Uonderbois, Barbara Petronio: “Avventura per ragazzi nella Napoli dei misteri”
di Arianna FinosTra le serie fantastiche per ragazzi, rare e preziose da trovare nei pomeriggi di festa che arrivano a fine anno, spicca la disneyana Uonderbois; il Tesoro Segreto di Napoli, creazione originale italiana ideata da Barbara Petronio, sceneggiatrice di lungo corso (un David di Donatello per il film Indivisibili, serie che vanno da Distretto di polizia a Romanzo criminale, Diavoli, A casa tutti bene), che figura anche come produttrice esecutiva. La regia è di Andrea De Sica e Giorgio Romano.
Sei episodi, disponibili in streaming su Disney+. è una storia di formazione e amicizia tra cinque bambini costretti a separarsi perché la padrona dei ‘vasci' dove abitano, La Vecchia (Serena Rossi), vende le loro case in cambio di una rara statuetta di Maradona. Ma la statua viene rocambolescamente rubata da un ragazzo misterioso: Tonino Uonderboi, il nuovo Munaciello di Napoli, interpretato da Massimiliano Caiazzo, volto noto di Mare fuori. Nel cast, oltre ai giovani attori. Giovanni Esposito, Ernesto Mahieux, Daniele Rienzo, Francesco Di Leva, Denise Capezza e con la partecipazione di Nino D’Angelo. La serie, girata tra Bacoli e i Campi Flegrei, è accompagnata da due brani inediti firmati dal cantante Geolier.
Barbara Petronio, lei firma soggetto, sceneggiatura e produzione esecutiva. Un inedito.
“Sì. In altre serie avevo fatto il produttore creativo, ma quello di produttore esecutivo è un passaggio in più, ed è la prima volta. Significa banalmente che ho seguito tutta la preparazione scegliendo con i registi Andrea De Sica e Romano Giorgio, il cast e le location, quindi girando mezza Napoli. Non solo in fase di documentazione e di scrittura, ma anche in quella realizzativa. Significa: qual è la migliore location per girare questa scena, questa sequenza, questa puntata? Uno sforzo enorme dal punto di vista del dispendio energetico, ma anche uno sforzo per far vedere la città. Perché quest'idea nasce da una gita che abbiamo fatto nel 2016 io, Gabriele Galli e Giorgio Romano che siamo il nucleo da cui è partita la scintilla. Giorgio, che è di Napoli, ci porta per l'appunto a fare un giro, ci fa vedere questi posti bellissimi. Un po’ li conoscevamo, alcuni no, penso alla Napoli sotterranea. Quando stai lì sotto ti viene quasi naturale pensare a film degli anni ‘80, i Goonies o Indiana Jones, quindi tutto quel mondo avventuroso che io da bambina vedevo come pubblico e che poi ho avuto la fortuna da scrittrice, di poter raccontare. Spero per i bambini italiani e non solo”.
I Goonies fanno 40 anni, festeggeranno un remake, una serie e poi è arrivato sempre di Disney, Skeleton Crew, più che Star Wars, ispirato ai Guns. In Italia il genere non era stato esplorato. E si lega perfettamente all’anima esoterica di Napoli. “Assolutamente. ed è stata la nostra scoperta: andare a Napoli a fare quella gita e sentire da Giorgio, dai suoi amici, da suo papà il racconto in prima persona delle leggende napoletane che per i napoletani sono vissute come qualcosa che in qualche modo hanno vissuto. Tornati a Roma, davanti al computer, c'è venuto proprio come un fiume in piena un racconto. Abbiamo sognato il cinema anni ’80 e ’90, l’avventura di Steven Spielberg. In Italia, un po' per diverso modello produttivo, ma anche per mancanza di mezzi, non si è mai riuscito a fare. Noi ci siamo riusciti in una serie che ha del miracoloso. Anche per come sono riuscita a presentarla, nel 2019, convocata da un capo Disney americano. Ho dovuto raccontare questa storia in inglese a una persona che Napoli non l'aveva mai visitata ma che si era innamorata del progetto. Poi si è aggiunto ovviamente tutto il gruppo italiano che Napoli invece la conosceva, che mi ha aiutato a portarlo a termine. La produzione ci è sembrata veramente un sogno, perché era una storia che nasce con tanta sincerità dall'animo di chi l'ha pensata, dalla voglia di narrare un'avventura di bambini in una città magica e incredibile come Napoli”.
Il vantaggio della fusione tra sceneggiature e produttore?
"E’ una modalità con cui lavorano negli Stati Uniti, qui una novità. Di solito il produttore esecutivo viene interpretato con un ruolo più tecnico comunque. Come una figura che non ha anche il lato creativo. E invece nel mio caso ho potuto lavorare per rendere le immagini di quel materiale di fantasia che io avevo in testa e seguire tutto il percorso. Tante volte avevo sognato in passato di poter essere presente per far capire il senso profondo di una scena scritta. Per me questo è un punto non solo d'arrivo ma spero anche di partenza”.
La Napoli di Uonderbois. Ci sono stati tanti film che l’hanno raccontata, da Sorrentino, a Garrone e Ozpetek. Un cinema visionario, bellissimo, ma per adulti.
“Finora si trattava di una narrazione anche visionaria ma per adulti. E spesso, anche sul fronte seriale, era una Napoli raccontata in termini di criminalità. Ma nella famosa gita ci ha colpito tutt'altro di questa città, ci ha colpito la magia, la forza degli abitanti di Napoli e abbiamo voluto trasportare tutto in questo racconto che è assolutamente d'avventura. Non ha nessuna pretesa come dire autoriale, ma ha l'ambizione di arrivare al pubblico in maniera molto dritta molto semplice molto di pancia”.
L'avventura più clamorosa che ha vissuto facendo questa serie?
“Ce ne sono state tante. Ricordo che quando facevamo i sopralluoghi abbiamo cercato un tombino che facesse da ingresso al mondo sotterraneo. Per aprirlo abbiamo chiamato i tecnici del Comune di Napoli, per capire cosa c’era sotto. Arriva un signore di una certa età e ci chiede se cerchiamo il coccodrillo. Già, una delle tante leggende napoletane a cui lui e molti credono davvero. E ovviamente il coccodrillo nella serie ce lo abbiamo messo”.