano perché ogni individuo, ognuno di noi è unico irripetibile e a suo modo infinito. Un altro dono è la gratitudine nei confronti della bellezza del Creato. Non si contano le albe e i tramonti che ho ammirato dalle stanze d’ospedale. Quando tutto crolla e resta in piedi solo l’essenziale, il giudizio che riceviamo dall’esterno non conta più”.
E, con emozione, parla dell’altro dono: “La gratitudine per il personale ospedaliero, la riconoscenza per la ricerca scientifica senza la quale non sarei qui a parlarvi. Ma anche la riconoscenza per la forza, l’affetto e l’esempio che ricevo dagli altri pazienti, i “guerrieri”. E lo sono anche i genitori dei piccoli guerrieri: ora, come promesso, vi ho portato tutti con me sul palco”. È come se li tenesse idealmente per mano. «Prima di andare all’ultimo dono, facciamo loro un applauso». Riprende: «Quando tutto crolla e resta in piedi solo l’essenziale, il giudizio che riceviamo dall’esterno non conta più. Voglio accettare il nuovo Giovanni, è liberatorio essere se stessi».
E si toglie il cappello, esplode una chioma grigia bellissima alla Branduardi. «Per dare forza e speranza alle tante persone che lottano, suonerò di nuovo il pianoforte davanti al pubblico». «Mi sembra di intuire che siamo più di quindici» gli dice sorridendo Amadeus. «Ho due vertebre fratturate, tremore e formicolio alle dita, nome tecnico: neuropatia» spiega Allevi. «Però, come dissi in quell’ultimo concerto a Vienna, non potendo più contare sul corpo, suonerò con tutta l’anima. Il brano si intitola Tomorrow, perché domani, per tutti noi, ci sia sempre ad attenderci un giorno più bello». Difficile trattenere le lacrime.