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Stefano Fresi: “Io, un commissario scomodo sempre a caccia della verità”

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L’attore romano protagonista della fiction “Kostas” in onda su Rai1 a settembre, tratta dai gialli di Petros Markaris
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Come sempre il giallo racconta la società. Nel caso delle indagini del commissario Kostas Charitos la società greca, Atene strangolata dalla corruzione nata dopo aver sconfitto la dittatura dei colonnelli. I lettori dei gialli di Petros Markaris, sono innamorati del suo poliziotto formato famiglia. Già ribattezzato “il Montalbano greco”, Kostas diventa il nuovo antieroe della fiction Rai: la serie con Stefano Fresi, diretta da Milena Cocozza andrà in onda su Rai 1 dal 12 settembre. Nemico della tecnologia, in conflitto con la figura del padre poliziotto all’epoca dei colonnelli (con cui si riconcilia quando muore), Kostas è legatissimo alla moglie Adriana (interpretata da Francesca Inaudi) che lo tiene a dieta e alla figlia Caterina (Blu Yoshimi). «Charitos» dice Fresi «è un uomo scomodo, dotato di una grande onestà intellettuale: cerca la verità. Si rivolge al delinquentello di strada e al ministro degli Interni nello stesso modo: ha tante doti, ma non è diplomatico».

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Come sempre il giallo racconta la società. Nel caso delle indagini del commissario Kostas Charitos la società greca, Atene strangolata dalla corruzione nata dopo aver sconfitto la dittatura dei colonnelli. I lettori dei gialli di Petros Markaris, sono innamorati del suo poliziotto formato famiglia. Già ribattezzato “il Montalbano greco”, Kostas diventa il nuovo antieroe della fiction Rai: la serie con Stefano Fresi, diretta da Milena Cocozza andrà in onda su Rai 1 dal 12 settembre. Nemico della tecnologia, in conflitto con la figura del padre poliziotto all’epoca dei colonnelli (con cui si riconcilia quando muore), Kostas è legatissimo alla moglie Adriana (interpretata da Francesca Inaudi) che lo tiene a dieta e alla figlia Caterina (Blu Yoshimi). «Charitos» dice Fresi «è un uomo scomodo, dotato di una grande onestà intellettuale: cerca la verità. Si rivolge al delinquentello di strada e al ministro degli Interni nello stesso modo: ha tante doti, ma non è diplomatico».

Scritta da Salvatore De Mola, Pier Paolo Piciarelli, Michela Straniero con la collaborazione di Valentina Alferj, la serie (prodotta da Palomar, che ha portato sullo schermo Montalbano, e RaiFiction), è stata girata ad Atene per restituire l’ambientazione originale. Charitos è un poliziotto normale, generoso, che ha i suoi ritmi e i suoi tempi, in fondo abitudinario: si dispiace un po’ quando la moglie, stanca di chiedere i soldi anche per un paio di stivaletti, decide di mettersi a lavorare per essere indipendente dal punto di vista economico. A differenza di Montalbano, buongustaio, mangia qualunque cosa e è ghiotto di souvlaki, gli spiedini di carne.

Fresi, è stato difficile interpretarlo?

«Ho sentito una grande responsabilità, è il mio primo ruolo da protagonista in una serie. Ringrazio il produttore Carlo degli Esposti, con cui ho lavorato nei Delitti del BarLume, che mi ha dato questa possibilità. Kostas è un bellissimo personaggio».

Sente la responsabilità di essere presentato come “il Montalbano greco”?

«Lo hanno definito così, ma non è il nuovo Montalbano. Non hanno tutti questi punti in comune secondo me, si muovono in contesti diversi. Ma hanno la stessa visione del lavoro e della vita. Sono due uomini dello Stato perbene, incorruttibili».

Dalle pagine allo schermo: è un eroe letterario, ci sono più vincoli?

«Quando ho detto ai miei amici che avrei girato la serie sono impazziti, erano tutti felici, tutti fan dei libri di Markaris. In effetti i romanzi sono interessanti, il racconto del l’indagine è sempre venato dall’ironia. Kostas ha tante sfumature».

Lo racconti un po’.

«Intanto è un grande poliziotto perché valorizza le persone. Lo dimostra con Klio (Maria Chiara Centorami), che vede sacrificata nel ruolo di assistente. Sa lavorare in squadra e in fondo è un buono, è interessante il legame familiare, è gelosissimo della figlia Caterina. E mi piace la sua passione per il vocabolario, lo sfoglia sempre: è innamorato delle parole».

Con la moglie Adriana si scontra a tavola, ma hanno un rapporto passionale.

«C’è un grande amore di fondo, si scontrano, è vero. Lei gli rompe le scatole, ma è reciproco. Hanno un legame forte, profondo, l’amore è tenuto vivo anche dalle discussioni. Lei capisce quest’uomo ruvido e burbero, lo apprezza per quello che è, e lui capisce questa donna, che non è una casalinga disperata. Per me Francesca Inaudi ha creato un personaggio migliore rispetto ai libri, lo ha arricchito. Il cast — Marco Palvetti, Massimo Mesciulan, Giulio Tropea, Michele Rosiello e Luigi Di Fiore, che interpreta il capo Ghikas con cui Kostas si confronta — è eccezionale».

La sua carriera si è divisa tra cinema, musica, tv e teatro.

«Se si è molto sicuri nel proprio campo, bisognerebbe essere pronti a farsi stupire. Mi piace farmi stupire da chi ho davanti e sorprendermi di me stesso».

Porta in scena “Dell’amore, della guerra e degli ultimi. Omaggio a Fabrizio De Andrè”.

«Con mia moglie Cristiana Polegri (voce e sax) e Egidio Marchitelli raccontiamo quell’artista grandissimo che era Faber. Il pubblico ci segue, si canta in coro».

Lei nasce musicista, è sempre stata la sua passione?

«Da ragazzino suonavo il pianoforte. Con Cristiana abbiamo fatto tantissimi spettacoli, siamo cresciuti nelle orchestre. Mio figlio Lorenzo aveva un mese quando Mario Biondi l’ha chiamata, lo abbiamo abituato subito a stare in mezzo alla gente. Me lo mettevo sulle spalle e gli raccontavo storie sui quadri, nei musei. Una volta agli Uffizi mi sono girato e c’era un gruppetto che mi seguiva per sentire quello che dicevo. Ora mio figlio ha 14 anni e frequenta il Liceo musicale. La musica fa tanto».

Aiuta anche chi recita?

«Il silenzio nella letteratura non è calcolato, nella musica sì: viene segnato con le pause. Se rispetti il silenzio reciti meglio, leggi meglio, sai dare valore alle parole. Tutti gli attori dovrebbero studiare la musica, aiuta».

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