Chiara Bordi: “In ‘Prisma’ voglio raccontare la disabilità senza filtri e pregiudizi. Anche se non è quello che si aspetta il pubblico”
di Chiara UgoliniChiara Bordi il prossimo primo settembre compie 24 anni. È uno dei talenti emergenti della serialità italiana, protagonista di Prisma, la serie che racconta gli adolescenti della provincia in cerca di identità, e de I fantastici 5, la serie con Raoul Bova, appena premiata dai Nastri d’argento. Prima di tutto questo, prima di capire che la recitazione era il suo piano A, quando era ancora un’anonima diciassettenne di Tarquinia, Chiara è diventata la prima finalista di Miss Italia con una protesi alla gamba. Era il 2018 al concorso era andata per “lanciare un messaggio”, ovvero che la vita va avanti anche dopo un incidente in motorino a dodici anni che ti cambia la vita. Sei anni dopo è una giovane donna, dalle idee molto chiare, un talento spontaneo e settantamila follower. Nella serie di Ludovico Bessegato interpreta Carola, liceale di Latina, con tante amiche, una vita sentimentale ricca, la cui quotidianità viene sconvolta quando un video intimo in cui tradisce il fidanzato ad una f…
Chiara Bordi il prossimo primo settembre compie 24 anni. È uno dei talenti emergenti della serialità italiana, protagonista di Prisma, la serie che racconta gli adolescenti della provincia in cerca di identità, e de I fantastici 5, la serie con Raoul Bova, appena premiata dai Nastri d’argento. Prima di tutto questo, prima di capire che la recitazione era il suo piano A, quando era ancora un’anonima diciassettenne di Tarquinia, Chiara è diventata la prima finalista di Miss Italia con una protesi alla gamba. Era il 2018 al concorso era andata per “lanciare un messaggio”, ovvero che la vita va avanti anche dopo un incidente in motorino a dodici anni che ti cambia la vita. Sei anni dopo è una giovane donna, dalle idee molto chiare, un talento spontaneo e settantamila follower. Nella serie di Ludovico Bessegato interpreta Carola, liceale di Latina, con tante amiche, una vita sentimentale ricca, la cui quotidianità viene sconvolta quando un video intimo in cui tradisce il fidanzato ad una festa viene condiviso e diventa virale.
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Prisma, il trailer della seconda stagione: Andrea, Mattia, Daniele, Carola
Per il personaggio di Carola sono passate poche settimane per lei due anni. Com’è stato ritrovarla?
"Sono stata felicissima che la serie sia stata rinnovata. Prisma è una serie necessaria, comunica qualcosa di importante ai ragazzi. È stato bello ritrovare Carola e riscoprirla sotto un altro punto di vista. Nella prima stagione ho scoperto come si muove nel mondo, mentre nella seconda è una ragazza molto diversa: ha conosciuto delle cose brutte, ha subito una violenza ed è diventata più riflessiva, più matura, più profonda. Prima viveva la vita con molta leggerezza, che non era superficialità, in questa seconda stagione quella leggerezza è andata perduta. La violenza che ha vissuto ha modificato il suo modo di rapportarsi agli altri, di vestirsi, di esprimersi”.
L’idea di un video intimo, condiviso senza consenso che diventa virale è molto forte ed è qualcosa che, purtroppo, accade a molti adolescenti. Come lo avete affrontato?
"Ludovico affronta tutti i temi con grande competenza e delicatezza. Da parte mia sapevo in linea di massima di cosa si trattava, ma ho cercato di approfondirlo anche perché purtroppo è proprio così: un fenomeno più diffuso di quanto si creda. Innanzitutto ho cercato di capire quali sono i termini giusti per indicarlo perché non si tratta di “revenge porn””.
Ecco quali sono i termini corretti?
"Produzione e diffusione non consensuale di immagini intime perché in questo caso oltre tutto non c’è consenso neanche nella produzione delle immagini. Ho cercato di approfondire anche l’iter legale da seguire e poi le conseguenze psicologiche di un fatto del genere che talvolta sono veramente gravi, estreme, fino al suicidio. Un fatto come quello condiziona tutte le relazioni a scuola, con la famiglia, con un nuovo partner. Carola dei momenti vorrebbe scomparire, vorrebbe che nessuno la notasse più e questo si traduce in un linguaggio del corpo diverso da prima. Lei che era una ragazza festaiola, che amava divertirsi, oggi deve fare uno sforzo enorme per uscire. Ho letto tante storie di ragazze a cui è accaduto qualcosa di simile e parlando con le mie amiche ho scoperto che, anche nella mia cerchia ristretta, è capitato che non ci fosse un pieno consenso mentre si è in intimità. Forme e luoghi diversi ma sempre con una matrice patriarcale”.
Per ogni personaggio Bessegato si fa aiutare da voi attori. Il linguaggio del rap, le pratiche del nuoto, nel suo caso le ha chiesto aiuto per raccontare la disabilità con realismo ma senza sfondoni.
"Sì la serie racconta realtà in maniera rispettosa e corretta, per la prima stagione ci siamo avvalsi anche della consulenza di Sofia Righetti (attivista per i diritti dei disabili ndr.) e poi ci siamo confrontati moltissimo. Anche per cose banali che riguardano l’uso della protesi, il fatto che lei ad un certo punto la deve cambiare perché l’altra le fa male Ludovico mi ha sempre chiesto un riscontro, mi ha coinvolto sempre. E gli sono molto grata perché alla base della rappresentazione ci deve essere informazione e correttezza e il fatto che le persone che fanno parte di quella comunità partecipino al racconto. Per anni le disabilità sono state raccontate nel cinema o nella tv attraverso attori e attrici non disabili e ovviamente la conseguenza è stata una rappresentazione stereotipata per cui rimaneva dell’amaro in bocca. Talvolta il racconto realistico non è quello che vorrebbe il pubblico che magari ha un’idea della persona con disabilità come qualcuno che soffre, che ti fa tenerezza, che ti colpisce alla pancia. La maggioranza degli spettatori si aspetta un racconto così e invece nella nostra serie c’è il coraggio di dare qualcosa di diverso al pubblico, qualcosa di più reale: cioè un personaggio che tra le altre cose ha una disabilità, ma la sua vita non gira tutto intorno a quello”.
Carola per parlare di quello che le è successo con il video riflette sul fatto che la viralità di quel contenuto rubato è stata aumentata dal fatto di essere una ragazza senza una gamba.
"È una scena molto bella che spiega il cambiamento del personaggio. Fino a quel momento non sappiamo lei che cosa pensi, è come se ci ragionasse su questo per la prima volta e concludesse che si, oltre alla violenza, c’è stata una seconda violenza che ha a che fare con la sua disabilità. Ludovico aveva scritto la scena già così poi ne abbiamo parlato e siamo stati d’accordo che era una questione che non poteva essere nascosta. Se nel video la protesi si vede è inevitabile che quell’elemento contribuisce alla curiosità morbosa, è un carico in più”.
Quando ha partecipato a Miss Italia nel 2018 aveva già l’idea di fare l’attrice?
"Volevo partecipare al concorso per lanciare un messaggio, a diciotto anni mi sentivo molto coraggiosa, ma anche sì avevo il desiderio di provare a fare l’attrice. Proprio durante le selezioni ho realizzato che avrei voluto fare quel percorso lì, sono andata a Miss Italia con le idee un po’ confuse, ho compiuto 18 anni durante il concorso, ero la più piccola. Lì c’erano ragazze molto più consapevoli: “voglio fare l’attrice, la modella, la conduttrice” dicevano con una sicurezza per me incredibile. Circondata da loro ho trovato il coraggio di dirlo ad alta voce: “vorrei recitare”. Ho ritrovato Fiorenza D’Antonio, che era arrivata seconda quell’anno a Miss Italia, sul set della serie I fantastici 5 e lei mi ha detto: ‘Sono troppo felice di vederti qui perché ricordo che era il tuo sogno’. Allora non avevo minimamente gli strumenti per farlo, dovevo ancora finire il quinto anno del liceo”.
In quel percorso di crescita che è stato Miss Italia c’è stata anche la necessità di misurarsi con un pubblico fatto di persone che la sostenevano ma anche di altri che l’attaccavano.
"Quel periodo è stato particolare, sui social c’erano molte persone che mi sostenevano e altri no, la cosa è diventata un caso mediatico e io non mi sarei mai immaginata una cosa del genere, ma non mi aspettavo neppure di arrivare in finale. Me ne sono resa conto pienamente dopo, quando ho scoperto che per due settimane sono stata in tendenza su Twitter… un caso nazionale condiviso da gente della politica, dello spettacolo. Purtroppo quando le cose diventano tante grosse c’è qualcuno che la pensa diversamente e vuole dire la sua, questo è stato ingigantito più di quello che era secondo me. Erano pochissime le persone che mi hanno attaccato, io poi gli ho risposto con lucidità in particolare a una signora che aveva scritto “ormai cani e porci a miss Italia, ti votano tutti perché sei storpia” e sono diventata la paladina contro il cyberbullismo. Che onestamente non ero”.
È molto sportiva: surf, skate. L’esperienza della serie ‘I fantastici cinque’ con Raoul Bova come è andata?
"È stata un’esperienza lavorativa molto interessante e complessa, c’è stato lo studio del personaggio ovvero un’atleta paralimpica e ho cercato di ispirarmi a delle vere atlete più o meno della mia età e ce ne sono diverse in Italia e anche molto forti. E poi dal punto di vista fisico ho dovuto imparare a correre con una protesi da corsa in maniera credibile, allenarmi tutti i giorni e sviluppare un fisico da atleta e cercare di vivere come vive un atleta paralimpico. Mi sono state di grandissimo aiuto le atlete paralimpiche che ho incontrato, cercavo di rubare dei dettagli di vita quotidiana: dove ti cambi la protesi, gli allenamenti che fai, se ci sono dei limiti".
È stata tentata?
"Assolutamente sì. In quel periodo mi sono sentita quasi più atleta che attrice. Poi sul set mi dicevano che sembravo portata anche perché effettivamente non è facile imparare a correre con una protesi da corsa. Devi imparare a gestire qualcosa di esterno a te che ti dà una spinta, inizialmente non è facile bisogna imparare a gestire il peso, trovare l’equilibrio”.
Mai pensato a un piano B?
"Sempre. A,B e C. Comunque il piano alternativo, molto pratico, è il fatto che a novembre mi sono laureata in tecniche ortopediche che è il mestiere della persona che crea le protesi. Non l’ho messa del tutto da parte quell’idea, sto cercando di portare avanti entrambi i percorsi consapevole che poi ad un certo punto dovrò scegliere. Però è un percorso di studi nato da una mia passione per cui ci tengo moltissimo. Nella mia testa poi ci sono mille altre cose: mi piace la fotografia e mi immagino fotografa, disegno e vorrei iscrivermi a un corso d’animazione”.
Sogni nel cassetto?
"Tanti. Mi piacerebbe fare un film in costume, ambientato in epoche passate. Mi piace approfondire il contesto storico, l’ambientazione. Il bello del cinema e della tv è che ti costringe a studiare sempre e ad approfondire argomenti che magari non affronteresti. Poi la lista dei registi con cui lavorare è lunghissima, i primi nomi che mi vengono sono Sorrentino, Guadagnino. Sono stata molto contenta di quello che è accaduto a Paola Cortellesi, all’inizio – prima che diventasse il fenomeno che è diventato – qualcuno storceva il naso: il bianco e nero, il film storico… ha avuto tanti ostacoli. E invece è diventato un film cult per il nostro cinema”.