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Costantino della Gherardesca: “Grazie alla tv vedo come cambia il Paese. Sui diritti siamo indietro. Io, vittima di omofobia in collegio: i miei compagni per solidarietà si misero tutti il rossetto”

Costantino della Gherardesca, 47 anni 

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E’ tornato alla guida di ‘Pechino Express’, su Sky e NOW, e sogna di fare documentari. Il ricordo della mamma scomparsa, “donna speciale e indipendente”, il coming out, l’amore, gli affetti: “Vorrei invecchiare accanto agli amici, persone di cui mi fido e che la pensano come me”
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Ha trovato il suo posto in tv ma Costantino della Gherardesca è un cittadino del mondo, amabile, ironico, pieno di contraddizioni, pigro e al tempo stesso curiosissimo. E’ tornato alla guida di Pechino Express (tutti i giovedì su Sky e in streaming su NOW) e, grazie al suo humour, questa sfida folle in posti remoti è un successo da oltre mezzo milione di spettatori. Battute fulminanti, schietto, pronto a sorprendere, Costantino, 47 anni, aristocratico innamorato dell’arte e della bellezza, laurea in Filosofia al King’s college di Londra, racconta che è stato un bambino felice, anche se ha imparato a difendersi nella vita. Cintura nera se si parla di diete e disfatte sulla bilancia, è molto simpatico: “Succede una cosa strana, credo di essere l’unica persona che in tv sembra più magra. Sarà perché ho le ossa lunghe?”.

Ma è magro.

“No, ho ripreso dei chili al ritorno del viaggio. Il problema è sempre la notte, perché il frigo è lì a disposizione”.

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Ha trovato il suo posto in tv ma Costantino della Gherardesca è un cittadino del mondo, amabile, ironico, pieno di contraddizioni, pigro e al tempo stesso curiosissimo. E’ tornato alla guida di Pechino Express (tutti i giovedì su Sky e in streaming su NOW) e, grazie al suo humour, questa sfida folle in posti remoti è un successo da oltre mezzo milione di spettatori. Battute fulminanti, schietto, pronto a sorprendere, Costantino, 47 anni, aristocratico innamorato dell’arte e della bellezza, laurea in Filosofia al King’s college di Londra, racconta che è stato un bambino felice, anche se ha imparato a difendersi nella vita. Cintura nera se si parla di diete e disfatte sulla bilancia, è molto simpatico: “Succede una cosa strana, credo di essere l’unica persona che in tv sembra più magra. Sarà perché ho le ossa lunghe?”.

Ma è magro.

“No, ho ripreso dei chili al ritorno del viaggio. Il problema è sempre la notte, perché il frigo è lì a disposizione”.

Una curiosità: ha mangiato anche lei la zuppa di tartaruga che ha dato tanti problemi a Caressa?

“Che gli uomini in Italia siano più drammatici rispetto alle donne, è una grande verità. Caressa proprio per via di questo suo penchant per il palcoscenico ha raccontato bene il viaggio. Io ho assaggiato la zuppa, perché assaggio tutto”.

E quindi?

“Sa di viscido, aggettivo che spiega bene la consistenza”.

Anche quest’anno a Pechino Express vince l’ironia.

“E’ fondamentale che l’adattamento sia stato fatto in chiave ironica, mentre in altri paesi si concentra sulla gara. Il pubblico non va mai sottovalutato, molti produttori tendono a farlo invece è sbagliato”.

antonio.marcioni@gmail.com 

Come va la vita?

“Sono un orso, sto a casa, vedo poche persone che vengono a mangiare, circondato da vecchi dvd, vecchi supporti video e per la musica. Sa cos’è veramente brutto? Questa mania, partita negli anni 90 e ormai conclamata, che gli adolescenti e i teenager contengano una qualche verità che noi dobbiamo scoprire. Questo a discapito delle persone più anziane, che non sono rispettate. Invece a me fa più tenerezza un vecchio. A Singapore ci sono persone che vanno a casa di chi è avanti con gli anni per insegnargli a comunicare con i nipotini. Dovrebbe essere un processo naturale, al contrario il passato si cancella: c’è questa fissa con la gioventù. Invece la memoria coincide con la felicità”.

Non sempre. Sa cosa diceva Ingrid Bergman? Che per essere felici bisogna avere buona salute e cattiva memoria.

“Forse in parte ha ragione. Ci sono studi cinesi: grazie a una terapia uno si ricorda tutto e ricostruisce certi eventi se non in modo positivo, neutro. Così è meglio, si cancella il dolore”.

Metropolis Extra/283, Costantino della Gherardesca: "Palestrati poco interessanti, tanto fisico e niente sesso"

La televisione le ha cambiato la vita?

“Mi ha sostenuto, attraverso la tv ho visto il cambiamento della nazione. E dopo ho trovato anche lavoro”.

Con Piero Chiambretti ha sperimentato, con Milly Carlucci a ‘Ballando con le stelle’ è diventato un divo formato famiglia, con ‘Pechino Express’ gioca. Cosa vorrebbe fare?

“Vorrei sicuramente fare qualcosa di pedagogico che allaccia la storia al quotidiano. Sogno un programma non voglio dire di informazione, ma legato alla conoscenza e alla scoperta, vorrei fare documentari divertenti. Se non c’è il divertimento, la gente si stacca dallo schermo, ma d’altronde anche la creatività nasce sempre dal gioco”.

Costantino sulle orme di Alberto Angela?

“Vorrei parlare di filosofia, arte, letteratura e spiegare l’importanza di queste cose. Avere una cultura a 360 gradi aiuta. Studiare vuol dire crescere perché quello che avrai, dovrai costruirlo da solo. Adesso mi incuriosisce l’intelligenza artificiale”.

Da bambino cosa sognava?

“Quando avevo 8 anni una bellissima signora mi passò accanto e disse: ‘Tu devi fare lo scrittore’. Io ho scritto, ma non riesco a scrivere un romanzo”.

Quando sua madre Costanza è morta due anni fa, lei ha scritto che le ha insegnato “a essere generoso senza pretendere di avere qualcosa indietro, se non la gioia dì rendere le persone felici”. Le è capitato il contrario, che qualcuno la rendesse felice?

“Mia madre era una donna speciale, indipendente, sempre circondata da amici e credo ancora pienamente in quell’insegnamento. Mi ha reso felice il mio padrino, il produttore Giorgio Nocella, rendeva gli altri felici. I veri ricchi tendono a essere tirchi - molti dicono: ed è per quello che sono ricchi, temo che sia più complesso – le generosità è bellissima”.

Suo padre l’ha riconosciuta a cinque anni, ha preso il suo cognome, Verecondi Scortecci, solo in un secondo momento. L’infanzia in collegio in Svizzera che periodo è stato?

“Felice. Ero un bambino curioso, dai 9 ai 14 anni mi facevano fare kayak, trekking andavo a fare le escursioni in montagna, ho bellissimi ricordi. Poi ho conosciuto il mondo, era un collegio internazionale, mi ha aperto la mia mente in modo definitivo. Dopo sono stato due anni nel collegio più autoritario e lì sono successe cose spiacevoli. Mi sono fatto le ossa, ci si ribella anche alla sofferenza”.

antonio.marcioni@gmail.com 

Ha raccontato di essere stato vittima di episodi di omofobia.

“Da parte di certi ragazzi e alcuni dello staff, mai da parte dei professori. Mi rompevano le scatole perché ero omosessuale, mi fecero camminare a piedi nudi nella neve. Me ne andai e successe una cosa bellissima: tutti gli amici della mia classe scesero la mattina, per l’appello, con l’ombretto e il rossetto in segno di solidarietà”.

Lei disse in tv da Chiambretti di essere omosessuale: si è mai sentito discriminato?

“No, mi sono sentito nel luogo sbagliato. Vedevo amici di famiglia malati di Aids, so cosa succedeva. Sono una persona che parlava di sé stesso senza farsi problemi ma gli altri se li facevano. Questo mi ha fatto porre una domanda: ho trovato lavoro in questa nazione ma è quella giusta?”.

A sua madre l’aveva detto a diciotto anni.

“Lei aveva amici gay, l’identità non ce l’hai dalla famiglia, ce l’hai già. La cosa orrenda è osservare quello che sta facendo il vicino. Penso che in Italia, per quel che riguarda i diritti, siamo ancora molto indietro”.

Sogna di invecchiare accanto a un compagno?

“Sogno di invecchiare accanto agli amici, a gente di cui mi fido e che la pensa come me”.

Oggi non ha un amore?

“In questo momento non me lo posso permettere”.

In che senso?

“Devo lavorare e l’amore richiede impegno, dedizione”.

Che idea si è fatto di quello che sta succedendo a corte? La malattia di Carlo, la rivelazione di Kate Middleton?

“Sono andato in Inghilterra per l’incoronazione di Carlo per scriverne, ho visto che i reali non sono realmente protetti, e stanno a questo gioco: ‘Non siete Elisabetta, state al gioco se no ve la faremo pagare’. Li ho visti molto vulnerabili. Poi, se ci pensa, il potere è al femminile: la regina Vittoria, Elisabetta I, Elisabetta II, Margaret Thatcher. Le donna in Inghilterra hanno veramente una posizione forte”.

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