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La forza di Lee Jung-jae: “Divento un maestro Jedi solo grazie a Squid game”

L’attore coreano, diventato star grazie alla serie Netflix, è protagonista di ‘The acolyte: La seguace’: dal 5 giugno su Disney+ i primi due episodi
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Il giocatore 456 è diventato un maestro Jedi. Lee Jung-jae, oggi il divo coreano più famoso al mondo — il primo attore in lingua non inglese premiato con l’Emmy grazie al ruolo di padre costretto al gioco di sopravvivenza in Squid game — è entrato nell’universo di Star wars.

E nella serie The acolyte: La seguace, i primi due episodi su Disney+ da mercoledì 5 giugno, recita in inglese. Anche se — ammette — non è stato facile e nell’intervista su Zoom Lee, 51 anni, si fa assistere, solo per le risposte, da una traduttrice. In patria era già famosissimo, ex modello, poi attore, trent’anni di carriera e di incassi ma Squid game lo ha fatto scoprire al mondo. In estate partiranno le riprese della nuova stagione di Squid game «ma quel successo — ci racconta — non ha cambiato il mio stile di vita, la mia quotidianità in Corea. In realtà la cosa più grande che mi ha regalato Squid game è stata questa enorme opportunità, diventare un maestro Jedi. Questo è il vero cambiamento e devo ringrazi…

Il giocatore 456 è diventato un maestro Jedi. Lee Jung-jae, oggi il divo coreano più famoso al mondo — il primo attore in lingua non inglese premiato con l’Emmy grazie al ruolo di padre costretto al gioco di sopravvivenza in Squid game — è entrato nell’universo di Star wars.

E nella serie The acolyte: La seguace, i primi due episodi su Disney+ da mercoledì 5 giugno, recita in inglese. Anche se — ammette — non è stato facile e nell’intervista su Zoom Lee, 51 anni, si fa assistere, solo per le risposte, da una traduttrice. In patria era già famosissimo, ex modello, poi attore, trent’anni di carriera e di incassi ma Squid game lo ha fatto scoprire al mondo. In estate partiranno le riprese della nuova stagione di Squid game «ma quel successo — ci racconta — non ha cambiato il mio stile di vita, la mia quotidianità in Corea. In realtà la cosa più grande che mi ha regalato Squid game è stata questa enorme opportunità, diventare un maestro Jedi. Questo è il vero cambiamento e devo ringraziare i miei fan, che spero arrivino in massa a vedermi nei panni del maestro Sol».

'Star Wars: The acolyte', la nuova serie con la star di 'Squid Game' Lee Jung-jae

Ambientato prima di La minaccia fantasma, quando l’oligarchia degli Jedi è chiamata alla gestione della pace nelle galassie, la serie ideata e in parte diretta da Leslye Headland vede Sol indagare su una serie di omicidi di maestri Jedi da parte di una misteriosa giovane dalla spada laser rossoscura, un personaggio doppio che emerge dal suo passato, manovrato da forze sinistre. Lee Jung-jae è stato un fan di Star wars da ragazzino: «Ho visto il primo film a fine anni Settanta, lo ricordo come un’esperienza quasi scioccante. Ricordo memorabili combattimenti in cortile con bastoni — spade laser, assegnavo i ruoli ai miei amici. Ma anche l’intensità della storia, il conflitto tra i personaggi con cui, malgrado la giovane età, mi relazionavo a un livello più profondo. Quasi non ci credo ancora, che sono oggi parte di questo universo». L’altro elemento che sottolinea è che al centro della galassia restano i rapporti affettivi, familiari: «Di Acolyte mi piace quel suo raccontare lo scontro generazionale, il dovere della tradizione e la voglia di trovare la propria strada».

(afp)

Sol non ha il distacco olimpico dei maestri Jedi, il volto di Jung-jae è mobile ed espressivo, filtrano angoscia, tenerezza, paura: «Ho cercato fin dall’inizio l’umanità del personaggio. Lontano dall’eroe tradizionale, volevo entrare in empatia col pubblico per far comprendere la profondità della tristezza che prova». Il dubbio e il tormento sono caratteristiche che accompagnano anche Lee Jung-jae. Scoperto mentre lavorava in un bar di Seul, ha iniziato a posare da modello ed è presto diventato una star. Anche nel passaggio, naturale, al cinema, il senso di inadeguatezza ha continuato ad accompagnarlo, malgrado sia diventato una certezza da grande incasso.

Se gli parli di mentori dice «mi sono ispirato a tanti attori migliori di me, da loro ho imparato qualcosa». Ma proprio il confronto continuo lo ha spinto ad abbandonare la recitazione, per due anni. E a proposito del carisma dice che «al cinema e in tv vedevo personaggi maschili così cool, ma io non cercavo quel modo diretto e fisico, mi pareva più interessante restituirlo in modo più gentile e sottile, puntando sui pensieri più che sulla mimica facciale o il comportamento fisico. Da questo punto di vista Sol è la quintessenza di ciò che ho sempre sognato».

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