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Carlo Conti il ‘predestinato’: Sanremo si gioca la sua carta migliore

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Il conduttore fiorentino, 63 anni, già direttore artistico e sul palco del Festival per le edizioni 2015, 2016 e 2017, torna all’Ariston: la lunga corte della Rai per l’uomo che più di altri conosce il pubblico
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Dal momento in cui Amadeus ha detto no al suo sesto Festival di Sanremo, è stato lui il predestinato. Perché Carlo Conti per la Rai ha rappresentato subito una sicurezza, l’unica alternativa possibile, l’unico conduttore che avrebbe potuto fare l’impresa dopo i Festival dei record targati Amadeus che con l’amico di una vita Fiorello, era riuscito a trasformare Sanremo in un evento, a riportare i giovani davanti alla tv. E quei numeri da fantascienza, con l’ultima puntata che sfiora i 14 milioni e mezzo di spettatori e il 90% di share al momento della proclamazione della vincitrice Angelina Mango, il servizio pubblico non può rischiare di perderli.

Quindi è iniziata la corte al conduttore che con i suoi…

Dal momento in cui Amadeus ha detto no al suo sesto Festival di Sanremo, è stato lui il predestinato. Perché Carlo Conti per la Rai ha rappresentato subito una sicurezza, l’unica alternativa possibile, l’unico conduttore che avrebbe potuto fare l’impresa dopo i Festival dei record targati Amadeus che con l’amico di una vita Fiorello, era riuscito a trasformare Sanremo in un evento, a riportare i giovani davanti alla tv. E quei numeri da fantascienza, con l’ultima puntata che sfiora i 14 milioni e mezzo di spettatori e il 90% di share al momento della proclamazione della vincitrice Angelina Mango, il servizio pubblico non può rischiare di perderli.

Quindi è iniziata la corte al conduttore che con i suoi varietà, da Tale e quale a I migliori anni, si è conquistato un pubblico fedele, che conosce la musica (anche lui come Amadeus è nato alla radio), ma soprattutto sa benissimo cosa sia la macchina del festival, avendo già condotto tre edizioni, dal 2015 al 2017.

Verbo preferito ‘pedalare”, nemico dei toni trionfalistici, Conti conosce il pubblico (ha sempre detto che prima di fare il presentatore è uno spettatore), è stimato dai cantanti, e se Ama ha davvero innovato il festival portando sul palco i giovani artisti, il primo a iniziare la ‘Sanremo revolution’ era stato con passo felpato ‘Carletto da Firenze’, come lo chiamano gli amici toscani, seguito poi da Claudio Baglioni.

La Rai, in una stagione televisiva che, a parte il successo di Sanremo e il trionfo di Fiorello a VivaRai2!, certo non ha brillato (solo parlando dell’intrattenimento, il varietà flop di Chiara Francini e il talent senza capo né coda di Milly Carlucci) doveva risolvere subito il problema più grande, non perdere la cassaforte Sanremo dell’era post Amadeus. E si è capito subito che l’obiettivo era un conduttore con esperienza, affidabile, uno che, come dice lui con orgoglio ama “far sedere davanti alla tv tutto il pubblico, dai nonni ai nipoti”. Perché si fa presto a dire “bisogna sperimentare”, ma magari partendo da un altro tipo di appuntamento.

Alessandro Cattelan, per cui qualcuno faceva il tifo, è ancora troppo acerbo per un evento così grande, il festival è una macchina complessa. E guardandosi intorno, questo salvatore della patria sanremese, per ora non c’è. Il tempo gioca a suo favore, avendo avuto l’incarico già a maggio, ha tutto il tempo per preparare il migliore dei festival. Solo un mese fa, Conti spiegava che doveva prendersi tempo e capire se aveva ancora orecchio “perché la cosa importante sono le canzoni, per il resto il festival è una trasmissione in diretta”.

E lui è sempre stato padrone della diretta, Giorgio Panariello raccontava che gli mandava i messaggi durante i festival che ha condotto, sicuro che gli avrebbe risposto alla fine. Invece no, il prode Conti rispondeva nelle pause, tra un cantante e l’altro, dietro le quinte. Quando si dice avere la situazione sotto controllo.

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