Milva, diva per sempre: il docufilm che rende omaggio alla “Rossa” della canzone d’autore
di Antonio DipollinaA fine visione, l’impressione che questo docufilm aggiungerà qualche rimpianto a chi in piena vita e carriera non l’ha seguita come meritava. Rende l’idea, eccome, Milva, diva per sempre, passato ieri sera su Raitre, summa biografica diretta da Angelo Longoni su Maria Ilva Biolcati, detta Milva, a tre anni dalla scomparsa.
Una storia sorretta con fermezza dalla figlia Martina Corgnati – sua una recente biografia – rinforzata da interventi di amici e artisti nella giusta dose, ossia limitata, e un fluire di racconto che, per chi ne sapesse poco, può sbalordire a più riprese. Carriera indicibile, giri del mondo continui ma soprattutto giri intorno a musica e rappresentazione artistica, con un campo di collaborazioni e variazioni di tono da non credere. Brecht, Strehler, Piazzolla, Vangelis, i Sanremo, la tv popolare – in piccole dosi – Jannacci, Battiato, un ultimo Sanremo con Giorgio Faletti.
In chiusura, forse la quadra…
A fine visione, l’impressione che questo docufilm aggiungerà qualche rimpianto a chi in piena vita e carriera non l’ha seguita come meritava. Rende l’idea, eccome, Milva, diva per sempre, passato ieri sera su Raitre, summa biografica diretta da Angelo Longoni su Maria Ilva Biolcati, detta Milva, a tre anni dalla scomparsa.
Una storia sorretta con fermezza dalla figlia Martina Corgnati – sua una recente biografia – rinforzata da interventi di amici e artisti nella giusta dose, ossia limitata, e un fluire di racconto che, per chi ne sapesse poco, può sbalordire a più riprese. Carriera indicibile, giri del mondo continui ma soprattutto giri intorno a musica e rappresentazione artistica, con un campo di collaborazioni e variazioni di tono da non credere. Brecht, Strehler, Piazzolla, Vangelis, i Sanremo, la tv popolare – in piccole dosi – Jannacci, Battiato, un ultimo Sanremo con Giorgio Faletti.
In chiusura, forse la quadratura del cerchio, Alda Merini, testi fantastici con musiche all’altezza (Giovanni Nuti). E molto altro, in una bulimia artistica difficile da condensare ma di cui il doc riusciva a dar conto. E vita tormentata, e personalità straripante: si dice in questi casi, complessità. Renderla è altrettanto complicato, ma qui c’è altro: c’è la naturalezza di una complessità artistica ostentata con consapevolezza. Sull’eleganza naturale, il dono era evidente. Ma all’orecchio attento non sfuggirà il livello stratosferico (anche Berio, anche La Scala) dei personaggi che l’hanno voluta interprete. E se proprio bisogna trovare una sintesi tra, pardon, alto e meno alto, se vale il fatto di fermare il cursore e tornare indietro per rivedere il pezzo tre o quattro volte, c’è lei in camicetta e jeans, in uno di quegli studi Rai da milioni di spettatori: La Rossa. Jannacci le scrisse un omaggio ai confini dell’impossibile, raccontandola e affidandolo all’unica che poteva cantarlo.