Ayrton Senna, la vita del campione in una serie Netflix. Un mito che resiste con una forza inaudita
di Vincenzo BorgomeoNon vorremmo essere nei panni di Gabriel Leone, l’attore che interpreterà Senna nella miniserie Netflix dedicata all’indimenticabile pilota brasiliano di Formula 1: l’amore per Ayrton è così forte, presente, attuale che finirà per schiacciarlo. Però, ormai ci siamo, e il 29 novembre andranno in onda - a 30 anni dalla morte della leggenda – le sei puntate che iniziano con la genesi della carriera di Ayrton, quando si trasferisce in Inghilterra per gareggiare in Formula Ford, fino al suo tragico incidente a Imola, durante il Gran Premio di San Marino. Per capire il concetto di amore per Ayrton “forte, presente, attuale”, un giro sui social vale più di mille discorsi: #sennasempre è uno degli hashtag più cliccati di sempre e dà un senso concreto alla presenza fra noi del leggendario pilota brasiliano. Un mito che a 30 anni della scomparsa, da quel tragico primo maggio di Imola, resiste con una forza inaudita.
Senna, infatti, sembra che non sia mai morto, che sia davvero ancora fra noi. Una cosa mai vista prima non solo nel mondo dell'auto, ma in assoluto. C'è un dettaglio che pochi conoscono ma che fa capire il discorso: quando la salma di Ayrton doveva tornare in patria per il funerale, la famiglia si oppose a farla viaggiare nel vano di carico dell'aereo, "come fosse un pacco postale". Pretesero che viaggiasse in prima classe, così per far posto alla bara smontarono mezzo aereo, perché Ayrton era sentito come una presenza fisica, come se non fosse scomparso. Da quel viaggio fino ai giorni nostri nulla è cambiato. Sennasempre. Appunto. E nemmeno lo straziante funerale sancì la sua scomparsa: un milione di persone a San Paolo del Brasile sfilarono in processione per diciassette chilometri, la distanza dal palazzo del Parlamento, dove era stata allestita la camera ardente, fino al cimitero di Morumbi, dove Senna è stato seppellito. Il sentimento comune, allora come oggi è lo stesso. Sennasempre.
Di Senna si è scritto e detto di tutto. Parlava con Dio, era capace di una concentrazione assoluta: la leggenda si era già impadronita di lui, anche da vivo. Il concetto ce lo spiega bene Enzo Ferrari, che allora si riferiva a Nuvolari, ma la cosa calza a pennello anche per Ayrton: "Succede del resto sempre così - scrisse il Drake nel suo libro Le mie gioie terribili - quando un uomo arriva ai limiti dell'impossibile: si impadronisce di lui il mito e, allora, se faceva il pugile, si racconta che sapeva uccidere un toro con un pugno, e se faceva il pilota, che percorreva le curve su due ruote".
E i limiti dell'impossibile Senna li aveva raggiunti – anzi superati - più volte. Tutti ovviamente ricordano quella magica giornata di Donington Park (brividi) quando nel 1993 sotto una pioggia torrenziale colse quella che è probabilmente la sua più bella vittoria della carriera mandando in scena una delle rimonte più veloci e spettacolari mai viste in tutta la storia della F1. Senza poi dimenticare l'impresa con la Toleman sotto il diluvio, i duelli con Prost e il burrascoso rapporto con la sua amata-odiata McLaren: Ayrton non si decideva a firmare il contratto, ma la stagione era già cominciata, così si andava avanti con un ingaggio "volante" di un milione di dollari a gara (all'epoca cifra astrale). Vinse il mondiale e divenne di certo il precario più pagato di sempre. Già, la pioggia: Ayrton era un mago nel guidare in quelle condizioni. Sensibilità divina. Intuito mai visto prima. La macchina fra le sue mani volava leggera in condizioni impossibili. Frutto di anni di allenamenti con i kart proprio con la pista allagata, ma frutto – soprattutto - di un dono di Dio. Così ci si nasce, non ci si diventa.
Una data, un circuito e una macchina: 21 aprile 1985, Estoril, Lotus 97T F1. E ovviamente pioggia battente: Ayrton Senna da Silva sta per entrare nella leggenda. Aveva appena compiuto 25 anni e aveva una voglia incredibile di svettare. Una voglia che lo portò a rifilare un minuto di distacco sul suo più diretto inseguitore. Era la seconda gara di Ayrton con la Lotus, ma già padroneggiava la 97T come se l'avesse sempre guidata. E si portò così a casa la prima delle 41 vittorie in carriera in F1. Ma, soprattutto, entrò definitivamente nella leggenda che lo avrebbe visto diventare un'icona sportiva globale e un eroe nazionale nel suo nativo Brasile.
Il suo storico meccanico Chris Dinnage, quando parla di Ayrton sembra che parli della Madonna: "I livelli di concentrazione di Senna non hanno eguali – ci ha raccontato - non ho mai incontrato nessuno come lui”. E ricordando quel 21 aprile del 1985, il meccanico trasmette intatto lo stupore di quel giorno: "Ayrton - spiega Dinnage - non aveva mai provato la macchina sul bagnato: quella era la prima volta che guidava in quelle condizioni... Il segreto? Quando andava allo stesso ritmo di tutti gli altri piloti, usava solo il cinquanta per cento della sua capacità di guida. E tirava fuori l'altro cinquanta in condizioni particolari, come quel giorno a Estoril. I suoi livelli di concentrazione erano impareggiabili”.
"La pioggia, come sempre - racconta ancora il suo meccanico - è il grande livellatore per le prestazioni in pista. Richiede comandi delicatissimi da parte del pilota, controllo istintivo dell'auto e un sangue freddo unico". Dennis ha ragione, e non è un caso che Senna per anni sia stato il re delle pole (65!), superate solo da Michael Schumacher e Lewis Hamilton. Quando si trattava di fare il giro veloce probabilmente Ayrton dava il cento per cento. E in quelle condizioni, come quel giorno a Estoril di anni fa, non aveva rivali.
I rivali. Già Prost: con lui si sono odiati a morte, ma la grandezza del francese - uno dei piloti più forti di sempre - faceva splendere ancor più la stella di Ayrton: quando all'apice delle polemiche Alain accusò apertamente la Honda di dare ad Ayrton motori più potenti (erano i propulsori che usava la McLaren), i giapponesi si offesero a morte (sono fatti così) e per la prima volta nella storia resero pubblica la telemetria di tutte le gare disputate nell'anno. Beh, incredibile a dirsi, ma Senna riusciva a tirare fuori sempre dal motore più giri di quelli che spremeva Prost. 100 di qua, 200 di là, 170 da un'altra parte. Insomma, Ayrton riusciva ad aprire di più il gas. E quindi ad andare più forte.
Oggi Ayrton è, come dicevamo, più presente che mai: fondazioni, siti, fumetti, trasmissioni Tv, auto speciali (la Mclaren ha anche lanciato la "Senna", supercar estrema che porta su strada la filosofia del pilota). Ma una cosa è certa: dopo Senna la F1 non solo non è stata più la stessa, ma non sarà mai più la F1 che ha fatto innamorare intere generazioni di tifosi. Il mondo cavalleresco ed eroico delle corse se ne è andato per sempre, lasciando un vuoto incolmabile. Rimane solo lui. Sennasempre.