Nella tv che macina parole a tonnellate ogni giorno sono, ovviamente, rarissimi gli spazi nei quali ci si interroga su questioni cruciali e centrali, quasi sempre irrisolvibili, peraltro. Ma qualcuno deve pur farlo e il ritorno nel pomeriggio della domenica di Rai3 di Giorgio Zanchini con il suo Rebus ne è una buona dimostrazione. Vedi la puntata di domenica. Tema: la comunicazione oggi e i suoi effetti – perversi in quantità cospicua – sulla formazione dell’opinione pubblica. Il tutto prendendo spunto da un libro che si chiama 500 anni di rabbia e ha un sottotitolo anche migliore: Rivolte e mezzi di comunicazione da Gutenberg a Capitol Hill.
Un bel percorso, nel quale non è agevole affermare che le cose siano andate migliorando. E questa era appunto la discussione tra gli ospiti: l’autore del libro, Francesco Filippi, e due come Giancarlo De Cataldo e Paolo Mieli, in grado di tenere il punto su ogni singolo nodo di discussione. Quella, appunto, su quanto l’atteggiamento rabbioso di u…
Nella tv che macina parole a tonnellate ogni giorno sono, ovviamente, rarissimi gli spazi nei quali ci si interroga su questioni cruciali e centrali, quasi sempre irrisolvibili, peraltro. Ma qualcuno deve pur farlo e il ritorno nel pomeriggio della domenica di Rai3 di Giorgio Zanchini con il suo Rebus ne è una buona dimostrazione. Vedi la puntata di domenica. Tema: la comunicazione oggi e i suoi effetti – perversi in quantità cospicua – sulla formazione dell’opinione pubblica. Il tutto prendendo spunto da un libro che si chiama 500 anni di rabbia e ha un sottotitolo anche migliore: Rivolte e mezzi di comunicazione da Gutenberg a Capitol Hill.
Un bel percorso, nel quale non è agevole affermare che le cose siano andate migliorando. E questa era appunto la discussione tra gli ospiti: l’autore del libro, Francesco Filippi, e due come Giancarlo De Cataldo e Paolo Mieli, in grado di tenere il punto su ogni singolo nodo di discussione. Quella, appunto, su quanto l’atteggiamento rabbioso di una parte sempre crescente dell’opinione pubblica mondiale sia influenzata dalla trasformazione dei mezzi attraverso i quali la gente apprende le cose. E ultimamente, discutendone anche in prima persona, in massa, via social ovviamente. Un tema decisivo nel quale, inevitabilmente, si arriva allo stallo. Qui si è verificato tra l’ottimista Mieli che ricordava come i nuovi mezzi di comunicazione non abbiano mai decretato (del tutto) la scomparsa dei precedenti – la tv non ha ucciso la radio, forse solo le sue star. E De Cataldo a ribattere che una rivoluzione come quella dei social non c’è mai stata, essendo mille volte più devastante delle precedenti. Qui, appunto, il dibattito si incaglia per forza di cose, in un approccio nel quale il pubblico televisivo non può tifare, e deve impegnarsi parecchio nel seguire. Quindi, per forza di cose, un talk minoritario, assai.
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Agli spettatori perplessi sulla deriva recente di RaiNews va ricordato a fin di bene che la concorrente SkyTg24 viene trasmessa tutto il giorno anche in chiaro, sul canale 50, senza alcun abbonamento.