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Rocco Siffredi, il divo che si è alleato con i suoi demoni

(agf)
La sua storia di attore hard, la serie di Netflix e quella sua capacità di aver attraversato in vita e carriera tutto e il suo contrario di tutto
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Si capisce benissimo il tentativo di farla passare per un’impresa - raccontare una storia con un protagonista simile e farne una sarabanda di biografia (h)ardita, compresi pezzi di neorealismo di anni lontani dalle case popolari di Ortona, morbosità totale e trasgressione, addirittura termini come sovversivo.

E si capisce anche il rischio che ci si accolla, quello di deludere chi vorrebbe il melò e si ritrova con molto porno accennato in scena e quelli che invece vorrebbero solo la dimensione artistica (cit.) e finiscono assillati dai drammi famigliari da bambino e i traumi per tutta la vita e i demoni che non lo abbandoneranno mai.

Perché il segreto si chiama Rocco Siffredi e lui, oltre ad altro, ha le spalle larghissime dopo aver attraversato in vita e carriera tutto e il suo contrario, compreso l’aver cercato sempre quella centralità mainstream che ai tempi fu di Moana e strizzato l’occhio, sempre e per sempre, ai milioni di utenti che ne hanno seguito le gesta autentiche, que…

Si capisce benissimo il tentativo di farla passare per un’impresa - raccontare una storia con un protagonista simile e farne una sarabanda di biografia (h)ardita, compresi pezzi di neorealismo di anni lontani dalle case popolari di Ortona, morbosità totale e trasgressione, addirittura termini come sovversivo.

E si capisce anche il rischio che ci si accolla, quello di deludere chi vorrebbe il melò e si ritrova con molto porno accennato in scena e quelli che invece vorrebbero solo la dimensione artistica (cit.) e finiscono assillati dai drammi famigliari da bambino e i traumi per tutta la vita e i demoni che non lo abbandoneranno mai.

Perché il segreto si chiama Rocco Siffredi e lui, oltre ad altro, ha le spalle larghissime dopo aver attraversato in vita e carriera tutto e il suo contrario, compreso l’aver cercato sempre quella centralità mainstream che ai tempi fu di Moana e strizzato l’occhio, sempre e per sempre, ai milioni di utenti che ne hanno seguito le gesta autentiche, quella del porno di prima categoria, attraversandolo in lungo e in largo.

La serie di Netflix Supersex, da ieri in catalogo, sfrutta anche l’equivoco del titolo (Supersex non era lui, ma il mitico Gabriel Pontello, padre friulano e madre marocchina, e basterebbe quello), che a quelli di una certa generazione ricorda benissimo pubblicazioni da caserma, ma che andavano benissimo anche a chi faceva il servizio civile. Lui, Rocco, in anni lontani protagonista di porno anche efferato, anche ributtante, oltre le barriere, oltre a quello che si conosce, è riuscito comunque a centralizzare appunto sé stesso, abbandonando il porno mille volte e poi, toh, tornandoci sempre, andando ospite nella tv per tutti e partecipando all’Isola dei Famosi o altro del genere. Avrà anche avuto i demoni, ma ci si è alleato sempre e il miracolo – sbalorditivo – continua.

Fino appunto a quest’altro passaggio, un fior di regista – Matteo Rovere – una produzione potentissima, la piattaforma più efficace e un biopic che, per forza di cose, ne fa un eroe. Sarà anche pieno di demoni, appunto, ma a Rocco devono volere un sacco di bene, quei demoni.

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