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Califano, Leo Gassmann faccia d’angelo ma con il talento del Califfo

Multischermo / Il biopic di Rai 1 tratto dall’autobiografia dell’artista ‘Senza manette’ è lontano da quello che si poteva immaginare ma alla fine è difficile trovare davvero qualcosa che non va
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Tutto il resto è la cumbia della noia. Rai 1 sfrutta a stretto giro l’onda Sanremo e nella serata di domenica manda il film tv Califano, anche un po’ con un messaggio del tipo: la musica è finita, gli amici se ne vanno. E ne esce fuori un biopic piuttosto lontano da quello che si poteva immaginare in partenza. Diciamo che gli ingredienti per una storia lunga almeno il doppio e assai contrastata, ascese e cadute ed età adulta ci sarebbero stati tutti.

Invece, usando come punto di riferimento l’autobiografia Senza manette, sullo schermo passano i primi vent’anni di carriera, cruciali assai: dagli anni 60 a un doppio appuntamento al teatro Parioli per un concerto. Nel primo, 1984, arriva la…

Tutto il resto è la cumbia della noia. Rai 1 sfrutta a stretto giro l’onda Sanremo e nella serata di domenica manda il film tv Califano, anche un po’ con un messaggio del tipo: la musica è finita, gli amici se ne vanno. E ne esce fuori un biopic piuttosto lontano da quello che si poteva immaginare in partenza. Diciamo che gli ingredienti per una storia lunga almeno il doppio e assai contrastata, ascese e cadute ed età adulta ci sarebbero stati tutti.

Invece, usando come punto di riferimento l’autobiografia Senza manette, sullo schermo passano i primi vent’anni di carriera, cruciali assai: dagli anni 60 a un doppio appuntamento al teatro Parioli per un concerto. Nel primo, 1984, arriva la Polizia e lo porta via, con manette. Nel secondo, due anni dopo, la rinascita, con Maradona in prima fila e pazienza se qualcuno avrebbe fatto battute sulle comuni abitudini.

Il film è molto condizionato, diciamo nel bene, dalla scelta di Leo Gassmann nel ruolo principale. È un debutto, e sarebbe da giudicare clamoroso se non fosse che a ogni scampolo di talento espresso non venisse in mente la nobile stirpe da cui origina. Magari è troppo bello e di inaudita freschezza espressiva per rendere al meglio nelle scene del Califano depresso e schiavo dei suoi incubi mentali e materiali: ma quando si tratta di mettere in scena il talento e il magnetismo di un tipo fuori dal comune e da ogni regola, nonché logica, allora ci siamo. Sempre nell’ambito del prodotto finito, s’intende: ovvero un veloce film tv in unica soluzione, e per la tv più generalista che c’è, ma alla fine è molto difficile – date tutte le condizioni citate – trovare davvero qualcosa che non va. E la ricostruzione tutt’intorno di quegli anni dorati regge il passo, ambizioso il giusto. Il giovane Leo si immedesima nell’artista al confine di ogni legalità, a quel punto devono essere sosia anche gli altri, e vale per quelli che interpretano Edoardo Vianello, Gianni Minà, Ornella Vanoni, Mita Medici.

Come detto, l’onda lunga del baccanale sanremese ha giovato e tutto era studiato all’uopo: oltre quattro milioni e il 23 per cento di share sono un risultato più che soddisfacente e l’impressione è che il pubblico abbia gradito anche il fatto di uscire dal baccanale in questione e dalle logiche dell’ansia continua via Festival, in favore di un racconto scritto e messo in ordine. In casi come questi, infine, c’è una platea che gradisce a colpo sicuro, ovvero quella di chi ha l’età per ricordare: il racconto di quegli anni, per chi c’era, dentro, ai margini, come semplici appassionati di musica, canzoni, cantanti in un’epoca nella quale il mondo dello show business appariva come una chimera lontana, all’esatto opposto del bagno social attuale. E puntando anche e soprattutto su un pubblico di questo tipo, che avrà sospirato a ogni scena, la cara vecchia tv il risultato lo porta a casa sempre.

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Come la famosa mucca che guarda placida passare il treno e si chiede “ma dove andate?” c’è Amadeus che legge ogni giorno la lista di candidati a condurre le prossime edizioni.

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