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Monica Guerritore: “Mi sono messa a nudo in ‘Inganno’, a sessant’anni le donne hanno desideri e possono ancora suscitarne”

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Nella serie thriller, su Netflix dal 9 ottobre, perde la testa per un uomo più giovane. “Ho trovato nel mestiere il coraggio mostrare la mia bellezza sfiorita rispetto a quella che il pubblico conosceva. E’ giusto alzare l’asticella per tutte le donne: devono essere quello che sono realmente”
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Bisogna vederla in azione Monica Guerritore, nella serie Inganno di Pappi Corsicato (dal 9 ottobre su Netflix), ribaltare tutti gli stereotipi sulle sessantenni: «Il desiderio non invecchia e le donne devono sentirsi libere, a tutte le età, di vivere la passione» spiega l’attrice, 66 anni. Nel racconto che mescola thriller e melò, basato sulla serie inglese Gold digger (adattato da Teresa Ciabatti, Eleonora Cimpanelli, Flaminia Gressi e Michela Straniero), interpreta Gabriella, signora chic, proprietaria di un albergo da sogno sulla Costiera amalfitana. Le regalano un cagnolino perché le faccia compagnia, ma lei incontra il fustissimo, ambiguo Elia (Giacomo Gianniotti) e riscopre la passione e il sesso. I figli, preoccupati che sia un profittatore — e lo sarà pure, ma poco le importa — provano a farla interdire. Solo un’attrice come lei, forte e sicura, poteva avere il coraggio di esporre il corpo, senza filtri: «Non ho voluto Photoshop. Penso di poter essere un veicolo per il pubblic…

Bisogna vederla in azione Monica Guerritore, nella serie Inganno di Pappi Corsicato (dal 9 ottobre su Netflix), ribaltare tutti gli stereotipi sulle sessantenni: «Il desiderio non invecchia e le donne devono sentirsi libere, a tutte le età, di vivere la passione» spiega l’attrice, 66 anni. Nel racconto che mescola thriller e melò, basato sulla serie inglese Gold digger (adattato da Teresa Ciabatti, Eleonora Cimpanelli, Flaminia Gressi e Michela Straniero), interpreta Gabriella, signora chic, proprietaria di un albergo da sogno sulla Costiera amalfitana. Le regalano un cagnolino perché le faccia compagnia, ma lei incontra il fustissimo, ambiguo Elia (Giacomo Gianniotti) e riscopre la passione e il sesso. I figli, preoccupati che sia un profittatore — e lo sarà pure, ma poco le importa — provano a farla interdire. Solo un’attrice come lei, forte e sicura, poteva avere il coraggio di esporre il corpo, senza filtri: «Non ho voluto Photoshop. Penso di poter essere un veicolo per il pubblico femminile e un’apripista per le colleghe cinquantenni a cui si chiede sempre di avere il viso da trentenni».

Invece le facce raccontano.

«E si può dare il proprio viso, il proprio corpo, a un racconto. Per me anche nella vita è così: la prima è stata la Magnani. Non è una questione di rughe, è imporre la propria faccia, il proprio modo di recitare, unico e inimitabile».

Ha avuto coraggio, e appare disinvolta anche nelle scene intime.

«Nessuna disinvoltura, anzi ho provato un certo imbarazzo quando ho dovuto mostrare la mia bellezza sfiorita rispetto a quella che il pubblico conosceva. Il coraggio l’ho trovato nel mestiere, è giusto alzare l’asticella per tutte le donne: devono essere quello che sono realmente. A 60 anni non hai il corpo di una di trenta, ma può suscitare desiderio».

L’età è ancora un tabù?

«Io volevo mostrare la stessa intensità passionale, anche con l’umiliazione e l’imbarazzo. Se stai con un uomo giovane esiste: c’è il mio corpo mio e c’è il suo. Le donne cambiano. Prima hanno le mestruazioni, fanno i figli, poi c’è la menopausa. Diventano adulte e a un certo punto tutto si ferma. Ma chi l’ha detto? Non è così. Le donne hanno desideri, e si sa, l’amore è pericoloso».

Alla fine la libertà è il traguardo più difficile?

«La trama è popolare, poggia sugli archetipi: i figli, la famiglia, il benessere. Lei è madre e nonna, ma in questo nucleo è la scheggia impazzita e fa esplodere tutto. Si libera del giudizio, non le interessa lo sguardo altrui. I figli invece restano ingabbiati da quello che pensano gli altri. Mi piacerebbe che le ragazze, anche le mie figlie, vedessero che una donna può prendersi quello che vuole».

È consapevole che quest’uomo può ingannarla?

«Inganno, non inganno, questa passione la rende felice e quello che conta più di tutto è la coscienza di quello che vive».

A un certo punto per un’attrice esistono solo ruoli da madri o nonne?

«Smettiamola di pensare alla donna come puro ideale, senza corpo. Gli uomini per raccontare i loro turbamenti sessuali diventano grandi intellettuali, noi: attrici che fanno un po’ di porno. Siamo vive e il desiderio esiste. Gabriella potrebbe essere come Marlon Brando in Ultimo tango a Parigi».

In una scena la protagonista raggiunge in piscina Elia con la sua giovane ex amante.

«Ringrazio Pappi perché mi ha dato la possibilità di sentire i momenti di disagio: Gabriella arriva a umiliarsi, chiede: “Dimmi cosa ti devo fare, perché non ti basto?”».

Nessun dubbio quando le hanno offerto il ruolo?

«Sono stata entusiasta. Ho capito subito che valeva la pena raccontare questa donna, non è la seduta dallo psicanalista. Gabriella è una cipolla che si apre e fa bene al pubblico. In teatro i personaggi non hanno età, ma qualità».

Si è rivista?

«Ancora no. Ricordo che guardai Amanti e segreti, serie “scandalosa” di cui ero protagonista, dal terrazzo, attraverso i listini delle tapparelle».

Suo marito, il professor Roberto Zaccaria, che pensa?

«Dice a tutti: “Mi raccomando, non la guardate”. A teatro, con Sepe, facevo uno spettacolo in cui stavo con svariati uomini. Era perplesso. Gli spiegai: è il ruolo. E lui: “Ma non tutte le sere”».

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