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Peppe Barra: “Ma i fischi dimostrano che il pubblico dell’Ariston è vivo”

Peppe Barra 
Il celebre attore e cantante partenopeo, 79 anni, spiega il suo punto di vista sulle contestazioni rivolte al rapper in gara al Sanremo
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«Io non avrei mai fischiato ma vivaddio il pubblico dell’Ariston ha dimostrato di essere vivo. E perché mai avrebbe dovuto stare zitto? Se ti piace quanto ascolti applaudi, ma se non ti piace è corretto manifestarlo e il fischio è una reazione giustissima».

A 79 anni Peppe Barra è una delle colonne della musica e del teatro italiani, la sua attività di cantante e attore è indissolubilmente legata con la cultura napoletana e prosegue ininterrottamente dagli anni Settanta, quando cominciò come cantante della Nuova Compagnia di Canto Popolare per affermarsi poi come attore a teatro con La gatta Cenerentola di Roberto De Simone, l’inizio di una carriera che per molti anni lo ha visto dividere il palcoscenico con la madre Concetta Barra.

Ha visto il Festival?

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«Io non avrei mai fischiato ma vivaddio il pubblico dell’Ariston ha dimostrato di essere vivo. E perché mai avrebbe dovuto stare zitto? Se ti piace quanto ascolti applaudi, ma se non ti piace è corretto manifestarlo e il fischio è una reazione giustissima».

A 79 anni Peppe Barra è una delle colonne della musica e del teatro italiani, la sua attività di cantante e attore è indissolubilmente legata con la cultura napoletana e prosegue ininterrottamente dagli anni Settanta, quando cominciò come cantante della Nuova Compagnia di Canto Popolare per affermarsi poi come attore a teatro con La gatta Cenerentola di Roberto De Simone, l’inizio di una carriera che per molti anni lo ha visto dividere il palcoscenico con la madre Concetta Barra.

Ha visto il Festival?

«No, non l’ho visto, sono 50 anni che non vedo Sanremo, non ho interesse per questo tipo di musica e non sopporto il tipo di spettacolo. Mi è stato però raccontato quanto è successo, i fischi e le urla dopo l’esibizione di Geolier e degli altri rapper».

Cosa ne pensa?

«Io credo che Geolier non dovrebbe prendersela perché ha saputo inventare un linguaggio efficace per parlare ai giovani. Se sei un artista però devi apprezzare tutto, guagliò, mica solo il successo, devi accettare anche l’amaro oltre al dolce. E il pubblico, vivaddio, ha dimostrato di essere come il bambino della favola Il re nudo di Andersen, l’unico tra i cittadini del regno che riesca a vedere la realtà del re senza vestiti. Il pubblico che reagisce con i fischi fa come Nennillo in Natale in casa Cupiello che al padre che insiste, risponde: “No, nun me piace ’o presepe”.

C’è chi sostiene che nei suoi confronti ci sia stato un sentimento antimeridionale.

«No, non credo che Geolier sia stato contestato perché napoletano. Non capisco perché invece non si pensa che, semplicemente, quella che ha proposto non sia stata la più bella tra le cover cantate nella serata. E questo senza nulla togliere alla sua bravura, quella di un giovane che ha inventato un linguaggio».

A proposito di linguaggio, lo scrittore Maurizio De Giovanni ha parlato di «strazio del dialetto napoletano».

«Napoli sta vivendo un periodo che si può condannare o elogiare ma se ne parla forse troppo. Bisognerebbe parlarne meno e con più logica. Il fatto è che Napoli va di moda e tutto quello che succede in questa città ormai fa scoop».

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