È stato un faccia a faccia intimo con Nunzia De Girolamo quello di Raoul Bova nella puntata andata in onda ieri, sabato 21 settembre, di Ciao maschio, in seconda serata su Rai 1: tra carriera e vita privata, l’attore si è infatti raccontato alla conduttrice rivelando gli alti e i bassi della sua vita, inclusi alcuni momenti bui.
Uno di questi è stato il periodo dopo la morte dei suoi genitori, Giuseppe e Rosa, scomparsi rispettivamente nel 2018 e 2019, segnato da una grande sofferenza: “Ci sono momenti in cui ti manca il fiato e sei vicino anche a dei pensieri non belli – ha raccontato Bova – i figli devo dire che sono stati fondamentali e la mia salvezza”, ha aggiunto l’attore parlando di Alessandro Leon e Francesco, avuti dall’ex moglie Chiara Giordano, e Luna e Alma, avute dalla compagna Rocio Munoz Morales.“Però, sì, pensieri negativi a volte ti vengono, anche quelli più stupidi o più profondi”, ha ggiunto l’attore.
“Dalla morte dei miei genitori, che sono scomparsi uno un anno dopo l’altro – continua l’attore – sono successe una serie di cose brutte. Addirittura mi sono rotto una gamba quasi da fermo, talmente forte era il dolore. Può sembrare assurdo, ma una piccola storta mi ha fatto rompere una tibia”. “Forse perché tu, in un anno, hai smesso di essere figlio” ha replicato De Girolamo; “è un gran passaggio, quello – ancora Bova – io sono diventato padre ma ero ancora figlio, e questa cosa mi dava ancora sicurezza”.
L’attore si è poi lasciato andare a un commento sulla sua precedente relazione, specificando come “alcune donne, o meglio, chi stava con me non apprezzava il fatto che io fossi ancora figlio, voleva vedere proprio l’uomo, il maschio. Che poi non è una questione di uomo o maschio: il passaggio a non essere più figlio è un lutto forte, è una grande responsabilità”.
Bova – tra gli altri impegni, e prima di rivederlo nella serie Don Matteo – sarà il protagonista dello spettacolo che il 30 ottobre inaugurerà il Teatro Parioli di Roma, Il nuotatore di Auschwitz. Ispirato alla vera storia di Alfred Nakache e al libro Uno psicologo nei lager di Viktor E. Frankl, adattamento e regia di Luca De Bei, lo spettacolo ripercorre la storia di Alfred Nakache, nuotatore francese di origine ebraica, detentore di un record mondiale. Ad Auschwitz era il detenuto numero 172763. Nonostante la prigionia e le privazioni inaudite, non ha mai smesso di allenarsi tuffandosi nell’acqua gelida di un bacino idrico. La sua forza, la sua incrollabile determinazione, gli hanno permesso di attraversare l’orrore del campo e di salvarsi.