Per la storia precedente, che riguardava il terrificante serial killer Jeffrey Dahmer, c’era stata sì qualche polemica, ma niente di che. E però i gusti evolvono e adesso, per la seconda stagione, siamo invece in pieno baccanale di accuse e controaccuse, con molto pubblico, americano finora, in estasi. Si parla della serie antologica Monster (su Netflix) curata dal sommo Ryan Murphy – per certe cose, il diavolo in persona – e dal socio Ian Brennan: 1989, un potente produttore tv e la moglie vengono trovati uccisi a fucilate nel villone di Beverly Hills. I due figli – 18 e 20 anni – parlano di vendetta mafiosa agli inquirenti, poi si danno alla bella vita. Pochi anni dopo prendono l’ergastolo per il duplice omicidio, dopo processi roventi e la difesa che punta tutto sugli abusi, anche sessuali, subìti in famiglia.
Per la storia precedente, che riguardava il terrificante serial killer Jeffrey Dahmer, c’era stata sì qualche polemica, ma niente di che. E però i gusti evolvono e adesso, per la seconda stagione, siamo invece in pieno baccanale di accuse e controaccuse, con molto pubblico, americano finora, in estasi. Si parla della serie antologica Monster (su Netflix) curata dal sommo Ryan Murphy – per certe cose, il diavolo in persona – e dal socio Ian Brennan: 1989, un potente produttore tv e la moglie vengono trovati uccisi a fucilate nel villone di Beverly Hills. I due figli – 18 e 20 anni – parlano di vendetta mafiosa agli inquirenti, poi si danno alla bella vita. Pochi anni dopo prendono l’ergastolo per il duplice omicidio, dopo processi roventi e la difesa che punta tutto sugli abusi, anche sessuali, subìti in famiglia.
Monsters-La storia di Lyle ed Erik Menendez è una “fiction true-crime”, che in teoria sarebbe un ossimoro. Ma, a patto che ci sia gente sveglia a scrivere e adattare, funziona di più rispetto al documentario true crime in purezza. Ci si sbizzarrisce, si caricano i caratteri, ci si cautela presentando diversi punti di vista: alla fine in qualche modo ci si giustifica sempre e al massimo si tratta di reggere l’urto delle prime polemiche – tra cui, attualmente, quella di uno dei figli, dal carcere. Murphy, come sempre, si concede sfizi, il padre vessatore è Javier Bardem, la madre è Chloë Sevigny, i due figli killer sono di spettacolare avvenenza e faranno sospirare mezzo mondo. E la figura peggiore la fanno quelli normali, vedi lo psicanalista in balìa dell’amante fuori di testa - che ci ricorda qualcuno. A inizio di ogni episodio le avvertenze: ci sono scene di “violenza, sesso, nudità, abuso sui minori”. E però è tutto il resto a inquietare davvero.
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Funziona così. In qualche talk-show il conduttore – Giovanni Floris per esempio – prende gli slogan della premier Meloni e va di fact-cheking, smontando tutte le affermazioni. A quel punto la stampa governativa corre in soccorso, e arriva il fact-cheking del fact-cheking. E via così. Al terzo livello di fact-checking si vince l’ospitata in tv.