Otto episodi tutti disponibili – su Netflix - e a ogni passo l’irresistibile tentazione di pronunciare la domanda preferita sui social in questi casi: “Ma cosa sto guardando?”. Eppure potrebbe esserci un senso, o molti sensi, in senso ampio: The Decameron. Ovvero a un nucleo di autori americani molto attivi nel ramo serie tv sbarazzine, nel periodo della pandemia viene in mente che si potrebbe raccontare una storia andando a scomodare messer Boccaccio. E ambientarla in Toscana, ovviamente – anche se per le riprese poi si va fuori Viterbo. Reclutando un cast che esclude presenze italiane, portandosi come per una vacanza un gruppo di attori giovani e in ascesa – e spesso bravi – e partendo dallo stesso spunto (la peste che travolge Firenze e un gruppo di complici abbienti che si rifugia in una dimora di campagna).
Otto episodi tutti disponibili – su Netflix - e a ogni passo l’irresistibile tentazione di pronunciare la domanda preferita sui social in questi casi: “Ma cosa sto guardando?”. Eppure potrebbe esserci un senso, o molti sensi, in senso ampio: The Decameron. Ovvero a un nucleo di autori americani molto attivi nel ramo serie tv sbarazzine, nel periodo della pandemia viene in mente che si potrebbe raccontare una storia andando a scomodare messer Boccaccio. E ambientarla in Toscana, ovviamente – anche se per le riprese poi si va fuori Viterbo. Reclutando un cast che esclude presenze italiane, portandosi come per una vacanza un gruppo di attori giovani e in ascesa – e spesso bravi – e partendo dallo stesso spunto (la peste che travolge Firenze e un gruppo di complici abbienti che si rifugia in una dimora di campagna).
A quel punto però nessuno racconta storie, ma le storie si vivono: e sono via via cose granguignolesche, di relazioni interpersonali forti e tossiche, di servitù e padroni, di sesso e fluidità, di soldi e di sangue. Con un tono che poi va a sfociare dalle parti di Bridgerton. In sintesi; Boccaccio sparisce, nella colonna sonora ci sono anche i Simple Minds e la Novella casomai è Tremila.
Decameron, se il Boccaccio diventa una storia di sesso intriso di vino nella campagna italiana
Però se ci si dimentica della ricerca di una ratio che stia in piedi, The Decameron si segue attratti da qualcosa di perverso, vagamente come un reality con i protagonisti chiusi in casa: però essendo storie scritte, e non solo per tre quarti, dagli autori, sono migliori. E i personaggi sono simpatici, sfrontati, grotteschi il giusto. Come si diceva un tempo, sottile è la linea che divide un divertissement riuscito da una ignobile corbelleria. Stare in equilibrio su questa linea, nel caso di The Decameron, potrebbe rivelarsi piacevole.
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“No, scusate questa è una supposta. Intendo una supposta fregatura, non sarei mai volgare, per carità” (Daniele Capezzone si rivela l’erede naturale di Totò e Peppino: “Nella vita ci sono le cose vere e le cose supposte. Quelle vere mettiamole da parte. Dove mettiamo le supposte?”. 4 di sera, Rete4).