Niente accade per caso. Così è per Federico Cesari, classe 1997, che ha cominciato presto a recitare, ha ottenuto la popolarità nei panni di Martino Rametta in Skam Italia (dal 2018) confermando le sue capacità nel ruolo di protagonista di Tutto chiede salvezza, produzione Netflix dal romanzo di Daniele Mencarelli. Nel frattempo è passato sul grande schermo nella prima regia di Claudio Bisio, L'ultima volta che siamo stati bambini, ha debuttato a teatro, ha dato la voce a Imbarazzo in Inside out 2 e ha anche preso la laurea in medicina, decidendo però di appenderla al muro e continuare la carriera di attore. Ora sta per tornare in Tutto chiede salvezza 2 serie diretta da Francesco Bruni - dal 26 settembre su Netflix - che va oltre le pagine del romanzo. Nei nuovi episodi Federico Cesari torna nel ruolo di Daniele e si riparte due anni dopo: ha avuto una bimba con Nina (Fotinì Peluso), ha scelto di diventare infermiere ed entra come tirocinante nella clinica dove era stato ricoverato p…
Niente accade per caso. Così è per Federico Cesari, classe 1997, che ha cominciato presto a recitare, ha ottenuto la popolarità nei panni di Martino Rametta in Skam Italia (dal 2018) confermando le sue capacità nel ruolo di protagonista di Tutto chiede salvezza, produzione Netflix dal romanzo di Daniele Mencarelli. Nel frattempo è passato sul grande schermo nella prima regia di Claudio Bisio, L'ultima volta che siamo stati bambini, ha debuttato a teatro, ha dato la voce a Imbarazzo in Inside out 2 e ha anche preso la laurea in medicina, decidendo però di appenderla al muro e continuare la carriera di attore. Ora sta per tornare in Tutto chiede salvezza 2 serie diretta da Francesco Bruni - dal 26 settembre su Netflix - che va oltre le pagine del romanzo. Nei nuovi episodi Federico Cesari torna nel ruolo di Daniele e si riparte due anni dopo: ha avuto una bimba con Nina (Fotinì Peluso), ha scelto di diventare infermiere ed entra come tirocinante nella clinica dove era stato ricoverato per una settimana di Tso (trattamento sanitario obbligatorio). Lì conosce i nuovi pazienti del reparto, che lo costringono a riflettere sul suo eccesso di empatia verso il dolore degli altri e rischiano di mandare in frantumi le sue fragili certezze. Nel cast entra Drusilla Foer, Valentina Romani e ritroviamo, tra gli altri, Andrea Pennacchi, Vincenzo Crea, Ricky Memphis, Filippo Nigro, Lorenza Indovina, Carolina Crescentini.
Il romanzo si esaurisce con i sette episodi della prima stagione. Come siete arrivati alla seconda?
"Della seconda stagione se ne parlava già sul set della prima, tutti noi abbiamo sposato felicemente la volontà di Francesco Bruni e Daniele Mencarelli di andare oltre il periodo buio della vita di un ragazzo che si è ritrovato in una situazione di acuta e estrema sofferenza psicologica. L'idea era quella di andare a vedere quello che c'era dopo, una volta uscito dal ruolo di paziente, e riportare quel disagio all'interno di una società che invece richiede obblighi, doveri e propone modelli eccezionali. Quindi era interessante vedere come Daniele riuscisse a creare una sua rete di salvataggio, nonostante la solitudine e la sofferenza che spesso non viene capita dal mondo esterno, anche se sono in molti a provare lo stesso tipo di disagio e dolore".
Daniele torna da infermiere nella clinica tra nuovi personaggi e nuove storie.
"Sono personaggi che Daniele incontra sotto altre vesti, torna da infermiere all'interno della clinica e ovviamente il rapporto è diverso. Le sue aspettative iniziali erano quelle di ritrovare un qualcosa che fosse sempre vicino alla sua natura e alla sua esperienza passata, il suo intento era proprio quello di tenersi aggrappato a quel mondo che aveva trovato e poi aveva perso una volta uscito dal Tso. Ma ritrovare la stessa esperienza, la stessa ‘nave dei pazzi’ di cui si sente ancora parte, non è semplice: però condividendo in un modo diverso lo stesso disagio ci si può capire, comprendere, si può empatizzare".
Dopo Tutto chiede salvezza aveva iniziato un percorso di psicoterapia. Sta continuando o ha abbandonato?
"Sto continuando, tra alti e bassi come molti percorsi d'analisi, però devo dire che è stata una delle scelte migliori che potessi fare in quel momento, perché a un certo punto mi sono reso conto che questo mito di risolversi le cose da solo almeno con me non funziona, anzi, ogni volta che ho attraversato periodi un po' più complicati della mia vita, ho sempre trovato una spinta da una persona esterna. Poi è vero che il lavoro vero lo fai tu, però il supporto per me è stato fondamentale".
Un aiuto importante per il lavoro dell’attore.
"Mi aiuta perché almeno per me l'aspetto più difficile del mestiere d'attore, la fatica più importante non è fisica, come magari accade per altri tipi di lavori, ma ha un impatto psicologico importante, perché comunque ti ritrovi sempre in contatto con te stesso. E con l'immagine che hanno gli altri di te, cosa che ovviamente ci espone a un pubblico, quindi devi fare i conti con diversi riflessi di te stesso che vengono suggeriti magari da altre persone".
Qual è la parte che soffre di più?
"Vivo i periodi di stallo con l'ansia del futuro, su cosa farò, cosa non farò, quando ricomincerò a lavorare. Può essere più o meno lungo questo periodo, quindi già è una grande incertezza. Poi magari riesci a trovare un progetto che ti piace, e sei contento, ma quella felicità dura per poche settimane perché poi subentra la paura per la nuova prestazione, per le aspettative del pubblico, su di te e sul progetto, su come andrà e come sarà realizzato. È una questione anche delle modalità secondo cui si svolge questo lavoro, c'è una parte estremamente individuale, poi ti ritrovi all'interno di un progetto, di un film, di una serie e diventa un lavoro di squadra. Poi da quando termina un progetto e si passa a quello dopo, si attraversa un periodo di stallo e lì fai i conti soltanto con te stesso. Uno degli aspetti che pesa più del mio lavoro è la mancanza di continuità, motivo per cui ho scelto anche di fare un percorso universitario e ho preso la laurea, per avere un piano B".