Eros e autoironia, così nella terza serata Amadeus rilancia il Festival
di Ernesto AssanteSANREMO — Teresa Mannino, Sabrina Ferilli, Russell Crowe, Gianni Morandi, Massimo Giletti, Paolo Jannacci e Stefano Massini, Edoardo Leo, Eros Ramazzotti, Bresh. La terza serata del Festival ha sfoderato una collana di gioielli per sfuggire non solo alla noia (e al lieve calo di pubblico) della serata precedente, ma anche alle critiche sollevate dalla partecipazione di John Travolta. Una serata brillante, illuminata dal passaggio rock blues di Crowe che offre una bella performance, e dalle quindici canzoni in gara.
Il momento più intenso è quello offerto da Stefano Massini e Paolo Jannacci: quando escono per recitare e cantare L’uomo nel lampo il palco di Sanremo scompare e lascia spazio a una…
SANREMO — Teresa Mannino, Sabrina Ferilli, Russell Crowe, Gianni Morandi, Massimo Giletti, Paolo Jannacci e Stefano Massini, Edoardo Leo, Eros Ramazzotti, Bresh. La terza serata del Festival ha sfoderato una collana di gioielli per sfuggire non solo alla noia (e al lieve calo di pubblico) della serata precedente, ma anche alle critiche sollevate dalla partecipazione di John Travolta. Una serata brillante, illuminata dal passaggio rock blues di Crowe che offre una bella performance, e dalle quindici canzoni in gara.
Il momento più intenso è quello offerto da Stefano Massini e Paolo Jannacci: quando escono per recitare e cantare L’uomo nel lampo il palco di Sanremo scompare e lascia spazio a una performance che parla di morti sul lavoro, assenza, dolore. Amadeus ricorda i numeri, 4 lavoratori ogni giorno, più di mille ogni anno, che muoiono “senza fare notizia”.
Massini recita con l’abituale passione, Jannacci canta con il cuore in mano e il Festival riesce senza danni a uscire dalla festa e diventare testimonianza. «Il lavoro è un diritto che non prevede la morte, proteggere i lavoratori è un dovere» dice Amadeus. Massini aggiunge: «In questi giorni a Sanremo mi veniva in mente che è il festival italiano della canzone e che qui l’amore è stato declinato in tutte le forme. Ma un amore di cui non si parla mai è quello per i nostri diritti, che ci spettano chiunque noi siamo. Ognuno di noi nella vita ha i propri amori, che lo definiscono, lo identificano, ma ha anche e soprattutto dei diritti che stanno alla base di una delle parole che, in questo mondo di facili polemiche, vorrei far risuonare: dignità, viva la dignità».
Come in una veloce altalena, la serata passa da un sentimento all’altro, dalla nostalgia alla gioia, dall’allegria alla rabbia, mescola messaggi, sfugge alla lentezza e alla noia della precedente. Merito di una scaletta costruita meglio, di contenuti più interessanti e vari come lo straordinario Coro Fondazione Arena di Verona, con l’orchestra diretta dal Maestro Francesco Ommassini, che canta Va pensiero per ricordare che il canto lirico italiano è stato riconosciuto dall’Unesco come Patrimonio dell’umanità. E merito, anche, di Teresa Mannino, un ciclone che scompiglia la liturgia festivaliera che ieri sera sembrava intoccabile.
Prima di prendersi il palco, Mannino si prende le famigerate scale, ci gioca conquistando il pubblico con la sua simpatia. Ironia e autoironia, scherza sulle dimensioni del proprio naso e di quello di Amadeus, prende in giro gli stilisti che l’hanno vestita («pensa che questo vestito ce l’ha uguale Jennifer Lopez, lei ci va a fare la spesa, io se vado dal macellaio vestita così mi spenna e mi butta nel banco frigo»), protesta per la noiosissima abitudine dei “riassunti” delle canzoni e scompiglia palco e regia improvvisando. Perché, dice, «stasera voglio fare tutto quello che non ho mai fatto nella vita». Intona «una canzone di cui in questo momento abbiamo bisogno», è C’era un ragazzo, e lascia il palco a Gianni Morandi, che poi tornerà nella notte per cantare Apri tutte le porte.
Si parla dell’esibizione di John Travolta? Sì, e Amadeus qualche ora prima, in conferenza stampa, protesta dicendo che è stato tanto, troppo lo spazio dedicato a quel momento e troppo poco quello dedicato alla testimonianza di Giovanni Allevi «che era molto più importante». Si giustifica? No: «Ci accettiamo per quello che siamo, con tutta la nostra leggerezza, che è la leggerezza della felicità». Contento lui. Ci torna su anche Fiorello: «Avessimo scippato due anziani fuori dalla porta ci avrebbero insultato di meno. Lo scippo è meno grave del Ballo del qua qua, la cosa peggiore che è successa alle papere dopo la caccia».
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Ma quello che colpisce più duro è Russell Crowe, che facendo il gesto della papera con le mani dice, non ascoltato, “what the fuck”, sottolineando l’assurdità della performance.
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Non basta: nella collana di perle c’è anche Massimo Giletti che annuncia il suo ritorno in Rai per i 70 anni della tv , ma soprattutto Eros Ramazzotti, che celebra i quarant’anni di Terra promessa, suo esordio sul palco di Sanremo. Non parla solo del bel tempo che fu e della nostalgia: chiude la sua performance ricordando i «circa 500 milioni di bambini che soffrono per le guerre e che non troveranno mai la loro terra promessa. Basta sangue, basta guerra, pace», esclama, e il pubblico lo applaude con convinzione.