Poche sorprese, e quelle scelte per cercare il caos: a Sanremo 2025 le dimensioni contano
di Andrea SilenziCi si aspettava un segno di discontinuità rispetto alle gigantesche (anche nel successo televisivo) edizioni firmate da Amadeus, e invece no: 30 canzoni anche quest’anno, alla faccia delle dichiarazioni d’intenti e delle riflessioni sulla durata eccessiva delle serate. La sensazione è che da quelle dimensioni, ormai, non si possa tornare indietro: oggettivamente il numero dei cantanti pare eccessivo e di alcuni, in tutta franchezza, avremmo fatto anche volentieri a meno. A partire dai protagonisti del dissing volgare e offensivo andato in scena qualche mese fa, quello tra Tony Effe e Fedez. Vederli nella lista dei partecipanti al Festival fa salire retropensieri legati a inevitabili polemiche e discussioni, scivolando sul vecchio principio del “purché se ne parli”.
Ma il punto, forse, è che Sanremo non ha bisogno di spinte ulteriori: è la vetrina della musica made in Italy, un volano promozionale inarrivabile per gli artisti, un argomento di dibattito che dura mesi. Una verità che porta con sé molte luci e altrettante ombre, ma tant’è. A disposizione del pubblico c’è un catalogo variegato: ognuno può trovare la sua zona di comfort.
C’è tanta produzione da classifica, una quota rap che oltre ai due “litiganti” comprende anche Shablo, che porta con sé Guè, Joshua e Tormento, e Emis Killa, altro duro e puro del mondo hip hop. C’è una quota cantautorato classico, con Simone Cristicchi e l’esordiente(all’Ariston) Brunori Sas, e due artisti realmente fuori schema come Lucio Corsi (chi ha visto Vita da Carlo ne avrà apprezzato la verve davvero originale) e Joan Thiele, vincitrice del David di Donatello nel 2023 per la canzone portante del film Ti mangio il cuore di Pippo Mezzapesa, di cui era protagonista anche Elodie, a sua volta presente nel cast sanremese.
Tra Clara e Massimo Ranieri, Gaia (che ritroverà il suo partner artistico Tony Effe con ha trionfato in estate grazie a Sesso e samba) e Marcella Bella, Carlo Conti garantisce in qualche modo la trasversalità della proposta, andando a toccare i gusti di generazioni diverse.
Dice che le canzoni erano talmente belle che non si poteva ridurre il numero dei cantanti, ma in uno spettacolo infinito sono molti quelli che rischiano di non essere notati o ascoltati con sufficiente attenzione. E visto il livello di molta produzione attuale, qualche dubbio è lecito averlo. L’effetto sorpresa è limitato a pochissimi nomi: per il resto, la sensazione è quella di un battello da crociera di lungo corso, dove tutti ormai hanno imparato come muoversi e conoscono bene il loro copione.