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L’amica è geniale, la fiction Rai non lo è più

(ansa)

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Multischermo / Su Rai 1 i primi episodi della quarta e ultima stagione della serie dai romanzi di Elena Ferrante
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Vale come battuta, ma non del tutto, l’arrivo in tv della quarta e conclusiva stagione de L’amica geniale – Storia della bambina perduta è ormai quasi un’operazione-nostalgia. Dall’uscita dell’ultimo libro della serie sono passati dieci anni, la trasposizione televisiva è stata una delle migliori operazioni compiute in Rai negli ultimi anni e concludere tutto passa come un atto dovuto.

Ma in questa importante storia narrativa, nel suo complesso, non c’è niente di dovuto, piuttosto scattano – come si nota da più parti – valutazioni un po’ malinconiche sul tempo che è passato anche e soprattutto sul lato televisivo in senso stretto. Il pubblico della tv generalista, ormai, concede a questo genere di lavori appena appena il giusto, poi si disperde nel …

Vale come battuta, ma non del tutto, l’arrivo in tv della quarta e conclusiva stagione de L’amica geniale – Storia della bambina perduta è ormai quasi un’operazione-nostalgia. Dall’uscita dell’ultimo libro della serie sono passati dieci anni, la trasposizione televisiva è stata una delle migliori operazioni compiute in Rai negli ultimi anni e concludere tutto passa come un atto dovuto.

Ma in questa importante storia narrativa, nel suo complesso, non c’è niente di dovuto, piuttosto scattano – come si nota da più parti – valutazioni un po’ malinconiche sul tempo che è passato anche e soprattutto sul lato televisivo in senso stretto. Il pubblico della tv generalista, ormai, concede a questo genere di lavori appena appena il giusto, poi si disperde nel movimento – compreso il prezioso recupero su RaiPlay. I numeri restano importanti ma sono lontani dalla prima stagione (2018, un millennio fa) ma soprattutto si ha la vaga sensazione che questa tornata - cinque serate su Rai 1 il lunedì sera – sia l’ultimo atto di una lunga e fortunata stagione di fiction Rai di livello.

Non moltissime, s’intende, ma di quelle per cui si avvertiva nell’aria una partecipazione collettiva fatta anche di pubblico non avvezzo, che sentiva però un richiamo importante. Oggi va in tutt’altro modo, la serialità è altro e il grande romanzo italiano, diciamo così, che convoca anche il popolo televisivo si è perduto nel tempo. Meglio non pensarci e farsi bastare, eccome, Lenù e Lila cresciute (Alba Rohrwacher e Irene Maiorino) l’ambientazione, i tempi e le rievocazioni (Bruno Vespa compreso, quando annuncia il sequestro Moro). E quel Nino Sarratore, ora Fabrizio Gifuni, archetipo maschile scolpito con una precisione che nessuna IA potrà mai produrre. In più, la tensione emotiva sempre forte e importante, dentro un’operazione che nelle varie stagioni ha visto raggruppato al meglio un gruppo creativo e di lavoro di quelli d’alta gamma e di cui vantarsi.

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A breve verrà girata per Mediaset una nuova stagione dei Cesaroni (debuttò nel 2006). E, a questo punto, quel giorno tornerà davvero a giocare Francesco Totti.

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