✕

Emanuela Fanelli: “Pigiama e divano, ecco i miei progetti con Paola Cortellesi”

Ascolta l'audio

A un anno dall’uscita di “C’è ancora domani”, l’attrice racconta il suo rapporto con il successo: “Ho imparato a far ridere per essere accettata”. Dal 21 sarà su Prime video nella nuova edizione di “Dinner club”
5 minuti di lettura

Due David di Donatello di fila, personaggi scolpiti nel cuore come la Marisa di C’è ancora domani, l’autoironia. Fino a pochi anni fa Emanuela Fanelli era ancora indecisa se puntare sul piano A, l’attrice, o il B, la maestra. Dopo il successo, mantiene un certo distacco (“da quando il lavoro va bene ho capito che non deve avere troppa importanza”) ma non ha del tutto accantonato l’alternativa. Ha girato il nuovo film di Paolo Genovese FolleMente, è di ritorno dal viaggio culinario di Dinner club con Carlo Cracco, Christian De Sica e Rocco Papaleo.

Le manca il vecchio piano B? Bambini, scuola, animazione.

“Moltissimo. Mi manca quell’ambiente, completamente opposto a quest’altro. Quando arrivi a scuola i bambini non hanno quel “ciao tesoro come stai?” un po’ finto, a loro non importa, sono contenti di vederti perché ti vogliono bene. Recitare è il sogno ma insegnare mi piaceva molto, ho fatto tanti mestieri ma quello l’ho fatto per dieci anni e ho pensato che avrei potuto farlo per tut…

Due David di Donatello di fila, personaggi scolpiti nel cuore come la Marisa di C’è ancora domani, l’autoironia. Fino a pochi anni fa Emanuela Fanelli era ancora indecisa se puntare sul piano A, l’attrice, o il B, la maestra. Dopo il successo, mantiene un certo distacco (“da quando il lavoro va bene ho capito che non deve avere troppa importanza”) ma non ha del tutto accantonato l’alternativa. Ha girato il nuovo film di Paolo Genovese FolleMente, è di ritorno dal viaggio culinario di Dinner club con Carlo Cracco, Christian De Sica e Rocco Papaleo.

Le manca il vecchio piano B? Bambini, scuola, animazione.

“Moltissimo. Mi manca quell’ambiente, completamente opposto a quest’altro. Quando arrivi a scuola i bambini non hanno quel “ciao tesoro come stai?” un po’ finto, a loro non importa, sono contenti di vederti perché ti vogliono bene. Recitare è il sogno ma insegnare mi piaceva molto, ho fatto tanti mestieri ma quello l’ho fatto per dieci anni e ho pensato che avrei potuto farlo per tutta la vita se non fossi riuscita come attrice. Se non dovessi più avere proposte per cose che mi piacciono, posso sempre tornare a fare la maestra. Questo mi dà una grande forza. So che so far bene anche un’altra cosa nella vita e non mi importa se non mi vede nessuno. La notorietà non è mai stata la meta. Per carità, è una conseguenza bellissima, altrimenti il mestiere nostro lo faresti in camera tua. Ma non è un’ossessione”.

Del successo ha detto ‘me lo godo finché c’è, se finisce pazienza’. Molto zen.

"Figuriamoci, non faccio la santona. Ma da quando mi è andato molto bene il lavoro, ho capito che il lavoro non deve avere troppa importanza. Se dieci anni fa, con un incantesimo, mi avessero mostrato la mia vita professionale di questi ultimi tre anni gli avrei dato molta più importanza di quanto gliene do adesso, vivendola. Se mi lascio definire dal mio mestiere e mi sento “figa” perché ho avuto dei riconoscimenti, le cose vanno bene. Quando questa cosa andrà scemando, perché è ovvio che succederà, che faccio? Non posso mica andare in depressione. È un atteggiamento che devo alimentare per evitare di dover correre ai ripari”.

'Siccità' di Paolo Virzì 

Quando ha capito che poteva far ridere gli altri?

"A me piace molto ridere di mio e mi sto anche abbastanza simpatica, il che è positivo, visto che devo stare in mia compagnia tutta la vita. Ogni tanto penso a delle cose che mi fanno ridere da sola. A casa, in famiglia, abbiamo sempre scherzato tanto, è un allenamento che ho fatto fin da piccola: vedere le cose con ironia”.

Fuori dalla famiglia?

“Tra le medie e il liceo. È la fase in cui speri di capire chi sei, vorresti essere accettata ma non sai bene come. Io avevo trovato, come chiave, la simpatia. Ero amica un po’ di tutti, mi chiedevano di raccontare storie, di fare un’imitazione. È stato il modo per farmi voler bene".

Tanti ragazzi la seguono su social.

"E cerco sempre di rispondere, che poi io ci sto poco e non con cose che riguardano la mia vita privata. I social possono essere dei bacini di sfogo, il fatto che ci siano delle persone con la voglia di scrivermi per dirmi che è piaciuto loro qualcosa che ho fatto, mi commuove. Do molto valore alla gentilezza e al fatto che scrivano a un’estranea per dire grazie o brava. Se è andato tutto bene, è grazie a loro”.

Due David come miglior attrice non protagonista: “Siccità” e “C’è ancora domani”.

“Paolo Virzì mi ha fatto un regalo enorme. Il pubblico mi aveva conosciuto come comica grazie a Una pezza di Lundini, quando è uscito Siccità i critici si sono detti ‘ah, allora fa pure l’attrice’, ma in realtà era vero il contrario. Dopo lo show con Valerio mi hanno offerto principalmente ruoli brillanti e invece Paolo non solo mi ha preso in Siccità realizzando uno dei miei sogni di sempre, ma mi ha voluta in un ruolo non comico che mi ha permesso di mostrare delle cose mie intime, mascherate dal personaggio”.

E poi arriva “C’è ancora domani”

"Il film di Paola è un qualcosa di unico, probabilmente non si replicherà. Non tanto per l’esplosione che ha avuto ma perché essendo Paola una delle persone a me più vicine, nella vita privata, da diversi anni, si sono mescolate emozioni personali e professionali. Accanto alla gioia di aver partecipato a un film che è diventato una cosa così grande, che ha smosso così tanto, c’era anche tanta felicità per una persona che amo. E mi ha fatto uscire dall’ego del lavoro”.

In che senso?

“Nel senso che quando esce un film un attore pensa ‘Sono stato bravo? Che scriveranno i giornalisti?’ Invece subito C’è ancora domani è diventato una cosa che ha riguardato molte più persone. Quando andavo con Paola a presentare il film, partivano delle chiacchierate bellissime con le persone che si sentivano libere di confidare storie personali. Ho avuto la misura di essere un pezzettino di una cosa tanto grande”.

Emanuela Fanelli e Paola Cortellesi in "C'è ancora domani" 

Per quello non si aspettava il David?

"Non me lo aspettavo proprio nessuna delle due volte. Sulla seconda non ci avrei giocato neppure un euro, mi è preso un colpo quando hanno detto il mio nome. I miei amici hanno fatto dalla sera stessa lo sticker della mia faccia stupita che ora si mandano su WhatsApp per ogni commento meravigliato”.

Dal 21 la ritroviamo su Prime Video in Dinner Club. Come se la cava con la cucina?

"Sono una di quelle che cucina bene quando le va, ma spesso non le va. Non sono come quelli che dicono ‘cucinare mi rilassa’, non è una passione. Poi magari per dieci giorni di fila cucino sempre”.

Dinner Club 3, Fanelli, Papaleo, De Sica in viaggio culinario con Carlo Cracco

Il cavallo di battaglia?

"Pasta e fagioli, mi viene chiesta dagli amici. Che non è proprio un piatto leggero, con il lardo e il prosciutto crudo. Né me lo posso giocare se viene a cena uno, non è il massimo per una cena galante. Non è il preludio a un dopocena speciale, mi sa”.

Ha mangiato testicoli di toro, ballato il merengue in un centro anziani, fatto centinaia di chilometri.

"Io ho gusti semplici, tendo a non provare cose che non conosco, come i bambini. Confesso: dei testicoli di toro alla fine ho mangiato solo la panatura. Quanto al viaggio, il pubblico penserà che hanno messo la controfigura sull’auto da rally, ma invece no, ho guidato proprio io. C’era Christian De Sica vicino a me un po’ teso, come papà prima che prendessi la patente, sempre impugnando il freno a mano. Volare, no: ho paura. Cioè, lo faccio ma salgo sull’aereo convinta che stiamo tutti per morire, vedo la gente serena e penso ‘beati voi che non sapete cosa ci sta per succedere’. Il viaggio migliore inizia dopo l’atterraggio, quando arrivo sana e salva. Il merengue nel centro anziani è un’esperienza che vorrei evidenziare come chicca nel mio curriculum”.

Con chi c’è stata una sintonia immediata?

"Corrado Guzzanti mi ha preso nel 2015 a fare la sua serie Dov’è Mario? Che non avevo fatto niente. E io mi sono ritrovata con il mito della mia adolescenza, ne ero anche un po’ innamorata da ragazza, vedevo L’ottavo nano, Pippo Kennedy show. Imploravo a casa di avere il monopolio del telecomando quella sera perché se non le vedevo il giorno dopo a scuola con gli amici miei non sapevo che dire. Non c’era Raiplay. Genio, genio, genio ecco Corrado penso che lo sia davvero. Un onore lavorare con lui in Call my agent e ci siamo ritrovati pure su Dinner Club. Con lui mi dissocio: un po’ recito perché devo fare la parte mia, ma mezza me si gode quello che fa lui”.

Ha girato il video Immigrato con Checco Zalone, sono passati 14 anni. Come è nata quella collaborazione?

"Cercava un’attrice per il video e voleva qualcuno di poco noto, ma che facesse un po’ ridere. Abbiamo una conoscenza in comune, allora facevo Battute su Rai2, ha visto delle cose mie e mi ha chiamato. È un altro incontro che è stato un regalo: vedere come lavora, la sua gentilezza, uno che fai i numeri che fa lui, c’è gente che si dà i toni per molto meno. Poi ci furono tutte quelle polemiche perché qualcuno non lo aveva capito. Ricordo che io lo avevo visto prima che uscisse e c’è l’inquadratura in cui lui esce sul balcone con una posa mussoliniana e poi diventa bianco e nero e io ho pensato ‘ma davvero? C’era bisogno anche del bianco e nero?’ E invece evidentemente c’era bisogno, mi ha colpito che tanti lo avessero capito ma tanti altri no. Si parlò del mio personaggio come donna oggetto, crollo del femminismo… Poi è uscito Tolo tolo che è una delle prese di posizione più drastiche sul tema dell’immigrazione. I livelli di lettura sono vari, per carità ognuno ha il suo gusto, però il video a me sembrava chiaro. Con una frase come ‘Chi ha lasciato il porto spalancato?’”

Con Valerio Mastandrea e Paola Cortellesi alla prima di C'è ancora domani (ansa)

La rivedremo con Paola Cortellesi? State ragionando su qualcosa?

"Onestamente no. Ci rivediamo a casa sua, sul divano, la sera in pigiama. Il rapporto nostro è così. Magari è un format che possiamo sperimentare”.

Quanto conta scrivere le sue cose, oltre a recitare quelle degli altri?

“A me piace tanto scrivere, la mia vita professionale è cambiata quando ho cominciato a scrivere per me. Mi piacerebbe continuare a farlo”.

Potremmo vedere qualcosa presto?

"Sto scrivendo qualcosa, ma ho un po’ di difficoltà perché quando ti relazioni con le piattaforme ci sono logiche numeriche, algoritmi che capisco poco. Prima di fare una cosa fanno tutti dei conti che secondo me non sono applicabili a tutto, per cui spero che potrete vedere questa cosa che sto scrivendo”.

Leggi i commenti