‘Baby Reindeer’, quando lo stalking è una storia vera (e non scontata)
di Antonio DipollinaSuccede così e succede soprattutto con quelli di Netflix. Che ne siano consapevoli o promotori, non è decisivo. Passano molte serie di gran richiamo, iper-pubblicizzate e promosse: poi dall’Inghilterra arriva una piccola cosa che non viene nemmeno annunciata e in pochi giorni diventa la serie di cui è obbligatorio non si dice vederla, ma sapere tutto sì – ed è attualmente al primo posto autocertificato tra quelle più viste. ‘Baby Reindeer’, sette episodi da mezz’ora ciascuno. Significa piccola renna ed è il vezzeggiativo, ma è come se fossimo in Shining, con cui la ragazza Martha, sulla quarantina, chiama il suo preferito: che è il giovane scozzese Donny, barman di mestiere e aspirante comedian.
Quando lui le offre un the al pub, lei sostiene al tempo stesso di non avere soldi e di essere un avvocato di grido che lavora con il governo. L’insieme dovrebbe insospettirlo, ma Donny è un traumatizzato dalla vita e dagli affetti: diventa una storia di stalking efferato, di lei verso di lui…
Succede così e succede soprattutto con quelli di Netflix. Che ne siano consapevoli o promotori, non è decisivo. Passano molte serie di gran richiamo, iper-pubblicizzate e promosse: poi dall’Inghilterra arriva una piccola cosa che non viene nemmeno annunciata e in pochi giorni diventa la serie di cui è obbligatorio non si dice vederla, ma sapere tutto sì – ed è attualmente al primo posto autocertificato tra quelle più viste. ‘Baby Reindeer’, sette episodi da mezz’ora ciascuno. Significa piccola renna ed è il vezzeggiativo, ma è come se fossimo in Shining, con cui la ragazza Martha, sulla quarantina, chiama il suo preferito: che è il giovane scozzese Donny, barman di mestiere e aspirante comedian.
Quando lui le offre un the al pub, lei sostiene al tempo stesso di non avere soldi e di essere un avvocato di grido che lavora con il governo. L’insieme dovrebbe insospettirlo, ma Donny è un traumatizzato dalla vita e dagli affetti: diventa una storia di stalking efferato, di lei verso di lui, ma anche auto-inflitto, da lui su sé stesso. La storia è dichiarata autentica, Donny è il vero comico scozzese Richard Gadd, nella vita ha subìto per quattro anni una persecuzione così, poi ne ha fatto una pièce teatrale di gran successo e ora c’è la serie tv. Al netto di confini un po’ nebulosi nel racconto (Donny ci mette almeno una settimana a digitare su Google il nome di lei e scoprirla con precedenti penali per stalking) rimangono due cose. La serie in sé, che è girata e recitata con efficacia sbalorditiva e la tensione che sale come in un horror di prima classe. E poi appunto il successo, che ha l’aria di certificare quanto pubblico abbia voglia di racconti dove due più due non faccia il solito noioso quattro, con luoghi comuni e perbenismi ribaltati. E che del politicamente corretto non sa davvero più che farsene.
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A Marco Liorni nella scena famosa è slittata la frizione, ed è sbalorditivo visto che si pensava che la frizione nemmeno l’avesse, tanto è sempre equilibrato. Ma della vicenda bisogna prendere il buono: la concorrente ha indovinato l’anno, che era il 1935, e in quel gioco non succede molto spesso.