‘The Veil’, tre buone ragioni per scegliere la serie con Elisabeth Moss
di Antonio DipollinaSe per qualche motivo recondito si deve scegliere una sola serie tra quelle uscite di recente, meglio convergere come un sol uomo su The Veil — interamente disponibile su Disney+. Primo, per tributare il doveroso omaggio a Steven Knight (quello di Peaky Blinders. Quello di Taboo. E in quel periodo in cui aveva tempo libero, Knight era nel terzetto di creatori di Chi vuol essere milionario?. Quello). Secondo, perché la protagonista è Elisabeth Moss, attualmente una sorta di regina in questioni seriali — aspettando l’ultima stagione ancillare di The Handmaid’s Tale. Terzo, perché la vicenda narrata è uno spy-thriller a respiro internazionale, che si consuma nei luoghi e nelle storie più agghiaccianti del nostro tempo, o di quello appena recente.
Si parte da un campo profughi in Siria, un gruppo di donne sta lapidando una di loro, indicata come una numero uno dell’Isis. Sul posto arriva Imogen, appunto la Moss: è un fulmine di guerra, o meglio di spionaggio, al servizio del Servizio segr…
Se per qualche motivo recondito si deve scegliere una sola serie tra quelle uscite di recente, meglio convergere come un sol uomo su The Veil — interamente disponibile su Disney+. Primo, per tributare il doveroso omaggio a Steven Knight (quello di Peaky Blinders. Quello di Taboo. E in quel periodo in cui aveva tempo libero, Knight era nel terzetto di creatori di Chi vuol essere milionario?. Quello). Secondo, perché la protagonista è Elisabeth Moss, attualmente una sorta di regina in questioni seriali — aspettando l’ultima stagione ancillare di The Handmaid’s Tale. Terzo, perché la vicenda narrata è uno spy-thriller a respiro internazionale, che si consuma nei luoghi e nelle storie più agghiaccianti del nostro tempo, o di quello appena recente.
Si parte da un campo profughi in Siria, un gruppo di donne sta lapidando una di loro, indicata come una numero uno dell’Isis. Sul posto arriva Imogen, appunto la Moss: è un fulmine di guerra, o meglio di spionaggio, al servizio del Servizio segreto inglese. È enigmatica, ha un sorriso blando sempre stampato sul volto e chissà chi è davvero. Ma soprattutto chissà se l’altra donna, la bella Adilah, è realmente un capo Isis oppure no. Le due intraprendono un viaggio pericolante verso Parigi e sembrano la versione aggiornata di Thelma e Louise, con tutte le ambiguità del caso.
Intanto in Francia quelli dei Servizi seguono la vicenda, ma arriva la Cia e tutto si complica. L’arcigno funzionario si siede davanti al Modigliani che il Louvre ha prestato agli agenti (“Abbiamo questa usanza”) e dice: io ci vedo solo una donna con la testa strana. L’intera vicenda si gioca sul confronto serrato tra le due e sulle loro bugie reciproche: una spy story al femminile che è destinata a piacere assai al pubblico femminile. E i maschietti possono sempre assistere, ammirati e anche un po’ invidiosi.
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Curiosamente, la grande macchina del Festival di Sanremo protesta con forza per la prevista concomitanza con le partite della Coppa Italia. Invece a quelli della Coppa Italia il fatto di avere contro Sanremo non fa né caldo né freddo.