Andrea Venerus è milanese, ha 32 anni, ed è un’artista musicale, nel senso che canta, scrive, suona, produce, pensa musica. La sua musica però, è nata a Londra, dove per cinque anni, dal 2010, ha vissuto in un mare di suoni, situazioni, luoghi molto diversi e in continuo cambiamento. Quindi è tornato in Italia, ed è nato un’altra volta, contribuendo in maniera sostanziale alla ‘rivoluzione’ musicale del nostro paese, al fianco di personaggi come Gemitaiz, Mace, Franco126, Ghali, ma senza assomigliare a nessuno di loro.
Freak e elettronico, hippie e melodico, psichedelico e contemporaneo, Venerus mette in circolazione ‘buone vibrazioni’, pensa alla musica come a qualcosa di molto importante per la nostra vita, cerca l’illuminazione per sé e ama provare a illuminare gli altri, e seguendo queste intenzioni ha realizzato due album, uno dei quali, Magica musica, può senza molti dubbi essere indicato come uno dei dischi italiani più belli degli ultimi anni. E adesso, come partner di Loredana Bertè nella serata dei duetti, arriva a Sanremo, per cantare con lei Ragazzo mio di Luigi Tenco.
Ma il diciottenne Venerus, nelle notti nei club londinesi, se lo aspettava di arrivare a Sanremo prima o poi? “Non lo so, aspettarselo è diverso da immaginarselo. Ma in qualche modo si, forse non nella parte più conscia di me stesso: sono un po’ di anni che sono tornato in Italia, faccio musica in italiano, aveva un senso prima o poi arrivare lì”.
Loredana Bertè ha detto: “Andrea Venerus è un’artista talentuoso e geniale, un compagno perfetto per questo viaggio”…
“Essere con lei sul palco è bellissimo, anche perché siamo proprio insieme, non è un ‘feat’, siamo in due come una cosa sola. Sono felicissimo, perché tutto questo mi consente di accedere a questo mondo nella maniera ideale, con una figura molto speciale della musica italiana, Loredana Berté, attraverso la canzone di un’altra figura chiave, Luigi Tenco. E’ come un fulmine che è arrivato dal tempo, è venuto a prendermi e mi ha detto ‘andiamo’, tutto molto bello e molto inaspettato”.
Come è nata questa collaborazione?
“Non era prevista, ma giusto il giorno prima il mio migliore amico mi aveva letto le carte ed era venuto fuori che nel futuro molto prossimo sarebbe accaduta una cosa bella. Il giorno dopo mi ha chiamato il mio manager e mi ha detto che Loredana mi avrebbe voluto con lei a Sanremo per cantare una canzone di Tenco. E’ come se all’improvviso si fosse aperta una porta lì dove fino a un attimo prima vedevo un muro. L’ho incontrata a Milano circa un mese fa e mi è piaciuta moltissimo, molto affettuosa, con uno sguardo luminoso. Mi sono sentito molto fortunato ad essere con lei, di fianco a lei a suonare, in studio, uno di quei momenti che sai che ricorderai per sempre. E poi le prove a Sanremo, con un’energia fortissima: lei vive ovviamente in un’aura di rispetto totale da parte di chiunque e questa cosa si riflette su di me che sono con lei. Andare a Sanremo avvolto in questa foglia d’oro è incredibile, io sono un outsider nella musica e nella vita…”.
E Tenco? Che rapporto ha con la sua musica?
“E’ una delle figure che nella storia della canzone italiana ho sentito più vicine, in termini di sensibilità. No, nessun paragone, è solo che mi interessa cercare sensibilità simili alla mia, e come le cerco vita, così è nella musica, e in certe figure, come quella di Tenco, le trovi”.
Lei ha un background decisamente più ‘internazionale’…
“Sì, ma a un certo punto ho dovuto confrontarmi con il fatto che facevo musica italiana, non intesa come genere ma ontologicamente. Io faccio parte di una storia della quale all’inizio mi interessava poco, non per mancanza di rispetto ma perché sono cresciuto ascoltando altro. A un certo punto ho deciso consciamente di farne parte, ho cercato delle figure di riferimento e quella di Tenco è stata una di quelle con cui ho sentito una connessione. In lui c’è la purezza che io vado cercando”.
E quindi come si trova ‘coscientemente’ nella musica italiana di oggi?
“E’ un mare in cui io, come nella vita, sono un pirata. Ho le mie regole, la mia nave, la mia ciurma, i miei sogni. Non sopporto le regole imposte, sono abbastanza anarchico, ma sono anche socievole, curioso, non ostile. Ho la mia ‘religione’ musicale ma amo il confronto, sono qui e voglio avere la mia bandiera, diffondere il mio messaggio, sapendo comunque di essere un po’ ‘illegale’, di non seguire la corrente. Sono cresciuto, comunque, negli anni mi sono tolto un po’ di sfizi, ho sfogato certe ribellioni, ma ho voglia di farmi sentire, voglio puntare le casse verso il mondo. Lo so che il contesto non è ideale per quello che propongo, quando torno a Londra mi sembra di essere più nel mio habitat, ma mi rendo conto che è qui che devo essere, non modificando me stesso ma cercando degli elementi che mi facciano essere in sintonia con tutto quello che ho attorno”.