In questo weekend interlocutorio, in attesa delle uscite natalizie, segnaliamo un film italiano su Netflix dopo la “prima” alla Festa di Roma. Il treno dei bambini racconta una storia vera, bellissima e toccante, e soprattutto è un film-film, che la regista Cristina Comencini ha costruito “come se”, grazie a contributi tecnici come la fotografia di Italo Petriccione e le scenografie di Maurizio Leonardi: come se la destinazione fosse la sala e non una piattaforma.
Il treno del titolo porta il piccolo Amerigo dalla Napoli del ’45, vessata dalla povertà del Dopoguerra, a Modena, dove i militanti del Pci di allora ospitarono numerosi bambini poveri del Sud. Erano i cosiddetti “treni della felicità”, voluti dalle donne comuniste dell’Udi: alcuni bimbi tornarono ovviamente alle famiglie d’origine dopo qualche tempo, rifocillati e magari ferventi militanti comunisti. Il film, ispirato al libro di Viola Ardone, racconta invece…
In questo weekend interlocutorio, in attesa delle uscite natalizie, segnaliamo un film italiano su Netflix dopo la “prima” alla Festa di Roma. Il treno dei bambini racconta una storia vera, bellissima e toccante, e soprattutto è un film-film, che la regista Cristina Comencini ha costruito “come se”, grazie a contributi tecnici come la fotografia di Italo Petriccione e le scenografie di Maurizio Leonardi: come se la destinazione fosse la sala e non una piattaforma.
Il treno del titolo porta il piccolo Amerigo dalla Napoli del ’45, vessata dalla povertà del Dopoguerra, a Modena, dove i militanti del Pci di allora ospitarono numerosi bambini poveri del Sud. Erano i cosiddetti “treni della felicità”, voluti dalle donne comuniste dell’Udi: alcuni bimbi tornarono ovviamente alle famiglie d’origine dopo qualche tempo, rifocillati e magari ferventi militanti comunisti. Il film, ispirato al libro di Viola Ardone, racconta invece la storia di un ragazzino che rimane in Emilia con la famiglia “adottiva”. E solo anni dopo, violinista famoso e di successo, dovrà fare i conti col passato.
Il film ha momenti di straziante tenerezza e di efficace umorismo, come all’inizio, quando molte donne napoletane sono convinte che i bambini verranno mandati in Unione Sovietica dove i russi, come è noto, li mangeranno! Cristina Comencini ha centrato il tono di una narrazione non manichea né nostalgica, che nella seconda parte diventa una forte riflessione sull’idea stessa di maternità. Bellissime prove delle due madri, Barbara Ronchi e Serena Rossi, e del piccolo Christian Cervone che capeggia un coro di attori/bambini tutti azzeccatissimi.
Il treno dei bambini
Regia di Cristina Comencini
Voto: tre stelle su cinque