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‘I casi della giovane Miss Fisher’, su Rai 2 è l’ora del giallo australiano. Ma quegli anni 60 non funzionano

Multischermo / La seconda stagione in onda il venerdì, protagonista l'affascinante Geraldine Hakewill
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Magari da una stagione all’altra si salta qualche turno, ma poi arriva implacabile quel momento dell’anno nel quale su Rai 2 arriva il giallo australiano. È il segnale di una sorta di rompete le righe, tanto la gente pensa e guarda altro: e a quel punto tanto vale fare anche coincidere la partenza con quella degli Europei di calcio. C’è ovviamente di peggio, ovvio, ma I casi della giovane Miss Fisher — il venerdì sera — funziona tutt’al più come esperimento antropologico televisivo. Per poi scoprire che dall’altra parte del mondo, in un tripudio di globalizzazione, vanno — e alla grande, laggiù — le fiction di crime leggero dai toni brillanti e con protagonisti accattivanti. In questo caso la Fisher del titolo — che di nome fa Peregrine, ma non è colpa sua — viene interpretata dalla assai piacente Geraldine Hakewill.

Siamo a Melbourne e soprattutto siamo negli anni 60: la qual cosa fa sbizzarrire i costumisti con outfit elettrici d’epoca ma costringe a girare solo in interni — render…

Magari da una stagione all’altra si salta qualche turno, ma poi arriva implacabile quel momento dell’anno nel quale su Rai 2 arriva il giallo australiano. È il segnale di una sorta di rompete le righe, tanto la gente pensa e guarda altro: e a quel punto tanto vale fare anche coincidere la partenza con quella degli Europei di calcio. C’è ovviamente di peggio, ovvio, ma I casi della giovane Miss Fisher — il venerdì sera — funziona tutt’al più come esperimento antropologico televisivo. Per poi scoprire che dall’altra parte del mondo, in un tripudio di globalizzazione, vanno — e alla grande, laggiù — le fiction di crime leggero dai toni brillanti e con protagonisti accattivanti. In questo caso la Fisher del titolo — che di nome fa Peregrine, ma non è colpa sua — viene interpretata dalla assai piacente Geraldine Hakewill.

Siamo a Melbourne e soprattutto siamo negli anni 60: la qual cosa fa sbizzarrire i costumisti con outfit elettrici d’epoca ma costringe a girare solo in interni — rendere Melbourne anni 60 là fuori costerebbe uno sproposito. Peregrine è una ragazza di campagna, ma quando la zia — protagonista detective della serie primigenia — scompare nel nulla, lei approda a Melbourne, reclama l’eredità e si ritrova a indagare sui delitti nuovi. La seconda stagione, mentre tutti guardavano il calcio o la nuova soap turca di Canale 5, si è peraltro aperta con una trama bollente, un gruppo di ricchi praticanti l’amore libero — in prima serata ma appunto c’era il calcio — e, subito, il doppio delitto. Tra i motivi per seguire il tutto, quello di essersi invaghiti della protagonista, e sarebbe comprensibile. Gli anni Sessanta, però, funzionano meno: anche perché testimoniati al massimo dagli outfit elettrici di cui sopra e dal fatto che uno degli snob di puntata annuncia di essere reduce dalla tournée dei Beatles.

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La sicurezza e nonchalance con cui Mattarella all’incontro con gli atleti olimpici ha tenuto il discorso ricordando i «due nulli a due e ventinove» di Tamberi risarcisce di molte brutture recenti della politica.

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