Pareva di intuirlo il sentimento di quelli – non molti, certo – che hanno trascorso il Ferragosto fiondandosi sulla nuova, terza stagione di The Bear. Mentre altrove imperava la litania secolare sulle repliche, l’arrivo quasi sfrontato su Disney+ del nuovo capitolo della serie “acclamata” pareva quasi un atto di ribellione snob.
Per attivare l'iscrizione alla newsletter The dreamers, dedicata al cinema e alle serie tv, clicca qui
È finita come gli adepti sanno, ovvero con una certa delusione perché la terza stagione del racconto che gira intorno allo chef Carmy Berzatto si è rivelata da subito lenta, riflessiva, quasi permeata da un vago senso di colpa degli autori di fronte al successo clamoroso, e di quelli giusti, diciamo così, nell’ormai sterminato mondo seriale. Il dubbio è che tutto stia nell’agguato che, storicamente, la stagione numero 3 rappresenta per le serie di successo. Con la sequenza classica: prima sta…
Pareva di intuirlo il sentimento di quelli – non molti, certo – che hanno trascorso il Ferragosto fiondandosi sulla nuova, terza stagione di The Bear. Mentre altrove imperava la litania secolare sulle repliche, l’arrivo quasi sfrontato su Disney+ del nuovo capitolo della serie “acclamata” pareva quasi un atto di ribellione snob.
Per attivare l'iscrizione alla newsletter The dreamers, dedicata al cinema e alle serie tv, clicca qui
È finita come gli adepti sanno, ovvero con una certa delusione perché la terza stagione del racconto che gira intorno allo chef Carmy Berzatto si è rivelata da subito lenta, riflessiva, quasi permeata da un vago senso di colpa degli autori di fronte al successo clamoroso, e di quelli giusti, diciamo così, nell’ormai sterminato mondo seriale. Il dubbio è che tutto stia nell’agguato che, storicamente, la stagione numero 3 rappresenta per le serie di successo. Con la sequenza classica: prima stagione sorprendente, seconda stagione perfetta. E lì iniziano i guai.
Siccome The Bear ha chiuso questa terza invitando direttamente a quella successiva, è stata una buona mossa. Morale, chi ha colto in passato un senso assai convincente di grande racconto di uomini e donne alle prese con i disastri del mondo là fuori e di quelli che ognuno si porta dentro, non resterà affatto deluso, anzi – l'episodio che racconta l’evoluzione della chef Tina, da middle class in disgrazia fino alla salvezza nel ristorante, è strepitoso, per dire.
Jamie Lee Curtis e Olivia Colman sono le guest star azzeccate della storia recente e sapere come va a finire con l’offerta di lavoro esterna proposta alla numero due Syd e a come potrà prenderla il nevrotico numero uno, è una curiosità che nessuno riuscirà a saltare. Compresi quelli che hanno storto il naso e le papille. E che conferma che, nello sterminato panorama di cui sopra, The Bear rimane un gioiellino prezioso, qualunque cosa succeda.
***
È circolata in pieno agosto e si è pensato a uno scherzo ispirato dal nulla intorno. Ma a quanto pare l’Università di Toronto ha davvero pubblicato uno studio, condotto su decine di migliaia di trame narrative uscite al cinema o in tv, e ha concluso che hanno maggior successo quelle ricche di colpi di scena e sorprese.