Grazie a Bono Vox “Pierino e il Lupo” diventa post-punk
di Antonio DipollinaUn passaggio su Rai3 venerdì pomeriggio, un paio di repliche su RaiGulp nelle serate successive, tutti piuttosto gelosi, si direbbe, della collocazione per bambini di tutto quanto – a sovrintendere è RaiKids la divisione apposita della Rai. E però di questi tempi televisivi scarni, per non parlare degli altri, forse meritava più visibilità il gioiellino animato che porta l’illustre firma di Bono Vox. Ovvero la rivisitazione, ammodernata e con tecniche superlative, della celeberrima Pierino e il Lupo, favola senza tempo – anno d’origine 1936 – perfetta per adattamenti successivi: da noi per esempio il Roberto Benigni narrante con Claudio Abbado a dirigere le musiche.
Prokofiev comanda, Bono Vox – con vena artistica a largo raggio – ha disegnato le tavole originali, dei maghi dell’animazione l’hanno trasformata in questo corto, trenta minuti, che ruba l’occhio e anche il resto a qualsiasi spettatore troppo abituato alle solite cose. Dietro c’è un intero progetto con al centro il leader …
Un passaggio su Rai3 venerdì pomeriggio, un paio di repliche su RaiGulp nelle serate successive, tutti piuttosto gelosi, si direbbe, della collocazione per bambini di tutto quanto – a sovrintendere è RaiKids la divisione apposita della Rai. E però di questi tempi televisivi scarni, per non parlare degli altri, forse meritava più visibilità il gioiellino animato che porta l’illustre firma di Bono Vox. Ovvero la rivisitazione, ammodernata e con tecniche superlative, della celeberrima Pierino e il Lupo, favola senza tempo – anno d’origine 1936 – perfetta per adattamenti successivi: da noi per esempio il Roberto Benigni narrante con Claudio Abbado a dirigere le musiche.
Prokofiev comanda, Bono Vox – con vena artistica a largo raggio – ha disegnato le tavole originali, dei maghi dell’animazione l’hanno trasformata in questo corto, trenta minuti, che ruba l’occhio e anche il resto a qualsiasi spettatore troppo abituato alle solite cose. Dietro c’è un intero progetto con al centro il leader degli U2, una vicenda personale che riguarda la perdita dei genitori e un programma benefico appresso. L’adattamento vede in scena un Pierino dodicenne vagamente post-punk, vive col nonno iper-protettivo e ha appena perso la mamma. Quasi segregato perché là fuori, come ognuno sa, c’è il lupo, cattivissimo. E così via, Bono appare all’inizio e alla fine, disegnando, e canta la canzone finale, Nothing to Be Afraid Of, insieme all’amico Gavin Friday. Favola di formazione per eccellenza: ma si può anche accogliere il tutto senza seconde letture, semplicemente lasciandosi affascinare dalla bellezza strepitosa dell’animazione - un bianco e nero chiazzato qui e là di colori, realizzato in 2D e miscelato con il set autentico come si usa in stop-motion. Da recuperare su RaiPlay, convocando i bambini ma anche in totale e beata concentrazione in proprio.
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“Un toy-boy per Brooke?” (Dalla sintesi, molto stringata, dei prossimi episodi, sembra che dopo trentasette anni a Beautiful comincino a divertirsi sul serio).