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Matilda Lutz nella terra dei Briganti: “Racconto le donne del Sud che hanno lottato per la libertà”

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Trentadue anni, padre fotografo americano e mamma modella italiana, è la brigantessa Michelina De Cesare, personaggio storico, nella serie Netflix Briganti in arrivo il 23 aprile
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Scovata da Muccino per L’estate addosso mentre faceva la cameriera a Los Angeles, poi una serie di film di genere dall’horror americano Ring 3 a un “rape and revenge” francese, musa di Botticelli nella serie I Medici e il tappeto rosso dell’inaugurazione del festival di Cannes due anni fa con il film di Hazanavicius Cut! Zombi contro zombi. Matilda Lutz, 32 anni, ex modella, padre americano e mamma italiana, studi di psicologia e recitazione al Centro Sperimentale, un bimbo di cinque anni Oliver Antonio, è la brigantessa Michelina De Cesare, personaggio storico, nella serie Netflix Briganti in arrivo il 23 aprile. Poi sarà l’eroina Marvel nel remake Red Sonja e protagonista del neonoir Magpie da un’idea di Daisy Ridley, la Rey di Star Wars.

Scovata da Muccino per L’estate addosso mentre faceva la cameriera a Los Angeles, poi una serie di film di genere dall’horror americano Ring 3 a un “rape and revenge” francese, musa di Botticelli nella serie I Medici e il tappeto rosso dell’inaugurazione del festival di Cannes due anni fa con il film di Hazanavicius Cut! Zombi contro zombi. Matilda Lutz, 32 anni, ex modella, padre americano e mamma italiana, studi di psicologia e recitazione al Centro Sperimentale, un bimbo di cinque anni Oliver Antonio, è la brigantessa Michelina De Cesare, personaggio storico, nella serie Netflix Briganti in arrivo il 23 aprile. Poi sarà l’eroina Marvel nel remake Red Sonja e protagonista del neonoir Magpie da un’idea di Daisy Ridley, la Rey di Star Wars.

Com’è stato l’incontro con Michelina?

"Non conoscevo a fondo il mondo del brigantaggio e soprattutto che ci fossero state delle donne con ruoli di responsabilità. L’idea che ci fossero delle donne a capo dei briganti mi ha attratto molto, in una società dove si fa ancora fatica oggi a trovare la parità dei sessi. Non conoscevo la storia di Michelina De Cesare e, anche se sapevo che il mio personaggio era soltanto ispirato alla persona storica, ho letto tutto quello che ho trovato su di lei. Non ci sono tantissime informazioni ma quello che mi ha colpito di lei era il rapporto alla pari con Francesco Guerra con il quale si era divisa i compiti, insieme prendevano tutte le decisioni”.

Come ha avvicinato il personaggio?

"Ho cercato di renderlo mio utilizzando quello che avevo letto lavorando sulle sceneggiature: una donna forte e determinata ma con delle insicurezze. Lei sentiva molto la responsabilità di avere tante persone che dipendevano da lei, voleva cambiare le cose, era un simbolo di libertà ma sentiva una grande pressione. Ho cercato anche di lavorare sul suo passato, perché la serie la incontra che è già in lotta per la libertà del popolo del sud. Scrivevo delle lettere a personaggi inventati, al compagno che era stato ucciso, alle persone del mio villaggio che mi avevano fatto del male. Michelina è stata stuprata e per quella ragione è fuggita, ho scritto il ricordo del giorno della violenza, un testo che me l’ha fatta sentire vicina”.

La sfida più grande?

"Imparare ad andare a cavallo. C’ero stata una volta sola da bambina ed era stata un’esperienza un po’ traumatica per cui poi non mi ci ero più avvicinata. Imparare ad andare a cavallo è stata una delle cose più terrificanti che abbia mai fatto, ero terrorizzata dal fatto di non avere minimamente il controllo sull’animale però è stato stupendo a livello personale poi impararlo. E per il personaggio era importante, vederla arrivare a cavallo è un’immagine potente. Ho combattuto con la mia paura”.

Sull’immagine di Michelina come ha lavorato con i reparti?

"Molto bene, la costumista ha fatto un lavoro pazzesco sui materiali. Provando i costumi ho notato la cura dei dettagli e mi sono resa conto dell’importanza del progetto, la pesantezza dei cappotti mi faceva sentire una donna diversa. E anche il “trucco e parrucco” sono stati eccezionali, sono arrivata il primo giorno sul set e c’era un’idea del tutto precisa della sua immagine. Ogni banda è stata curata a livello di look nei minimi dettagli”.

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Film d’azione, horror, thriller questa serie di avventura… ha lavorato molto con il genere. È stato un caso?

"Io da spettatrice non ho mai guardato molti horror ma dopo averne girato uno (The ring 3, ndr.) mi sono resa conto che da attrice è una grandissima opportunità perché ti ritrovi a fare cose che non ti capitano quotidianamente. Poi per me imparare a fare cose nuove sul set come arrampicarsi, combattimenti con la spada, andare a cavallo per me è galvanizzante. A me piace molto lavorare sul corpo. Poi le scelte sono capitate anche un po’ per destino come il film di Michel Hazanavicius, la cui proposta mi è arrivata perché ai César dove ero nominata per Revenge la mia madrina era Bérénice Bejo, sua moglie. In quell’occasione ho conosciuto entrambi, lui poi mi ha mandato il copione dicendomi: è la storia di un gruppo di cineasti che fa un “very shitty film about zombies” così mi ha detto. Io sono rimasta un po’ perplessa, ma quando ho letto la sceneggiatura sono stata conquistata. I trenta minuti iniziali di piano sequenza li abbiamo preparati tutti i giorni per un mese come una pièce teatrale, un’esperienza incredibile”.

Foto Ilaria Licci 

Set italiani e set hollywoodiani, differenze, pregi e difetti?

"Ogni progetto è diverso e dipende molto dal budget. Se il film è indipendente e a basso budget si crea un’atmosfera familiare è una conseguenza matematica, se sei su un set con 400 persone difficile conoscere tutti in maniera approfondita. Il gruppo tra cast tecnico e artistico fa l’atmosfera, se si è in trasferta si crea più facilmente un legame. Quindi set italiano, francese o americano… non è quello che conta”.

Di Red Sonja, più difficile indossare il bikini di metallo o le scene di combattimento?

"È un film d’azione per il quale mi sono allenata in un modo diverso da qualunque altra cosa avessi fatto prima. Ho dovuto mettere su sei chili di muscoli con un nutrizionista, un personal trainer e un fisioterapista che mi seguivano. Con la regista (M.J. Bassett, ndr.) c’è stato uno scambio umano molto intenso perché la storia, al di là del fumetto, è quella di una donna che perde tutto e deve capire a cosa aggrapparsi per andare avanti e poi quando ritrova la famiglia, gli amici capisce che il percorso deve farlo da sola. Ero terrorizzata dall’idea di questi combattimenti in bikini, un costume che lasciava il corpo molto esposto davanti a tante comparse… era quello il mio pensiero. Fin da subito però la regista mi ha spiegato che il bikini sarebbe stato usato in modo diverso non posso dirvi più di tanto ma ha un grande valore nel film non come indumento ma come strumento di potere. Tutto quello che sono riuscita l’ho fatto da sola dopo due mesi e mezzo di allenamenti ma poi avevo una stunt fantastica”.

Foto Ilaria Licci 

Mamma modella e papà fotografo il rapporto con la propria immagine, con il proprio corpo come è andato nel corso del tempo?

"I miei genitori sono entrambi ex modelli, mio padre poi è diventato fotografo, mia madre è nelle pubbliche relazioni. L’immagine era al centro della nostra famiglia. Io non me ne sono resa conto fino all’anno della maturità, quando me ne sono andata via di casa, quanto tutto questo avesse influito su di me che ero una ragazzina insicura. Mio padre faceva foto con le modelle di Victoria’s secret, inoltre quando era ragazzina io le modelle erano lo stereotipo della donna magra, perfetta, era più difficile di adesso dove timidamente si sta accogliendo nella moda anche altri modelli di femminilità. È stato tosto, da adolescente ero molto timida, non volevo stare al centro dell’attenzione, odiavo le mie sopracciglia che mi sembravano la cosa più brutta che esistesse. Crescendo ho acquistato in consapevolezza, oggi so che le mie sopracciglia sono il mio tratto distintivo e ho imparato ad amarmi con le mie imperfezioni”.

È diventata mamma relativamente giovane, anche quella una tappa importante nel rapporto col proprio corpo.

"Sì moltissimo. Quando ero incinta mi sentivo forte come non lo ero mai stata, avevo l’impressione come se niente mi potesse scalfire nonostante il pancione, nonostante il seno ingrossato, il fisico cambia, poi dopo aver partorito ancora di più perché al pancione si sostituisce una pancia molle devi riabituarti a una nuova figura. Eppure mi sentivo bellissima e fortissima, la maternità mi ha dato una sicurezza di me stessa incredibile. Probabilmente doversi occupare di un’altra persona ti fa trovare una forza in più che viene dalla natura stessa”.

Come profilo su Instagram ha l’immagine di Marilyn Monroe

"Marilyn è un’icona cinematografica ma è soprattutto una donna eccezionale. E la sua storia, le sue scelte mi hanno sempre affascinato moltissimo, ho letto alcune biografie, visto documentari, i film naturalmente. Mi interessa come attrice ma anche molto come donna. Mi ha scioccato scoprire la sua situazione familiare disastrosa con traumi incredibili, è riuscita aa trasformare il dolore in arte, come interprete mi piace molto perché sa essere sexy e buffa, ingenua e autoironica. Un aspetto che nel film su di lei non è emerso per niente, nonostante il talento di Ana de Armas. Siamo due donne totalmente diverse ma la sento molto vicina, aveva iniziato facendo questi poster dove si esponeva molto più che altre sue colleghe attrici, non era un vero nudo ma era considerata volgare, ha dovuto combattere con l’immagine di bionda stupida che i primi film le avevano affibbiato. Lei per tre anni è sparita da Hollywood e ha aperto la sua casa di produzione per tornare e non essere più la solita bionda stupida. Questo è uno dei motivi di ammirazione per me”.

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