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Un inganno diabolico per Monica Guerritore

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Multischermo \ Nella nuova serie Netflix diretta da Pappi Corsicato l’attrice è protagonista di una soap-melò ad alto tasso di erotismo
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Il riferimento è al Nanni Moretti recente, quando nel film quelli della piattaforma gli fanno pesare il fatto che i loro prodotti sono visti in 190 paesi (e tutti in coro: Ohhhh). E però lo stanno ripetendo davvero, autori e manager, stanno dicendo che la serie è molto vista in tutto il mondo e stanno parlando di Inganno, appena uscita su Netflix, una sorta di incursione in un genere, la soap-melò ad alto tasso crime, di cui da noi, a questa intensità, non c’erano tracce fin dai tempi del connubio Tarallo-Gabriel Garko su Canale 5.


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E all’opera si è messo un regista con passato notevole come Pappi Corsicato mentre la protagonista, anzi regina della situazione è Monica Guerritore: in ruolo hot-granny, ma sempre Monica Guerritore rimane. Ovvero splendida sessantenne, proprietaria di un hotel di lusso in Costiera amalfitana, tormentata e sola nonostante l’ampia famiglia che le ronza intorno.

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Il riferimento è al Nanni Moretti recente, quando nel film quelli della piattaforma gli fanno pesare il fatto che i loro prodotti sono visti in 190 paesi (e tutti in coro: Ohhhh). E però lo stanno ripetendo davvero, autori e manager, stanno dicendo che la serie è molto vista in tutto il mondo e stanno parlando di Inganno, appena uscita su Netflix, una sorta di incursione in un genere, la soap-melò ad alto tasso crime, di cui da noi, a questa intensità, non c’erano tracce fin dai tempi del connubio Tarallo-Gabriel Garko su Canale 5.


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E all’opera si è messo un regista con passato notevole come Pappi Corsicato mentre la protagonista, anzi regina della situazione è Monica Guerritore: in ruolo hot-granny, ma sempre Monica Guerritore rimane. Ovvero splendida sessantenne, proprietaria di un hotel di lusso in Costiera amalfitana, tormentata e sola nonostante l’ampia famiglia che le ronza intorno.

Quando sbuca, dal nulla, il trentenne Elia, molto aitante, saltano tutti gli schemi. Lui, Giacomo Gianniotti, è stato l’ultimo Diabolik al cinema e qui diabolico lo è, parecchio: anzi è un evidente losco figuro, di quelli che dopo dieci minuti una famiglia ricca li fa inseguire dai cani. Invece Gabriella-Monica se lo sequestra proprio, dando vita a una girandola di sesso e sentimenti burrascosi, sospetti atroci e voglia di ignorarli. L’imbarazzo (cringe) per certi momenti va di conseguenza, però c’è fluidità — il diabolico soggioga anche il figlio ventenne di lei — e per quelli in età, il richiamo a certo soft-core anni 70 è fortissimo. Nell’attesa di capire quanti inganni ci siano in Inganno, la serie scorre e lo spettatore forzato passa il tempo annotando le fasi salienti: la prima copula malcelata è in avvio al minuto 31, al 37’ lei dice a lui: “Il problema non sei tu, sono io”. Al 4’ del secondo episodio lui le dice di non voler essere un toy-boy. E appena parte il terzo, finalmente ci si dà dentro alla grande e a piena vista. E così via.

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Tra le qualità di Inganno, oltre al fatto che tutti posso vantarsi di aver scritto e girato una serie contro le convenzioni e che ribalta l’universo femminile etc etc, anche il fatto che per guardarla non serve lo Spid.

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