Jude Law: “Solo i bambini conoscono il segreto per far vincere il bene”
di Arianna FinosCon il solito intuito nel 2001 Steven Spielberg aveva consegnato a Jude Law il ruolo di Gigolò Joe, mentore di un bimbo robot, nel film A. I. — Intelligenza artificiale. Da allora l’attore inglese si è specializzato in personaggi belli e ambigui al cinema, un’immagine tracimata sui tabloid: sotto i riflettori i tanti figli e le troppe donne, una storiella con la babysitter. Su questa ambivalenza Law ha costruito una carriera ventennale, è passata anche per il sorrentiniano The young pope. All’ultima Mostra di Venezia era nel nerissimo The order, su un complotto neonazista negli Usa anni Ottanta, al Festival di Torino eccolo in un nudo frontale, filosofo misantropo e velleitario in Eden. Ruoli che più adulti non si può. Però è stato anche Capitan Uncino nel Peter Pan e Wendy di David Lowery, Albus Silente nella saga Animali fantastici e ora è Jod Na Nawood, il mentore un po’ pirata e un po’ Jedi di Skeleton crew, la serie che segna l’incontro tra l’epica avventurosa dei Goonies e l’uni…
Con il solito intuito nel 2001 Steven Spielberg aveva consegnato a Jude Law il ruolo di Gigolò Joe, mentore di un bimbo robot, nel film A. I. — Intelligenza artificiale. Da allora l’attore inglese si è specializzato in personaggi belli e ambigui al cinema, un’immagine tracimata sui tabloid: sotto i riflettori i tanti figli e le troppe donne, una storiella con la babysitter. Su questa ambivalenza Law ha costruito una carriera ventennale, è passata anche per il sorrentiniano The young pope. All’ultima Mostra di Venezia era nel nerissimo The order, su un complotto neonazista negli Usa anni Ottanta, al Festival di Torino eccolo in un nudo frontale, filosofo misantropo e velleitario in Eden. Ruoli che più adulti non si può. Però è stato anche Capitan Uncino nel Peter Pan e Wendy di David Lowery, Albus Silente nella saga Animali fantastici e ora è Jod Na Nawood, il mentore un po’ pirata e un po’ Jedi di Skeleton crew, la serie che segna l’incontro tra l’epica avventurosa dei Goonies e l’universo di Star wars, quattro ragazzini e un droide, caccia al tesoro tra inseguimenti e pianeti nascosti. La serie (su Disney+ dal 4 dicembre) è ambientata in una galassia lontana ai tempi della Repubblica, narrata ad altezza di bambino e contiene gli elementi che hanno reso un film culto i Goonies, nati quarant’anni fa da un soggetto di Spielberg, di cui si annunciano remake e serie nel 2025.
Il segreto del successo dei “Goonies” era quello di trattare i bambini come adulti.
«Vale per i Goonies e per E.T.: c’era profondità in quei bambini, da questo punto di vista l’universo di Star wars è stato un precursore. Ricordo la mia confusione di bambino davanti a Darth Vader che si gira e dice a Luke Skywalker “sono tuo padre”. Guardi il mondo con occhi diversi, ne inizi a comprendere la complessità. Così ho disegnato il mio personaggio, che un’infanzia non l’ha avuta, non è mai stato bambino e tratta i ragazzini da adulti. E loro non ne comprendono appieno la vera natura».
Lei che ragazzino è stato?
«Da quello che mi raccontano, pieno di energia, rumoroso. Volevo giocare, fare sport, inventare storie. Come adesso, oggi sono un po’ più stanco».
Quel ragazzino se lo porta dietro su questi set fantastici?
«A sei anni ho visto Star wars e non ricordo altri giochi che correre con le spade laser, chiedermi chi fossi: Luke, Solo, Vader, Chewbecca? Conosco così bene quel mondo che sul set e mi sono sentito a casa. Ho scelto io stesso i costumi, gli stivali non così, aggiungi la cintura, cambia il bavero… Ogni tanto il ragazzino che ero si è emozionato».
Sceglie progetti opposti: la serie Disney e il film sui neonazisti complottisti che abbiamo visto a Venezia.
«The order è oscuro, scomodo, drammatico. Un’indagine sulla vita di persone reali che risale agli anni Ottanta e racconta l’oggi. Sono piombato su quel set reduce dal mondo leggero di Skeleton crew. Il mio rapporto con il cinema è figlio dei miei genitori, entrambi insegnanti. Mio padre mi portava a vedere Star wars, mia madre Ladri di biciclette. Ho avuto una buona formazione, perciò ora mi sento a casa in tutti i generi».
“Skeleton crew” arriva in un momento storico molto difficile. Cosa spera per le nuove generazioni e per i suoi figli?
«L’ho insegnato da genitore: ho fiducia nella bontà delle persone, anche se siamo circondati da conflitti, incomprensioni, rabbia. Nelle galassie di Star wars il male trionfa ma il bene ritorna, è il pendolo della vita. Sono convinto che anche nella realtà il bene avrà la meglio».