Multischermo / Il pellegrinaggio di Iannacone e quello scarto impensabile
di Antonio DipollinaIn finale di puntata uno scarto impensabile, clamoroso, che cambia il registro di tutto quanto: e che giustifica l’attesa per il secondo appuntamento di questo breve e nuovo ciclo, tre puntate, di Che ci faccio qui – Rai 3 il giovedì sera. Ovvero Domenico Iannacone che riprende il suo pellegrinaggio sociale e civile in Calabria, torna nei posti e dalle persone che aveva già incontrato e raccontato in precedenza, prova a registrare cambiamenti o almeno evoluzioni – per i miglioramenti ci si sta attrezzando. E dopo un lungo avvio punteggiato da incredibili storie di disagio, di resistenza dentro labirinti criminogeni, arrivano in prima battuta il racconto irreale che riguarda Musaba, ovvero il museo-laboratorio di arte contemporanea voluto dall’artista Nik Spatari – scomparso di recente – e che esibisce a Mammola, ai piedi dell’Aspromonte, un rifugio di colori e arte che esplode in uno scenario da non credere. E poi, soprattutto, fa impressione il passaggio da certe stamberghe più che f…
In finale di puntata uno scarto impensabile, clamoroso, che cambia il registro di tutto quanto: e che giustifica l’attesa per il secondo appuntamento di questo breve e nuovo ciclo, tre puntate, di Che ci faccio qui – Rai 3 il giovedì sera. Ovvero Domenico Iannacone che riprende il suo pellegrinaggio sociale e civile in Calabria, torna nei posti e dalle persone che aveva già incontrato e raccontato in precedenza, prova a registrare cambiamenti o almeno evoluzioni – per i miglioramenti ci si sta attrezzando. E dopo un lungo avvio punteggiato da incredibili storie di disagio, di resistenza dentro labirinti criminogeni, arrivano in prima battuta il racconto irreale che riguarda Musaba, ovvero il museo-laboratorio di arte contemporanea voluto dall’artista Nik Spatari – scomparso di recente – e che esibisce a Mammola, ai piedi dell’Aspromonte, un rifugio di colori e arte che esplode in uno scenario da non credere. E poi, soprattutto, fa impressione il passaggio da certe stamberghe più che fatiscenti che ospitano, da Rosarno in poi, emarginati autentici, migranti senza respiro, a tutt’altro: Iannacone entra in una sorta di tempio asettico e luminoso, che pulsa di robotica e computer.
È l’Università di Calabria, ramo matematica e informatica: e qui si apre il mondo dell’altrove, un polo che studia l’Intelligenza Artificiale e la trasforma, con grande complicità di giganti giapponesi del settore che hanno fatto di questo angolo una sorta di vivaio per giovani di Calabria che studiano, trovano lavoro subito e guadagnano benissimo. Siamo ben oltre il concetto di contraddizione sociale: Iannacone, che parla agli ultimi con una partecipazione accorata molto insistita, capovolge qui l’approccio e lo stupore volge al bello. Cose di Calabria, o del mondo intero, tra effetti depressivi e sbalordimento, come i tempi impongono.
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Le aziende televisive in questi giorni presentano i bilanci di stagione e a un certo punto compare, nella rilevazione puntuale degli ascolti, la definizione di “pubblico altospendente”. Dev’essere una setta segreta e invisibile.