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“Cent’anni di solitudine”, la serie tv. I registi: “Fedeli all’opera in omaggio a García Márquez”

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Su Netflix la serie tratta dal capolavoro letterario. Come l’hanno voluta i figli dello scrittore
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Gabriel García Márquez aveva posto tre condizioni per un adattamento cinematografico del suo romanzo più celebre. Cent’anni di solitudine doveva essere girato in Colombia, con una troupe colombiana, recitato in spagnolo e durare alcune ore.


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Con queste regole in testa, il figlio Rodrigo García, insieme al fratello Gonzalo, ha dato carta bianca per realizzare la serie ora disponibile su Netflix. Cent’anni di solitudine – Parte I mette in scena metà del romanzo che racconta sette generazioni della famiglia Buendia nell’immaginaria Macondo. “Rodrigo García mi ha raccontato che sente parlare di questo adattamento dal 1968, dall’anno dopo la pubblicazione del libro - racconta dalla Colombia l’argentino Alex García, che dirige la serie insieme a Laura Mora - Fin da subito si è pensato a un film, ma tra gli anni Settanta e Novanta il mondo audiovisivo era tutto nelle mani di Hollywood, ch…

Gabriel García Márquez aveva posto tre condizioni per un adattamento cinematografico del suo romanzo più celebre. Cent’anni di solitudine doveva essere girato in Colombia, con una troupe colombiana, recitato in spagnolo e durare alcune ore.


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Con queste regole in testa, il figlio Rodrigo García, insieme al fratello Gonzalo, ha dato carta bianca per realizzare la serie ora disponibile su Netflix. Cent’anni di solitudine – Parte I mette in scena metà del romanzo che racconta sette generazioni della famiglia Buendia nell’immaginaria Macondo. “Rodrigo García mi ha raccontato che sente parlare di questo adattamento dal 1968, dall’anno dopo la pubblicazione del libro - racconta dalla Colombia l’argentino Alex García, che dirige la serie insieme a Laura Mora - Fin da subito si è pensato a un film, ma tra gli anni Settanta e Novanta il mondo audiovisivo era tutto nelle mani di Hollywood, che adattava libri secondo il proprio punto di vista. Quando ho visto L’amore al tempo del colera ho avuto la sensazione che si trattasse di un prodotto europeo o americano, non certo colombiano o del Caribe. Come dicono gli americani, è stato fatto un “whitewash” totale”.

©2024 Netflix, Inc. 

D’altronde, in passato, in America latina non c’erano sufficienti risorse finanziarie per realizzare un progetto così importante. "Ora le cose sono cambiate. Gli americani si sono abituati a prodotti che arrivano da tutto il mondo, anzi, ne chiedono. Rodrigo ha letto alcune parti della sceneggiatura e ci ha dato la sua benedizione. Ci ha detto: “Ragazzi, buona fortuna”, e ha aggiunto “non pensate troppo al romanzo, seguite il vostro cuore e divertitevi”.

Il set di 'Cent'anni di solitudine' 

Considerato un capolavoro della letteratura latinoamericana e mondiale, il romanzo del premio Nobel ha venduto più di 50 milioni di copie, è stato tradotto in più di 40 lingue e ora è pronto a conquistare lo schermo. “Macondo e i suoi personaggi sono nella testa dei lettori di tutto il mondo, trovare gli attori per dare loro un volto era l’aspetto che più mi spaventava – confessa la regista colombiana Laura Mora - Ogni lettore ha la propria Ursula nella testa, il proprio Aureliano Buendia… Pilar Ternera, Arcadio. Mi metteva ansia scegliere gli attori, perché il cinema è tiranno: quando scegli un attore, quella sarà l’immagine del personaggio nel mondo. Sentivamo una grande responsabilità”.

Laura Mora sul set 

Mora, attualmente sul set della seconda parte, racconta di aver letto il romanzo per la prima volta a quattordici anni. “Vengo da una famiglia di intellettuali, mio padre mi obbligò a portare fiori a Gabo nella sua casa di Cartagena e mi ha spinto a leggere i suoi libri. Se gli altri libri avevano su di me un grande fascino, con Cent’anni di solitudine ho fatto proprio fatica. L’ho riletto a vent’anni e poi ancora e ancora: ogni volta trovo qualcosa che mi è sfuggito, spero che la nostra serie invogli a leggere o a rileggere il romanzo”. L’adattamento è molto fedele con una voce off che riconcilia con la scrittura. “È stato il nostro modo per omaggiare il libro e far sentire le parole di García Márquez e la loro incredibile bellezza – dice la regista - Siamo di fronte a un’opera che non ha perso la sua potenza, sono passati anni ma la complessità del mondo di oggi non ha modificato la natura umana. In questo momento storico abbiamo ancora più bisogno di Cent’anni di solitudine e dell’utopia di un mondo giusto, dove tutti abbiano lo stesso accesso al fiume”.

©2024 Netflix, inc 

In un cast quasi unicamente colombiano spicca l’italiano Ruggero Pasquarelli: è il maestro di musica Pietro Crespi che fa innamorare le due sorelle, Amaranta e Rebeca, con conseguenze tragiche. “Ruggero è stato un regalo di Dio. Ogni personaggio ha una descrizione fisica molto precisa nel libro – spiega Alex García - Pietro invece è descritto come un angelo caduto dal cielo, con i ricci dorati, l’aspetto angelico. Ruggero vive in Argentina da anni e ci ha aiutato moltissimo con i dialoghi inserendo espressioni italiane”. È il progetto più grande mai realizzato in America latina, sedici mesi di riprese per sedici capitoli, più di mille persone nella troupe e un grandissimo lavoro per ricostruire Macondo. “Niente è piccolo nella nostra serie. Tre frasi nel romanzo possono tradursi in una sequenza con centocinquanta comparse, un asino, un camion, la polvere – dice Mora - fino a oggi abbiamo avuto solo affetto ma se verranno le critiche le accoglieremo perché è giusto che ci siano altri punti di vista. Da oggi la serie non è più nostra, è del mondo. Proprio come il romanzo”.

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