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“Dostoevskij”, aggredire lo spettatore a regola d’arte

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Multischermo / La serie dei fratelli D’Innocenzo su Sky e Now
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Il gioco dei registi di solo-cinema che approdano alle (mini)serie tv è arrivato a un punto imprescindibile e il merito, o la colpa, è di Damiano e Fabio D’Innocenzo. Dopo passaggi a festival e maratone da sei ore in sala, il loro Dostoevskij è arrivato nella sua collocazione finale, e decisiva. Appunto la tv, Sky, dove sanno come funzionano queste cose: comunque andrà, i D’Innocenzo si mettono all’occhiello e ci si vanta per anni di averli promossi. Loro ripagano con la miniserie più inquietante passata da decenni in tv, e si potrebbe parlare a livello mondiale.

Accumulatori seriali di elementi di racconto pescati ovunque e resi propri, i D’Innocenzo si calano nel fuori porta laziale più desolato in circolazione. E infieriscono, alla Cinico-tv, ma violenta. C’è un serial-killer davvero da archetipo (compreso, all’inglese, l’orfanotrofio-lager da cui proviene) ma a quel punto c’è il poliziotto più intollerabile in circo…

Il gioco dei registi di solo-cinema che approdano alle (mini)serie tv è arrivato a un punto imprescindibile e il merito, o la colpa, è di Damiano e Fabio D’Innocenzo. Dopo passaggi a festival e maratone da sei ore in sala, il loro Dostoevskij è arrivato nella sua collocazione finale, e decisiva. Appunto la tv, Sky, dove sanno come funzionano queste cose: comunque andrà, i D’Innocenzo si mettono all’occhiello e ci si vanta per anni di averli promossi. Loro ripagano con la miniserie più inquietante passata da decenni in tv, e si potrebbe parlare a livello mondiale.

Accumulatori seriali di elementi di racconto pescati ovunque e resi propri, i D’Innocenzo si calano nel fuori porta laziale più desolato in circolazione. E infieriscono, alla Cinico-tv, ma violenta. C’è un serial-killer davvero da archetipo (compreso, all’inglese, l’orfanotrofio-lager da cui proviene) ma a quel punto c’è il poliziotto più intollerabile in circolazione che decide di giocarci a specchio. Il killer lo chiamano Dostoevskij in quanto lascia lettere sul senso della vita e della morte mentre le pratica entrambe, il poliziotto ne è soggiogato. E ha una figlia (Carlotta Gamba, davvero speciale soprattutto nei momenti più atroci da mettere in scena) con la quale, si scoprirà, non può e non potrà mai funzionare. L’insieme cinematografico e il cammino percorso hanno consentito di scrivere recensioni lunghe e articolate. Ma non si rende l’idea senza parlare della potente estetica, e accumulatrice anch’essa, senza ritegno alcuno, esplicitata per immagini, splatter insistito, spruzzate di horror e, già che siamo nelle serie tv, citazioni da quelle top – True Detective, ma c’è anche una scena notturna in un autogrill che è puro Fargo. C’è aggressione emotiva allo spettatore, ma il patto è chiaro fin dall’inizio: se sei qui, spettatore, devi stare a questo gioco. E il confine tra attrazione e repulsione diventa invisibile, come da progetto. Vietato agli spiriti sensibili – ne esistono ancora? - consigliatissimo a tutti gli altri.

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Venerdì sera Rai2 e Rai3, insieme, hanno collezionato il 6 % del pubblico televisivo. L’importante è partecipare.

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