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Su Netflix ‘Un uomo vero’: Jeff Daniels è un grande, ma ‘Succession’ è un’altra storia

Multischermo / Disponibile sulla piattaforma la serie tratta da ‘A man in full’ di Tom Wolfe
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Qualche prima reazione d’entusiasmo (dubitare sempre) soprattutto in giro per il mondo. Poi arriva davvero, su Netflix, questa Un uomo vero, che sarebbe A man in full, adattamento di un Tom Wolfe, anno 1998. E si scopre che quel quarto di secolo, o quasi, dall’ideazione si fa sentire in maniera pesante.

Jeff Daniels — ovviamente magnifico — è Charlie Croker, magnate in campo immobiliare ad Atlanta. Una mattina la sua banca di riferimento lo convoca, lui si presenta convinto di metterseli in tasca come sempre e scopre l’incubo di un debito spaventoso, di una banca che esige un rientro e un cambio di rotta totale e soprattutto del fatto che il boss bancario gliel’ha giurata, appoggiato da scagnozzi di livello che ci sanno fare con le carte. Ammesso che ce ne sia bisogno, visto che Croker i soldi li ha spesi soprattutto per tenute multimilionarie dove si diverte ad allevare quaglie e collezionare serpenti.

Daniels-Croker torna stordito, ma pronto a battagliare contro ogni logica e senza …

Qualche prima reazione d’entusiasmo (dubitare sempre) soprattutto in giro per il mondo. Poi arriva davvero, su Netflix, questa Un uomo vero, che sarebbe A man in full, adattamento di un Tom Wolfe, anno 1998. E si scopre che quel quarto di secolo, o quasi, dall’ideazione si fa sentire in maniera pesante.

Jeff Daniels — ovviamente magnifico — è Charlie Croker, magnate in campo immobiliare ad Atlanta. Una mattina la sua banca di riferimento lo convoca, lui si presenta convinto di metterseli in tasca come sempre e scopre l’incubo di un debito spaventoso, di una banca che esige un rientro e un cambio di rotta totale e soprattutto del fatto che il boss bancario gliel’ha giurata, appoggiato da scagnozzi di livello che ci sanno fare con le carte. Ammesso che ce ne sia bisogno, visto che Croker i soldi li ha spesi soprattutto per tenute multimilionarie dove si diverte ad allevare quaglie e collezionare serpenti.

Daniels-Croker torna stordito, ma pronto a battagliare contro ogni logica e senza alcuno scrupolo, nella sua torre: e sì, perché c’è anche la torre e tutto rimanda ovviamente a Donald Trump. Ma al Trump di allora, ai giri di allora: farne qualcosa di significativo oggi diventa una vera impresa e la serie ne soffre. Volendo, c’è una sovrastima complessiva: creatore della serie è David E. Kelley, autore di cose molto di moda in passato come Big little lies o The undoing, celebratissime ma anche assai lineari, e parecchio piacione. Il guaio è che si è parlato di Un uomo vero come di un nuovo Succession. Proprio lo strepitoso precedente in questione pesa invece come un macigno sulla trama datata di questa serie: che sarcasmo e latenze allucinatorie di Succession se le sogna, cercando semmai un pubblico nostalgico e legato ai tempi in cui le facili indignazioni avevano, forse, un senso.

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“E allora? Io ho cambiato partito dieci volte. Cosa vuol dire, che sono cretino io o sono cretini i partiti?” (Vittorio Feltri, Prima di domani, Rete4).

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