La presentazione di Disclaimer a Venezia ‘24 è andata come prevedibile. Tutti ammirati ma, nel tempio sacro del cinema, anche timore di non lasciarlo andare troppo, questo Alfonso Cuarón alla sua prima serie tv. Ovvero un prodotto televisivo in piena regola – da ieri su Apple Tv con i primi due episodi – che ne rispetta le convenzioni e si esercita, mirabilmente, sui tempi della serialità. Sette episodi e nemmeno un secondo perduto. Ovvio, poi gli ortodossi diranno che questo è in fondo cinema diluito, ma bisogna portare pazienza.
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Disclaimer è prima di tutto un gioco noir tra interpreti di prima categoria, da Cate Blanchett a Kevin Kline (come passa il tempo) a Sasha Baron Cohen. In origine, un romanzo inglese del 2015 (da noi: La vita perfetta, di Renée Knight, Piemme). Catherine è un’affermata giornalista d’inchiesta: la sera in cui le conferiscono un inutile premio le arriva in casa un rom…
La presentazione di Disclaimer a Venezia ‘24 è andata come prevedibile. Tutti ammirati ma, nel tempio sacro del cinema, anche timore di non lasciarlo andare troppo, questo Alfonso Cuarón alla sua prima serie tv. Ovvero un prodotto televisivo in piena regola – da ieri su Apple Tv con i primi due episodi – che ne rispetta le convenzioni e si esercita, mirabilmente, sui tempi della serialità. Sette episodi e nemmeno un secondo perduto. Ovvio, poi gli ortodossi diranno che questo è in fondo cinema diluito, ma bisogna portare pazienza.
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Disclaimer è prima di tutto un gioco noir tra interpreti di prima categoria, da Cate Blanchett a Kevin Kline (come passa il tempo) a Sasha Baron Cohen. In origine, un romanzo inglese del 2015 (da noi: La vita perfetta, di Renée Knight, Piemme). Catherine è un’affermata giornalista d’inchiesta: la sera in cui le conferiscono un inutile premio le arriva in casa un romanzo, piuttosto anonimo. Dentro c’è la storia della sua vita: ma soprattutto c’è il lato nascosto, un evento che risale a vent’anni prima e che, se rivelato, sconvolgerebbe il mondo conosciuto. Da qui l’intrigo e il contro-intrigo che si prendono per mano nel resto della trama, con verità che sembrano assodate e che si ribaltano, fino a un finale che contro-ribalta.
Nessuna descrizione a parole è in grado di rendere l’atmosfera da thriller soffocato che avvolge i protagonisti in scena. Kline disegna un eroe della vendetta che mette i brividi a ripensarlo, sulla bravura di Blanchett e Baron Cohen non è il caso di dilungarsi. Ma quello che riserva la massima suggestione è il regista impegnato nell’operazione. Celebrato autore di cinema, è come se un giorno avesse preso atto del nuovo corso fatto di serialità tv, pensando: andiamo un po’ a spiegare come si fa.
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Ricapitolando: i nuovi talk della Rai non li vede nessuno. Nei programmi di informazione d’altro tipo, mattina e pomeriggio, e che vengono invece visti parecchio, basta accendere e c’è la Madonna di Trevignano, oppure degli squinternati che guidano sette - per fortuna non sono di più. La situazione è eccellente.