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Serena Rossi: “Sono fatalista e ho i miei momenti bui. Ma seguo sempre la lezione di mia nonna: rispettare gli altri”

Abbiamo incontrato l’attrice sul set della nuova stagione di “Mina Settembre” la fiction Rai tratta dai libri di Maurizio De Giovanni
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ROMA – Non porta il cappottino rosso, il suo segno di riconoscimento per le vie di Napoli, ma uno spolverino nero che le dà un’aria più sofisticata. Serena Rossi si aggira nel bellissimo appartamento a due passi da Villa Borghese, set romano della terza stagione di Mina Settembre diretta da Tiziana Aristarco, in onda il prossimo anno su Rai1. Nella scena incontra un adolescente che non si sente all’altezza della famiglia, piena di aspettative. “Quest’anno”, racconta l’attrice, “la serie racconterà ancora di più i problemi dei ragazzi, che si sono chiusi dopo la pandemia, hanno sofferto tanto. Crisi di panico, hikikomori, tanta insicurezza, i dubbi sulla sessualità, gli hater, la violenza domestica. Temi delicati e molto attuali”. Sorridente, perfetta nel ruolo dell’assistente sociale idealista che porta umanità in un mondo sempre più egoista, spiega come Mina le abbia un po’ cambiato la vita.

Ultime riprese fino alla fine di luglio: quando girate a Napoli, che succede?

“C’è sempre l’a…

ROMA – Non porta il cappottino rosso, il suo segno di riconoscimento per le vie di Napoli, ma uno spolverino nero che le dà un’aria più sofisticata. Serena Rossi si aggira nel bellissimo appartamento a due passi da Villa Borghese, set romano della terza stagione di Mina Settembre diretta da Tiziana Aristarco, in onda il prossimo anno su Rai1. Nella scena incontra un adolescente che non si sente all’altezza della famiglia, piena di aspettative. “Quest’anno”, racconta l’attrice, “la serie racconterà ancora di più i problemi dei ragazzi, che si sono chiusi dopo la pandemia, hanno sofferto tanto. Crisi di panico, hikikomori, tanta insicurezza, i dubbi sulla sessualità, gli hater, la violenza domestica. Temi delicati e molto attuali”. Sorridente, perfetta nel ruolo dell’assistente sociale idealista che porta umanità in un mondo sempre più egoista, spiega come Mina le abbia un po’ cambiato la vita.

Ultime riprese fino alla fine di luglio: quando girate a Napoli, che succede?

“C’è sempre l’abbraccio della città. Girando in interni il contatto con le persone mi manca. A Napoli arrivano sul set anche solo per un sorriso, un selfie o per offrire un caffè. Affetto vero, la gente vuole bene a me, ma quando porto il cappotto rosso, vede Mina. Tra le varie cose che mi ha regalato questo personaggio, ispirato dai libri di Maurizio de Giovanni, c’è tanto amore e la generosità. I napoletani sentono Mina come una di loro, perché incarna lo spirito di Napoli, che è sempre accogliente senza giudicare. Ci sguazzo”.

Le novità?

“Non posso dire molto vero? (guarda la produttrice Paola Lucisano, che realizza la serie con Rai Fiction), ma qualcosa sì: Mina cerca una stabilità familiare, va a vivere con Domenico (Giuseppe Zeno) e si rafforza il legame con Viola (Ludovica Nasti), d’altronde ci eravamo lasciati che mi chiedeva: “Vuoi diventare mia madre?”. Continua a vedere le amiche, non c’è più la mamma (Marina Confalone), è forte il rapporto con la zia, (Marisa Laurito), un personaggio solare, bellissimo. E poi c’è una new entry, la giovane assistente sociale che lavora al consultorio, interpretata da Chiara Russo. Il successo della serie è racchiuso nell’umanità”.

Pensa che sia una società in cui i buoni siano considerati un po’ fessi?

“Penso che l’empatia, la generosità e la correttezza servano a entrare nei cuori delle persone. E che non si dovrebbe giudicare... Ormai sono proprio diventata Mina. Il bene, alla fine, è una cosa contagiosa, interpretandola mi immedesimo nell’ascolto”.

E’ un po’ Mina anche suo marito Davide Devenuto, che l’anno scorso è stati insignito dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella con l’onorificenza di Cavaliere per il suo impegno nel sociale.

“E’ stato bellissimo, Davide ha iniziato con la pandemia, con la Spesa sospesa, ed è riuscito a distribuire 5 milioni di pasti. La telefonata del Quirinale è arrivata quando stavamo sciando, ha pensato a uno scherzo. L’impegno solidale è nato insieme al suo amico Francesco (Lasaponara), sull’onda dell’entusiasmo, dall’idea di fare qualcosa per gli altri ed è diventato grande”.

Si è sposata l’anno scorso in gran segreto, una scelta controcorrente viste le nozze social super sbandierate.

“Il matrimonio non è un’operazione di marketing. Eravamo noi, nostro figlio Diego, i nostri genitori e i fratelli. Felici, non lo sapeva nessuno”.

E’ legata alle radici?

“Molto. E al tempo stesso sono una donna libera, credo nella libertà anche nell’amore, ognuno trova la sua famiglia. Tradizionale, arcobaleno, l’importante è che ci siano diritti per tutti. Mia nonna quando è morta ci ha lasciato una lettera, mi commuovo ancora, in cui invitava al rispetto. Una lezione di vita”.

La sua Napoli?

“E’ quella popolare, il mio quartiere, Miano, è a tre minuti di macchina da Scampia. Ho radici semplici ma salde. Ci sono modi e modi per riscattarsi: c’è chi si incattivisce e chi diventa super grato. Io sono consapevole e super grata”.

Cantava ai matrimoni accompagnata da suo padre, oggi ha 37 anni ed è un’attrice di successo: se si guarda indietro?

“Se mi guardo allo specchio sono contenta, non mi sono mai tradita. Ci ho messo perseveranza, onestà, impegno e sudore. Ci ho messo tanta fatica e le opportunità giuste sono arrivata a guadagnarmele. Mai perso la testa. Paola Lucisano è stata la prima a chiamarmi dopo Io sono Mia, il film tv in cui interpretavo Mia Martini. Per Mina Settembre aveva pensato subito a me, ancora prima del successo”.

ANNA CAMERLINGO 

Nella sua carriera hanno avuto un ruolo i Manetti bros, sono stati i primi a farle fare cinema.

“E’ vero gli devo tanto. Anni fa era un po’ diverso, i settori erano più chiusi rispetto a oggi, c’era un po’ di resistenza, non li facevo proprio i provini per il cinema. I Manetti, molto liberi, mi fecero fare il provino per Song ‘e Napule”.

Da “Un posto al sole” a “La sposa” a “Call my agent”, tanti ruoli diversi. Nell’episodio “La vampa d’agosto” faceva persino perdere la testa al commissario Montalbano.

“Quanti ricordi su quel set, ho imparato tanto. Il regista Alberto Sironi mi incoraggiava a fare la seduttrice: “Non essere timida, dai Serena, sculetta”. Mi vergognavo da morire”.

Dà l’impressione di essere una donna solare, concreta e positiva: è sempre così?

“Ho i miei momenti bui. Ma ho una mia solidità emotiva, penso di saper dare il giusto peso alle cose, sono una secchiona che è capace anche di svolazzare”.

In un film delizioso, “Beata te”, in cui interpreta una quarantenne a cui un improbabile Arcangelo Gabriele (Fabio Balsamo) comunica che avrà un figlio, s’interrogava con ironia sulla maternità. Cos’è successo invece quando è rimasta incinta di Diego?

“Stavo costruendo la mia carriera e qualcuno obiettò: sei proprio sicura, proprio adesso? Era il 2016 e da lì in poi sono successe solo cose belle, una dietro l’altra. Allargare la famiglia? Perché no? Ci penso, è un progetto di felicità”.

Le piacerebbe fare il Festival di Sanremo?

“Non ci sto proprio pensando, se devono arrivare le cose arrivano. Se no, non era destino. Sono fatalista”.

Come vede il suo futuro?

“Con Davide abbiamo messo su una giovanissima casa di produzione, Agata, e perché no, un giorno vorrei sperimentare la regia. Paola Cortellesi ha cambiato la storia del cinema italiano, C’è ancora domani ha segnato un prima e un dopo. Nella sua semplicità ha fatto un film potente, che è arrivato a tutti. Come dice Cristina Comencini, con cui ho girato Il treno dei bambini, il cinema popolare è sempre potente. Poi mi piacerebbe tornare a teatro, sì vorrei fare tante cose”.

E nel privato?

“Mi vedo tranquilla che mangio, mentre Davide gioca a golf e insieme inseguiamo Diego in giro per il mondo”.

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