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Beach Boys, un sogno chiamato California

I Beach Boys in uno scatto del 1964

 
Multischermo / Il docufilm sulla storia della band su Disney+
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Il surf, certamente. Le grandi onde sulle spiagge della California, primi anni 60, le canzoni perfette e i filmati: arrivavano nelle case dei ragazzi del Minnesota o di Stati centrali degli Usa e quelli scoprivano che esistevano posti così. Non si può prescindere da questo, nel docufilm The Beach Boys — da pochi giorni su Disney +.

Ma la storia è assai più complessa, forse importante e pure simbolica. I ragazzi Wilson (Brian, Carl e Dennis), un cugino, il patriarca che li guidava. E nacquero i Beach Boys: la vicenda è tutta in questo doc che arriva diciamo al limite del tempo. Basta fare due conti e i protagonisti ancora in vita vanno verso gli ottanta ed è stato meglio che il lavoro, bellissimo, fosse realizzato ora, alfine. Rivoluzione musicale, nel segno della leggerezza, del surf, delle tavole e delle ragazze in bikini. Al centro lui, Brian, il genius del gruppo — paffuto, introverso, che voleva stare chiuso in stanza a comporre e odiava andare in tour e finiva preda di psicofarm…

Il surf, certamente. Le grandi onde sulle spiagge della California, primi anni 60, le canzoni perfette e i filmati: arrivavano nelle case dei ragazzi del Minnesota o di Stati centrali degli Usa e quelli scoprivano che esistevano posti così. Non si può prescindere da questo, nel docufilm The Beach Boys — da pochi giorni su Disney +.

Ma la storia è assai più complessa, forse importante e pure simbolica. I ragazzi Wilson (Brian, Carl e Dennis), un cugino, il patriarca che li guidava. E nacquero i Beach Boys: la vicenda è tutta in questo doc che arriva diciamo al limite del tempo. Basta fare due conti e i protagonisti ancora in vita vanno verso gli ottanta ed è stato meglio che il lavoro, bellissimo, fosse realizzato ora, alfine. Rivoluzione musicale, nel segno della leggerezza, del surf, delle tavole e delle ragazze in bikini. Al centro lui, Brian, il genius del gruppo — paffuto, introverso, che voleva stare chiuso in stanza a comporre e odiava andare in tour e finiva preda di psicofarmaci e Lsd — facile fare il resistente a oltranza se hai le fattezze di Mick Jagger: se sei paffuto è un’altra storia.

E il racconto decolla davvero quando si incrociano i Beatles (“Perché loro vanno in tv e noi no?”) e quando Brian decide di cambiare musica e scrive un album bellissimo e dentro il tempo (fatto di Vietnam eccetera). Lennon e Mc Cartney lo ascoltano e corrono a scrivere Sgt. Pepper per non restare indietro. Finisce male, il patriarca non ci capisce più nulla e vende l’intero catalogo a 700 mila dollari — ne valeva decine di milioni. E finisce con la rimpatriata per questo doc, Brian sulla sua carrozzina forse capisce quello che succede, forse no. Ma la storia intera è davvero sorprendente, tutt’altro che una banale storia di surf e surfisti.??????????????

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Dennis, il fratello bello, una sera carica due ragazze autostoppiste e le porta nel covo della band. E spiega: “Siamo quasi una setta, e abbiamo un guru”, intendendo Brian. E le due: “Anche noi abbiamo un guru, si chiama Charles Manson”. Il seguito è tutto da scoprire.

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