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‘Las azules’, com’è bello il femminismo vecchio stile

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Multischermo / Su Apple Tv+ la serie ambientata nel Messico dei primi anni 70 e ispirata a una storia vera
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Una storia intrigante, da un paese lontano, da anni lontani e, inoltre, una storia femminista, vecchio stile. Può essere un buon metodo per rifugiarsi in un modulo famigliare di trama e racconto mentre il mondo impazzisce appresso a questioni irrisolvibili di genere e gender e affini. Chissà. Comunque, qui tutto è ispirato a una storia vera. E il consiglio resta: Las azules, appena arrivata su Apple Tv+ con i primi due episodi, su dieci.

Siamo in Messico, nella capitale, nel 1971. C’è un serial killer chiamato “lo svestitore” in quanto spoglia le vittime, donne, dopo averle uccise. Ma è quasi un pretesto. Il punto è che da poco — e dopo fatti tragici che hanno reso la Polizia assai invisa a larga parte della popolazione, un governo più aperturista cerca di cambiare qualcosa. Ma è una mezza finta: al ministero dell’Interno, come se fossero ispirati da un esperto di marketing moderno, consigliano di creare il primo corpo …

Una storia intrigante, da un paese lontano, da anni lontani e, inoltre, una storia femminista, vecchio stile. Può essere un buon metodo per rifugiarsi in un modulo famigliare di trama e racconto mentre il mondo impazzisce appresso a questioni irrisolvibili di genere e gender e affini. Chissà. Comunque, qui tutto è ispirato a una storia vera. E il consiglio resta: Las azules, appena arrivata su Apple Tv+ con i primi due episodi, su dieci.

Siamo in Messico, nella capitale, nel 1971. C’è un serial killer chiamato “lo svestitore” in quanto spoglia le vittime, donne, dopo averle uccise. Ma è quasi un pretesto. Il punto è che da poco — e dopo fatti tragici che hanno reso la Polizia assai invisa a larga parte della popolazione, un governo più aperturista cerca di cambiare qualcosa. Ma è una mezza finta: al ministero dell’Interno, come se fossero ispirati da un esperto di marketing moderno, consigliano di creare il primo corpo speciale di Polizia formato da donne. Che mai e poi mai erano presenti prima.

Si muovono in parecchie, soprattutto in quattro — gran bei personaggi — e finiscono arruolate, al comando di un ex detective caduto in disgrazia — trama classica, l’insieme richiama il film Ragazze vincenti. Avranno tempo per scoprire che sono state prese solo per far fare bella figura al governo e distogliere l’attenzione dal serial killer (come se i ministri si fiondassero su questioni gender-sportive per far dimenticare guai immani, tipo). Intanto, loro, la caccia al maniaco la daranno davvero, fino al gran finale.

Un po’ commedia e un po’ no: comunque molto interessante l’ambientazione, sia storica che geografica, e alla fine sembra di seguire una telenovela molto evoluta da mondi lontani, e da epoche idem.

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Contrariamente a quanto annunciato in un primo momento, l’ex calciatore Nicola Ventola non sarà nel cast del futuro reality La talpa. Il motivo è di enorme interesse e sarebbe bello raccontarlo nei particolari, ma purtroppo è finito lo spazio a disposizione.

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