Spettacoli

“Carlo Verdone: torno al cinema con un personaggio diverso da me. Sanremo? Mai più, troppa ansia”

Arrivano su Prime Video gli ultimi 5 episodi della nuova stagione di “Vita da Carlo”. Il regista e attore è già al lavoro sulla quarta e si prepara a tornare al cinema

3 minuti di lettura

Carlo Verdone snocciola la sua routine giornaliera con il suo tono tragicomico: «Mi sveglio alle 6. Faccio i sopralluoghi, gli ultimi provini, le interviste per la terza stagione, prepara la quarta e ultima. Una vita infernale».


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Il regista annuncia di essere al lavoro per un ritorno al cinema «con un’idea e un personaggio diversi da me. Cercherò di raccontare l’oggi attraverso fragilità, tic, debolezze e ironie, comicità involontarie del quotidiano. Intrecciando varie vicende». Mentre da sabato 23 novembre su Paramount+ arrivano i nuovi episodi della terza stagione della serie Vita da Carlo.

Qual è la difficoltà di raccontare il presente?

«Oggi i problemi sono aumentati, e sono drammatici. La sensibilità del comico è raccontare i momenti difficili con un’ironia elegante, perché le persone si riconoscano. Ma non è un buon periodo, la gente è preoccupata, tormentata, la cronaca è diventata violenta, non c’è giorno in cui non si sappia di donne uccise. È un momento di decadenza totale del maschio, che ha perso una sua identità. Siamo lontani da quella superficialità simpatica della commedia anni Sessanta. Viviamo in un mondo difficile, c’è poca voglia di ridere e molta solitudine».

"Vita da Carlo 3", arrivano i nuovi episodi - La clip in anteprima

Si ride molto in Vita da Carlo 3, in cui immagina di essere il direttore artistico di Sanremo.

«Questa stagione è la più riuscita. Abbiamo messo al centro il festival ma anche la storia dei figli, della governante, della ex moglie. Alla Festa di Roma è stato bello vedere in sala le reazioni del pubblico. Ma io dopo due ore mi scordo del successo e inizio a pensare all’ostacolo successivo. È uno stimolo a fare meglio, mi fa restare umile. Non sono mai diventato un pallone gonfiato».

(ansa)

Cos’ha capito di Sanremo ora che l’ha fatto?

«Che è lo spettacolo più complicato della televisione italiana. Un carrozzone pieno di trappole, devi stare attento al rapporto con i cantanti, è fondamentale gestire bene quello con gli sponsor, devi stare attento a come ti poni verso il pubblico, a come parli. Oggi, poi, con il politicamente corretto devi stare con diecimila antenne».

Carlo Verdone sul set di 'Vita da Carlo 3'. "Festival di Sanremo? Non ne sarei capace, non ho la verve. Nella serie c'è anche Assante, il mio amico adorabile: quella volta insieme a Monaco per vedere Joe Bonamassa...

I suoi primi ricordi del festival?

«Le serate da piccolo, la tv in bianco e nero, lo vedevo con le governanti. Due artisti mi avevano folgorato, Bobby Solo con Una lacrima sul viso, e Tony Dallara: mi piaceva la sua faccia. Due anni fa in una strada a Milano inchioda una macchina, penso: “‘sto stronzo manca poco che m’ammazza”. Dentro c’era Dallara, esclama “Non ci posso credere, Carlo Verdone”. Io lo guardo “oddio, Tony, ma tu sei stato il mio mito”. Ci siamo abbracciati, ero emozionato come fosse George Harrison. Il tempo vola e la vita ti offre incontri che mai avresti immaginato».

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Il legame tra il festival e le sue passioni musicali?

«Nel 1964 leggo che tra i partecipanti a Sanremo ci saranno gli Yardbirds. Io suonavo la batteria in un gruppo e facevamo i loro brani. Il loro chitarristi erano stati Eric Clapton, poi Jeff Beck e poi Jimmy Page, i tre migliori dopo Jimi Hendrix. Scopro che avrebbero cantato una canzone dal titolo Paf… bum!. Insorgo, dico: ma io brucio i loro dischi… Che poi furono scelti anche da Antonioni per un cameo in una cantina inglese nell’era Page. Sento Paf… bum! e mi metto le mani nei capelli. Mi è venuta una tristezza dentro. L’italiano che cantava con loro era Lucio Dalla, ma non era quello esploso a fine anni Settanta con quei dischi meravigliosi. Paf… bum! era una canzone tragica, una cantilena di quarta categoria in cui non potevano fare alcun meraviglioso assolo. Anni dopo, quando Jeff Beck venne a suonare alla Cavea dell’Auditorium, a fine concerto ci siamo presentati e gli ho chiesto spiegazioni. Lui quasi tira il bicchiere di champagne contro il muro e mi dice: “È stata una delle cose di cui mi sono più vergognato nella vita. Ci dicevano che con Sanremo avremmo venduto in Italia Spagna e Paesi dell’Est’. Io rincaravo: “ma sei il migliore chitarrista del mondo e ti metti a fare Paf…bum?”».

Un po’ come Travolta e Il ballo del qua qua.

«Sanremo è pieno di trabocchetti, devi stare attento su tutto. Ci sono mine ovunque».

Carlo Conti la inviterà, ora.

«Non ci vado. Su quel palco ho suonato la batteria con Claudia Gerini che cantava, ma l’ansia è talmente forte che ho detto “mai più”».

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Nella serie ha voluto Ernesto Assante.

«Mi serviva un critico che mi distruggesse. Ho chiamato il mio amico Ernesto. Quando se ne è andato è stato un colpo durissimo, ho il pc pieno di foto con lui, andavamo ai concerti insieme, partivamo. Non l’ho mai visto imbronciato, pur con mille problemi e pezzi da scrivere. Sempre il sorriso, un uomo positivo. Quando ho saputo della sua scomparsa mi sono sentito male».

(ansa)

Per la quarta stagione quale sarà l’ultima tentazione di Carlo?

«Ci sarà un’offerta bella, piena di dignità e io l’accetterò. Non mi faccio più strattonare. Finalmente una bella vita da Carlo, in cui ci saranno tanti giovani».

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