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Quel cambio generazionale che porta Sanremo nel futuro

Dalla contestazione a Geolier alla vittoria di Angelina Mango: così una nuova generazione di artisti ha cambiato pelle al Festival
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SANREMO – Ha ragione Diodato e ha ragione lo stesso Geolier: i fischi e i “buu” al rapper di Secondigliano che è arrivato primo nella serata delle cover non sono dovuti a una forma esasperata di antimeridionalismo, non a caso la stessa platea ha tributato il suo più grande applauso ad Angelina Mango, nata a Maratea, che fino a prova contraria è anche più a sud di Napoli. E quello che accade sui social, inaccettabile ovviamente, va detto ancora una volta, fino alla noia, che è figlio di una minoranza esagitata e imbecille, che forse se la sarebbe presa con qualcun altro non avendo nulla di meglio da fare e alla quale non bisognerebbe, ragionevolmente, dare retta.

La platea dell’Ariston ha i suoi gusti, li ha sempre avuti, negli anni ha regalato fischi a destra e a manca, e ogni anno esprime più o meno rumorosamente il proprio disappunto, è un pubblico che in anni passati avremmo definito “conservatore”, di certo è tradizionalista, e che accetta con maggiore difficoltà quello che…

SANREMO – Ha ragione Diodato e ha ragione lo stesso Geolier: i fischi e i “buu” al rapper di Secondigliano che è arrivato primo nella serata delle cover non sono dovuti a una forma esasperata di antimeridionalismo, non a caso la stessa platea ha tributato il suo più grande applauso ad Angelina Mango, nata a Maratea, che fino a prova contraria è anche più a sud di Napoli. E quello che accade sui social, inaccettabile ovviamente, va detto ancora una volta, fino alla noia, che è figlio di una minoranza esagitata e imbecille, che forse se la sarebbe presa con qualcun altro non avendo nulla di meglio da fare e alla quale non bisognerebbe, ragionevolmente, dare retta.

La platea dell’Ariston ha i suoi gusti, li ha sempre avuti, negli anni ha regalato fischi a destra e a manca, e ogni anno esprime più o meno rumorosamente il proprio disappunto, è un pubblico che in anni passati avremmo definito “conservatore”, di certo è tradizionalista, e che accetta con maggiore difficoltà quello che è un cambiamento ormai definitivo e del quale è bene prendere atto. Un cambiamento generazionale e tecnologico, un cambiamento della musica, del modo di conoscerla e ascoltarla, un cambiamento che è iniziato ormai più di venti anni fa ed è arrivato fino a un Sanremo 2024 che ieri sera ha visto protagonisti nelle diverse serate un artista di 23 anni, Geolier, seguito da un’artista sua coetanea, Angelina Mango e se aggiungiamo Alfa, BNKR44, BigMama, Sangiovanni, Irama, tutti ventenni, e un nutrito numero di trentenni, possiamo certamente dire che ormai il Festival si è davvero ringiovanito.

Geolier ha dominato per tutto il 2023 le classifiche, Angelina Mango, nonostante sia arrivata al successo di recente ha già collezionato una lunga serie di dischi d’oro e di platino, entrambi rappresentano, ognuno a suo modo, la nuova musica italiana, che mescola generi e colori, che può passare, come nel caso di Angelina Mango, dal ‘tormentone’ dance di La noia, alla raffinatezza di La rondine scritta dal grandissimo Pino Mango, musica che è fatta da giovani per giovani, perché sono loro che usano maggiormente le piattaforme di streaming e, essendo nati negli anni Duemila, non hanno nemmeno idea di come fosse la musica ‘prima’ dell’avvento dell’mp3.

È un cambiamento radicale quello di Sanremo 2024: dopo la ‘rivoluzione’ di qualche anno fa, in termini di generi, di suoni, di creatività, il Festivalone è tornato ad essere il luogo in cui tutto si mescola, si confonde, dove gli estremi sono banditi, dove le novità interessano poco, dove il divertimento (e non necessariamente la buona musica), regna sovrano. È un male? No, perché al di là del suo altisonante titolo, Festival della canzone italiana, Sanremo non è da molti anni null’altro che un grande e necessario palcoscenico per chi vuole e deve farsi ascoltare, trovare spazio in piattaforme che contengono decine di milioni di brani di tutto il mondo. Anzi è “il” palcoscenico, perché mai, nel resto dell’anno, dieci o undici, milioni di persone dedicano così tanto tempo ad ascoltare musica.

E se è vero, come dicono i dati Auditel, che oltre l’80 per cento del pubblico giovanile ha seguito il Festival, è evidente che non poteva andare molto diversamente da com’è andata. E non è andata male, in fin dei conti, perché Sanremo 2024 ha presentato musica mediamente ben fatta, alcune cose interessanti, poche cose davvero belle e, finalmente, poche, pochissime canzoni che non avevano senso. Ci sono state canzoni con testi forti, come quella di Dargen D’Amico, quella di Ghali, quella di BigMama, e purissimi tormentoni da mandare a memoria come quelli di Kolors e Annalisa, un po’ di tutto, insomma, per convincere 11 milioni di persone.

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