Ed è subito toto-tutto. Dovrebbe essere tempo di liste natalizie, cosa regalare, cosa riciclare, quanti tortellini, quali palle sull’abete. E invece. Sanremo la calamita rovescia le prospettive. Eccoci a commentare, pronosticare, pensare a chi tiferemo, a come giocherà la squadra, a come l’avremmo composta noi, commissari tecnici nell’anima, chi vincerà, ammesso che il momento del televoto ci trovi vivi dopo la maratona dei fantastici trenta ai quali aggiungere ospiti, sponsor, golden minute (ma perché, da qualche tempo, i conduttori ci chiedono di fare con loro il conto alla rovescia? Cinquantanove, cinquantotto, cinquantasette… Perché?).
Ebbene, ove mai a tarda notte dovessimo essere ancora in grado di esercitare funzioni vitali elementari, voteremo per chi? E oggi, a due mesi e poco più di distanza, su chi scommetteremmo? Che il “bouquet” – come l’ha definito Carlo Conti – sia ampio e colorato ed emani profumi variegati, s’è detto. Vai però a sapere come si svilupperà il fior da fiore. Tra vecchie glorie deputate a infiammare il pubblico tradizionale di Rai 1 e giovani leve che i coetanei seguiranno spacchettate sui social o su RaiPlay. Gli auspici non offrono ancora responsi chiari, lasciano intendere che senza aver ascoltato le canzoni è un po’ difficile dare risposte.
Però. Però c’è chi già dà qualcosa per scontato. Elodie, per dire. Ormai divina, tra musica, moda, cinema, sontuosa sul calendario Pirelli, non sono in pochi quelli che scommettono su di lei per il gradino più alto del podio. Bella e brava, ops: brava e bella (la bellezza dev’essere attributo secondario anche nell’aggettivazione, si dovesse pensare che una è prima di tutto bella, non sia mai), potrebbe conquistare il Festival dopo anni di successi che le hanno conferito lo status di diva.
E se Massimo Ranieri si presentasse con un pezzo-bomba tipo Perdere l’amore? Sono tempi duri, il romanticismo paga, il vecchio leone potrebbe riprendersi la palmetta d’oro impallinando il cuore dello spettatore. The Kolors: dove li mettiamo? Il potere evocativo dell’estate lontana, Stash che ci ricorda la felicità del giocoaperitivo anche se questa non è Ibiza eppure c’era il sole e un ragazzo incontrava una ragazza.
E Giorgia (Todrani, non l’altra)? Le vogliono bene perfino i romanisti, è famiglia, l’ultimo pezzo portato all’Ariston non era esattamente imbroccato ma ora chissà. Quella voce che ancora t’inchini, come saprei e sa fare solo lei, il successo a X Factor, l’umiltà di fare un passo indietro e uno altrove. Brunori Sas non ci puntiamo, non ha bisogno di Sanremo, più che altro Sanremo ha bisogno di lui e tanto basta a decretare una vittoria. Qualcuno dice Fedez? Mmmhh, troppi casini, s’è capito che incarna la speranza di un inciampo, una parola di troppo, un bacio in più, una fidanzata da paparazzare, un dissing da improvvisare. E se toccasse a Achille Lauro? Se non fosse per i tatuaggi, lo scambieremmo per un agente immobiliare, tanto ha dismesso i panni del bad boy che ci fece divertire su quel palco con le performance e la tutina nude.
Trenta son tanti e c’è posto per tutti e per tutto, ma prima ascoltare canzoni e poi pagare moneta. C’è tempo anche per ricordarsi che alla fine i favoriti saranno tali in base a criteri tutt’altri, che poi sono quelli che interessano il mercato musicale: chi funziona in radio, chi fa forte sui social, la canzone che dominerà le clip di TikTok. E se c’è riuscito “il povero gabbiano”, può farcela davvero chiunque.