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Con Massimo Giletti il vecchio talk diventa un circo

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Multischermo \ Tra i quadri di Sgarbi e gli sputi di Bandecchi, “Lo stato delle cose” sembra afflitto da retequattrismo light
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L’incrollabile certezza di Massimo Giletti sulla necessità che la Rai abbia un talk show di prima serata condotto da lui medesimo, alla vecchia maniera, dopo le note persecuzioni a cui è stato sottoposto, continua ad avere riscontri labili. Lo stato delle cose – non si sa che ne pensi Wim Wenders, ma forse non lo sa – vivacchia nel lunedì di Rai3, sottratto a Report, ma sicuramente dà soddisfazioni al diretto interessato. In effetti è il talk a modo suo, erede di quelle stagioni con l’Arena. La resa è un mix non del tutto imperdibile di retequattrismo light, stile Iene, un po’ di Striscia qui e là, con l’additivo di populismo mediatico in dosi da decidere di volta in volta. Nella quantità, va da sé, ogni tanto e statisticamente ci azzecca. Ma imperdibili sono quegli spazi pressoché circensi che hanno una fetta di pubblico affezionato.

L’incrollabile certezza di Massimo Giletti sulla necessità che la Rai abbia un talk show di prima serata condotto da lui medesimo, alla vecchia maniera, dopo le note persecuzioni a cui è stato sottoposto, continua ad avere riscontri labili. Lo stato delle cose – non si sa che ne pensi Wim Wenders, ma forse non lo sa – vivacchia nel lunedì di Rai3, sottratto a Report, ma sicuramente dà soddisfazioni al diretto interessato. In effetti è il talk a modo suo, erede di quelle stagioni con l’Arena. La resa è un mix non del tutto imperdibile di retequattrismo light, stile Iene, un po’ di Striscia qui e là, con l’additivo di populismo mediatico in dosi da decidere di volta in volta. Nella quantità, va da sé, ogni tanto e statisticamente ci azzecca. Ma imperdibili sono quegli spazi pressoché circensi che hanno una fetta di pubblico affezionato.

L’altra sera, parte centrale del programma, quella dove il pubblico decide se restare o andarsene. Al minuto 23 inizia la sarabanda-Sgarbi. L’interessato non c’è (Giletti interrompe quattro, cinque volte il tutto, si rivolge alla telecamera e: “Vittorio, continuiamo a invitarti, perché non vieni?”. Già, perché?). Lo svolgimento riprende l’inguacchio, incomprensibile ai più, delle vicende che vorrebbero l’ex sottosegretario impelagato in faccende strane di quadri presi e resi. Si va avanti per 45 minuti, spossanti. Quando il numero si è esaurito, però, ci siamo davvero: ed entra Bandecchi, sindaco di Terni. È lo sconfitto e vilipeso di giornata, causa Regionali in Umbria. Infatti è molto più tranquillo del solito: quindi Giletti manda per due volte, mica solo una, il filmato con il suo best of di sputi e considerazioni sulle donne. Finché Bandecchi, provocato da tutti quelli intorno, si arrabbia un po’, e anche qui la missione viene più o meno assolta, la Rai ha il suo freak-show di lunga durata e le incrollabili certezze possono continuare a rimanere tali.

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Il clou. Flavia Perina spiega a Bandecchi: “Guardi, mio padre era di destra. Ma se l’avesse sentita dire quelle cose sulle donne, l’avrebbe cacciata via”. E Bandecchi: “Ma io non sono di destra. Sono di centro”.

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